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Parigi

(153 risultati)

Angkor, territorio francese

Angkor. Naissance d’un mythe. Louis Delaporte et le Cambodge (al Musée Guimet di Parigi fino al 27 gennaio) racconta, più che la nascita del mito di Angkor, la costituzione della collezione francese di arte khmer, la più corposa del mondo occidentale. Conosco bene la collezione permanente di questo museo: immaginare di viaggiare nello spazio e nella storia tra India, Tailandia, Cambogia, Vietnam, Laos, Birmania, Cina, Giappone mi riconcilia con l’arte contemporanea. Ma la mostra sulla Cambogia non provoca lo stesso piacere. Il vizio sta nel fatto che la visito pochi giorni dopo aver camminato all’interno dei templi di Angkor, di cui il grande salone centrale del Guimet offre un’installazione ben curata, con le sculture originali incorniciate da calchi di archi imponenti.   Qui vengo attanagliato da un malessere che, faute de mieux, chiamo “mal da Museo di Pergamo”, la sensazione ovvero che queste opere siano collocate nel posto sbagliato, che non dovrebbero essere rinchiuse negli ambienti climatizzati di un museo francese. Il sintomo si aggrava quando m’illudo che Angkor. Naissance d’un mythe mi fornir...

Libération a 40 ans

“Eravamo in 50 in 30 metri quadri e tutti fumavano Gauloises”, è il ricordo vivido di uno dei redattori. Era il 5 febbraio del 1973, quando il primo numero di Libération debutta nei chioschi. Non c’è ancora il celebre logotipo rosso, ma una fotografia campeggia sulla prima pagina, accanto alla promessa editoriale “Si vous le voulez un quotidien libre tous les matins”, letteralmente “Se lo volete, un quotidiano libero tutte le mattine”. Si presenta così, alla Francia post-sessantottina, il primo numero di Libé, come è affettuosamente soprannominato, un puro prodotto del maggio ’68, concepito in un momento d’ebbrezza, quasi d’incoscienza. Diventato ufficialmente un quotidiano nel maggio del ’73, venduto in edicola al prezzo di 0,80 franchi, Libération ha festeggiato i suoi 40 anni lo scorso anno, celebrando quattro decenni di informazione militante e attivismo.     Per l’occasione, la redazione ha lavorato a uno speciale “libro anniversario”, dove si racconta la storia di un’epoca, si passano in rassegna circa 10.000 edizioni del...

L'uomo che visse due volte

– “Tutti i giorni sparisce qualcuno” – “Ogni volta che uno esce da una stanza” (da Michelangelo Antonioni, Professione Reporter) 8 Ottobre 2013. Queste righe trattano di una mostra che ha già chiuso i battenti. E’ una pratica poco corretta, lo so. Il lettore deve essere nelle condizioni di metter alla prova quanto scrive un critico: non è questo uno dei lasciti fondamentali, quanto poco rivendicati, del modernismo? Almeno da quando Clement Greenberg, alla metà degli anni quaranta, invitava i lettori di “The Nation” a verificare di persona quanto scriveva sulle primissime mostre di un pittore sconosciuto, Jackson Pollock.   Ma il caso presente è singolare. Perché la mostra in questione ha chiuso non da qualche giorno bensì da quasi dieci anni. Eppure solo adesso mi sembra giunto il momento propizio per parlarne – o forse solo il più intempestivo per un blog.   2004, Maison de la Photographie di Parigi. Visito Un état des lieux, mostra del fotografo Bruno Rosier. Chissà cosa avevo in mente di così importante da...

Adrian Paci. Vite in transito

Un regista, che di mestiere voleva fare film, si trova invece costretto per sopravvivere e ovviare alle scarse possibilità di sbarcare il lunario, a procurarsi video cassette porno da mostrare segretamente e a pagamento, a uomini in cerca di qualche emozione sessuale. Ben presto però, accorgendosi del business poco redditizio e divorato dai sensi di colpa nei confronti della famiglia, decide di abbandonare l’impresa e di cancellare i nastri, registrandoli nuovamente con immagini televisive tratte dalla cronaca di guerra. La guerra è quella che ha coinvolto i Balcani negli anni ‘90, e il Paese in cui si ambienta questa storia è l’Albania.   La geografia non è un dettaglio, considerata in coppia con la dimensione umana. Electric Blue è un film che riflette, attraverso la vicenda personale di un uomo, la realtà politica e sociale di un Paese al collasso e al tempo stesso le contraddizioni generate dalle incertezze, dalle insofferenze del vivere quotidiano. Bastano quindici minuti ad assorbire per intero l’abilità con cui Adrian Paci ci raffigura un pezzo di mondo, fatto non solo di...

