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Lisbona

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Lisbona, Museu Nacional de Arte Antiga

Nell’atrio d’ingresso c’è solo una signora esotica al bancone dei biglietti che si occupa anche del guardaroba. Poi un custode in livrea gentilissimo sulle scale e basta fino alle sale. Anche lì in genere i custodi sono poco numerosi e gentili, molto discreti, come padri benevoli che osservano da lontano, pronti a intervenire ma solo nel caso la situazione stia per degenerare, cosa che nei musei è piuttosto rara (a meno che non si tratti dei pochissimi famosi come grandi magazzini, sempre stipati di masse di turisti). Ognuno ha in carico alcune sale, che sorveglia da una sedia situata sulla soglia tra due ma con vista su ampie porzioni di un altro paio. Mentre mi aggiro nelle prime sale il signore addetto, più o meno mio coetaneo, ogni tanto china il capo e sonnecchia: al risveglio mi guarda sorpreso e un po’ allarmato di ritrovarmi ancora lì, ma subito rassicurato che me ne sto buono buono a prendere appunti su qualche sedile o divanetto, alzandomi ogni tanto per controllare un dettaglio o scattare foto, tanto che poi raggiunge il collega più vicino tre o quattro sale più in là e mi dimentica per...

Il cane di Corot e Doisneau

E c'erano un Inverno di Millet e un piccolo paesaggio di Corot, bellissimi che nessuna riproduzione manco lontanamente rende l'idea. E poi quest'altro Corot, bello, che ho capito dove Doisneau ha preso il cane della famosa fotografia: uguali, anche la taglia e il colore. E se non l'ha preso ma solo trovato, è lo stesso. Il nesso, la memoria, c'è in chi guarda. Il tempo va indietro e torna avanti. Funziona così. In me, almeno.     E poi c’era l’autoritratto di Degas mentre saluta con il cappello a cilindro e soprattutto il piccolo, splendido Ritratto di Henri Michel-Lévy nel suo studio, del 1879. Che gran pittore è Degas! Un suo minuscolo desolato autoritratto da vecchio, della collezione di Emil Buehrle se ricordo bene, è uno dei miei preferiti in assoluto. Questo del suo amico Henry è quasi dello stesso livello. Il pittore è appoggiato al muro, o meglio: a una tela appesa al muro, con la testa leggermente reclinata, lo sguardo, si direbbe, torvo, più che concentrato o severo, accentuato dal fatto che metà del viso è in ombra per effetto della direzione...

Un quaderno di zombie

Quando Pedro Costa parte per Capo Verde, nel 1994, sono passati ormai cinque anni dal suo primo film, O sangue, una storia per certi versi faulkneriana, tra fratelli e padri morti, da seppellire, più una certa intenzione cinefila, che spesso fa capolino nei primi film, dove è facile rintracciare omaggi, citazioni sotterranee a registi e film amati. In questo primo film girato in un bianco e nero molto contrastato è facile ritrovare Charles Laughton (The Night of the Hunter), certa libertà molto nouvelle vague, l'influenza di Paulo Rocha. È insomma un esordio degno di nota, di cui, nondimeno, lo stesso Costa misura certe ingenuità, proprio legate a questi omaggi: è un film completamente immerso nel cinema. Cinque anni dopo, accompagnato produttivamente da Paulo Branco, Costa si appresta a girare il suo secondo film, Casa de Lava.   Il punto di partenza ruota ancora una volta intorno a un omaggio cinematografico. Chi abbia un minimo di confidenza con i suoi film sa benissimo quanto abbiano contato per lui i film di Jacques Tourneur (in particolar modo Stars in My Crown). Qui però il riferimento va al periodo in...

Contro il colonialismo digitale. Una risposta

Un autore che volesse capire se quello che scrive “funziona” ha diversi “indicatori” a sua disposizione, molti dei quali assai brutali e quantitativi (numero di citazioni, di pagine web che parlano di quello che hai scritto). E anche quelli qualitativi sono un po' rischiosi. Uno va volentieri alla ricerca di messaggi entusiastici, e scrolla le spalle quando trova il post cattivo. Contro il colonialismo digitale è per me un libro sofferto; quale non lo è, si dirà, ma questo lo è stato particolarmente, dato che sono uscito dall'universo descrittivo che mi è più consono per affacciarmi a quello normativo. E se si è normativi su un tema come quello del digitale il pericolo della polarizzazione è fin troppo evidente.   Se il libro ha funzionato, mi sembra, è proprio nel fatto che chi si è pronunciato sul tema che affronto non ha concepito la nostra conversazione come un “dibattito”. Cito spesso e volentieri una frase di Chomsky che sostiene che i dibattiti sono istituzioni profondamente irrazionali; per come sono fatti, obbligano i “contendenti” ad...

Jonathas de Andrade

A Lisbona, una volta inerpicatisi nelle stradine antiche del Bairro Alto si discende nell’Avenida da Liberdade, quella che potremmo chiamare gli Champs Elysées della città. Tra le banche, gli uffici e i negozi di lusso che si radunano nel grande viale, un palazzo liberty piuttosto délabré accoglie da qualche anno studi d'artista e alcuni spazi espositivi indipendenti tra i più interessanti della città. Al primo piano si trova la Kunsthalle Lissabon, diretta da João Mourão e Luís Silva, che dal 2009 presenta le ricerche sperimentali più diverse. Questo giugno i curatori hanno invitato Jonathas de Andrade (Brasile, 1982), artista che con le sue istallazioni, libri e video pungola la cultura sudamericana contemporanea. Ho incontrato Jonathas poco tempo prima a Venezia, dove attualmente espone Nostalgia, sentimento de classe (2012) tra i lavori selezionati dal Future Generation Art Prize, ed è lì che mi ha parlato del suo nuovo progetto per Lisbona che si ispira al Museu do Homem do Nordeste, fondato nel 1979 a Recife del sociologo brasiliano Gilberto Freire.   Per Jonathas de...

