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palazzo Fortuny

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Anne-Karin Furunes: Shadows

Incontri Shadows è una mostra composta da diversi elementi. Non ci sono solo gli artisti, i volti, le immagini ma anche un intreccio di spazi, tempi, luci e ombre. Gli artisti si chiamano Anne-Karin Furunes e Mariano Fortuny y Madrazo. Lei vive in Norvegia. Il suo studio, ricavato in un edifico che ospitava bambini malati di tubercolosi, si trova su un pendio che scende verso un fiordo. Funziona come una “camera lucida”, spiega l’artista, cattura “il volume di aria e di luce lungo il braccio del fiordo”, l’ideale per realizzare le sue opere perforate, soprattutto nelle giornate nuvolose.       Anne-Karin Furunes nel suo studio   Mariano Fortuny non ha bisogno di presentazioni. È un eclettico: scenografo, architetto, pittore, stilista, nato nel 1871 e morto nel 1949. Anche lui nutre una forte passione per la luce: inventa un apparecchio ingegnoso, il “ciclorama emisferico” per riprodurre l’illusione di un cielo infinito nelle scenografie teatrali e una lampada, la famosa lampada Fortuny, che impiega la medesima tecnica di luce indiretta: un fascio luminoso viene proiettato su un...

Biennale 2011 / Palazzo Fortuny. Il museo come opera di opere

Ogni selezione di esseri umani, da che mondo è mondo, finisce sempre per ricordare il crudele gioco delle sedie musicali che si faceva una volta negli asili italiani e che impartiva sottilmente questo cinico insegnamento: non si applicano mai veri criteri oggettivi nella scelta degli uomini, e così non serve la prontezza di riflessi, non serve lo scatto, ed è sempre chi sgomita di più, alla fine, che ha più probabilità di tutti di trovare una sedia quando si interrompe la canzone. Che il gioco delle sedie musicali valga da sempre anche per gli uomini per cui forse meno di tutti gli altri dovrebbe valere, ossia per gli artisti, è provato per l’ennesima volta dal Padiglione Italia allestito da Vittorio Sgarbi, un commovente, disperato tentativo di stipare quante più sedie è possibile nel timore che qualcuno degli esclusi protesti per le basse gomitate altrui, un bazar di capolavori e chincaglierie realizzato anche a costo di accatastare troppe opere in spazi espositivi abbastanza limitati e di fare della maggiore mostra d’arte del mondo un chiassoso pastiche.   La risposta a chi, per necessità o per scarsa immaginazione, concepisce una mostra d’arte contemporanea come una...