L'omaggio dello scrittore torinese ad Antonio Tabucchi / Andrea Bajani. Mi riconosci

Tra le mani il nuovo romanzo di Andrea Bajani, Mi riconosci. Si è rinnovato un pensiero, che mi aveva attraversato con Ogni Promessa e prima ancora con Se consideri le colpe.Un pensiero che è una frase di Roland Barthes: “la parola mi trasporta con questa idea: che farò qualcosa con lei”. E non è solo perché l’autore in questo romanzo racconta della libertà che i personaggi si prendono rispetto alle intenzioni di chi scrive, ma perché la potenza di questo ‘con’ abita ogni sua pagina: fare qualcosa con le parole, stare al mondo con le parole.Forse è troppo, e per una recensione soltanto poi, ma mi pare che si possa dire quel che dovrebbe essere ovvio, e che in verità ha smesso di essere tale da un po’, e cioè che Andrea Bajani è uno scrittore e i suoi romanzi sono letteratura. Si moltiplicano i libri, di questi tempi, e sembra sempre più che il bisogno di dire, il bisogno di comunicare un messaggio, renda legittimo il prendere in mano la penna.Come se la scrittura fosse un dettaglio, il mezzo.Tra queste righe, invece, ci sono le parole prima di tutto, e anche le voci, che devono essere trattenute, chiudendo gli occhi.Bajani “disegna una strada di parole”: e il peso del mondo,...

Lisbona, l’inesistenza e le Lonely Planet

Da qualche parte, sulle cartine turistiche di Lisbona, e anche sulle mappe più precise, più agguerrite, c’è un punto, o più punti, in cui il povero estensore si è perso. È evidente che da qualche parte del suo apparato genealogico deve aver perso il tocco magico dei suoi antenati esploratori: quelli, per intenderci, che incombono sul Tejo sotto forma di minacciosi omoni di pietra pronti a solcare il mare: gente che ha doppiato il Capo di Buona Speranza, non noiosi pantofolai.   In qualche punto della sua storia familiare l’estensore di mappe deve aver perso la spinta a gettarsi nell’oceano, oltre che l’ardire da padrone del mondo. Succede, come mi fa notare la mia compagna di viaggio: “Dici che succederà lo stesso anche agli americani?”. Succede, è già successo, il museo d’arte antica di Lisbona ne fornisce forse una delle immagini più precise, sotto forma dei meravigliosi pannelli giapponesi che rappresentano l’arrivo dei portoghesi in Giappone. La storia registra come data dello storico sbarco il 1543. Sui pannelli appaiono giapponesi ritrosi che...

Quattro anni fa moriva a Lisbona Antonio Tabucchi / Antonio muore

Antonio Tabucchi si è spento a Lisbona, la sua seconda patria, la città di Fernando Pessoa, la città di sua moglie Maria José, la città che la sua narrativa ha visitato, smembrato, illuminato di barbagli allucinati. In fondo tutto comincia da lì, da una fascinazione letteraria che poi diventa oggetto di studi e di specializzazione accademica. Chi lo ha avuto come docente testimonia una altezza di scandaglio e  una voluttà pedagogica che ha determinato una vera e propria trasmigrazione di  passioni e di pertinenze critiche. Tabucchi ha cercato subito nei suoi allievi l’auditorio privilegiato del suo discorrere. Non è un caso che da quella sui discenti è passato con naturalezza alla prodiga maieutica esercitata su alcuni giovani scrittori. E forse piuttosto che di maieutica bisognerebbe parlare di esercizio di fratellanza in cui ha fatto convivere esigente severità e divagante amicizia. La sua casa di Vecchiano è stata, in questo senso, ricetto e fucina di idee, e la sua tavola un’occasione di simposi ben irrorati di vino e letture ad alta voce. Ah, sentirlo leggere Palazzeschi, o Montale, o Carlos Drummond De Andrade, il gomito appoggiato sulla scrivania, il libro nella...

Il semaforo

  Il ritorno in città è sempre un po’ triste. Lasciati alle spalle i luoghi di vacanza, si torna a immergersi nella adusata quotidianità. Ma prima ancora di giungere a destinazione, da qualunque parte si arrivi e con qualunque mezzo ci si muova, capita di riaccostarsi ai luoghi noti, di ripercorrere strade familiari e di riattraversare piazze e incroci ben conosciuti. Lo si fa spesso con un misto di curiosità e di fastidio: in parte con un senso di rimpianto per la condizione “festiva” che ci si è ormai lasciati alle spalle, e in parte con un senso di riscoperta di ciò che ci è noto, che in una certa misura ci “appartiene”, ripassato però attraverso quello sguardo “nuovo” che la conoscenza di luoghi a noi in precedenza sconosciuti porta immancabilmente con sé.   Quest’estate sono stato a Istanbul. Una città straordinaria, dove colpevolmente non ero mai stato prima d’ora. Ma non è di questo che intendo parlare. A Istanbul – una città che si potrebbe (erroneamente) ritenere meno “moderna” ed “evoluta...