Subotzky & Waterhouse

Entrare in una galleria o in un museo per vedere una mostra, fermarsi davanti a un oggetto, distrarsi e poi camminare attraverso le stanze, far scivolare il proprio sguardo da un punto a un altro incrociando gli altri visitatori, soffermarsi anche sui loro movimenti e i loro corpi che ostacolano o interagiscono con la visuale, decifrare la struttura degli spazi e i piccoli contrasti determinati dalle uscite di sicurezza e dai cartelli esplicativi. Con Ti guardo Talos Buccellati tenta di indagare con il solo mezzo fotografico gli imprevisti e le interferenze che segnano lo sguardo durante una visita a un’esposizione.   Mikhael Subotzky & Patrick Waterhouse, Ponte City | Night Club Silencio Paris

Archeologia lunare

Astronomy Domine   C’era una volta l’era spaziale. Una volta quando? Nel 1957 diranno subito i miei lettori, quando il 4 ottobre l’Unione Sovietica mandò in orbita il satellite Sputnik 1; lo stesso anno in cui venne indetto l’Anno Geofisico Internazionale sui rapporti tra il sole e la terra. Eppure le cose non sono così semplici, come dimostra quella celebre storia italiana che aveva come protagonista un pezzo di legno e non un re, e come la storia che accenneremo qui – quella di un pezzo di osso.   Ishango Bone   Non è affatto certo, questa è la premessa, che l’era spaziale risalga alla sinergia virtuosa di elementi scientifici, tecnici, politici, militari e commerciali della civiltà moderna, al perfezionamento tecnologico di strumentazioni astronomiche come le sonde spaziali. Se adottiamo uno sguardo antropologico-etnologico, le date dell’era spaziale cominciano a scendere progressivamente quanto inesorabilmente fino a toccare le origini della scienza e le civiltà agricole della Grecia, dell’Egitto, della Mesopotamia, dell’India, della Cina, dei Maya o...

Squat Le Bloc

“Non ho mai visto uno squat fare nulla del genere”, aveva dichiarato una residente del 19simo arrondissement, a proposito del contagioso entusiasmo de Le Bloc, edificio occupato situato al civico 58 di rue de la Mouzaïa. Un’enorme facciata grigia. Niente di più visto dalla strada.     All’interno, invece, una miniera d’oro di creatività e idee. Ispirazione, dialogo e solidarietà. Visite guidate e porte sempre aperte al pubblico, a meno di un mese dall’apertura. Un coinvolgimento senza sosta del quartiere e dei cittadini. Recuperato lo scorso dicembre, questo vecchio edificio appartenente alla Direzione Regionale degli Affari Sanitari e Sociali (Drassif) comprende 7000 metri quadri distribuiti su 7 piani, occupati da quasi 200 persone, tra artisti, giornalisti, creativi, la maggior parte dei quali frequentavano l’edificio solo per approfittare dell’ingente potenziale creativo, conservando il proprio appartamento.   Tra i residenti di le Bloc, invece, c’erano anche, e soprattutto, quelli che i francesi, con un discutibile eufemismo, chiamano “mal-logés”,...

Julian Barnes. Livelli di vita

Un fenomeno meraviglioso e inaccessibile è al centro di una delle scene chiave di Livelli di vita, l’ultimo libro di Julian Barnes, pubblicato in Italia da Einaudi nella traduzione di Susanna Basso: l’immagine esatta e ingrandita di un pallone aerostatico, con la sua cesta, le sue funi e il profilo netto dei tre aeronauti a bordo, si proietta sulle nuvole sottostanti, e gli stessi aeronauti la osservano dalla navicella in volo, nel silenzio, nella luce e nel tepore del cielo acceso dal Sole. I tre uomini sono sopra le nuvole, nascosti agli sguardi degli altri rimasti sulla Terra, al riparo dalle convenzioni sociali e forti della propria altezza.              Questa immagine rappresenta la gioia, che Julian Barnes, da ex lessicografo, distingue dal piacere, e a cui attribuisce una dimensione morale perché il suo fondamento è la condivisione, la profondità prospettica garantita dalla triangolazione dell’intersoggettività, dalla possibilità di osservare un oggetto visibile anche all’altro, di aggiustare il proprio giudizio grazie al confronto con il punto di vista...

Tavoli | Giovanni Anceschi

L'occhio aereo di Giovanna Silva, per sua natura, non può glissare su nulla, e anche gli oggetti più desueti – dalla mezzaluna asciugacarte, orfana di stilografica, alla pallina rossa da tormentare per sgranchirsi le dita – sono costretti a impressionare l'obiettivo e a chiamare l'attenzione quando forse scomparirebbero per primi (specie con le strettoie di un pur generoso conteggio-parole da blog) nella selezione che è connaturata a qualsiasi descrizione.   Tuttavia, sempre per sua natura, allo stesso occhio non è concesso di attraversare la superficie del tavolino bianco che Giovanni Anceschi ha disegnato per sé alla leggendaria scuola di Ulm e che i colleghi di una classe della Metallwerkstatt hanno realizzato per lui, né può interrogarlo sui viaggi che, nel corso di quasi mezzo secolo, lo hanno portato come un rigido tappeto volante estetico-funzionale dal continente alla penisola fino in Algeria e di lì ancora a Roma e a Milano. Se potesse, vedrebbe – oltre a una collezione di chincaglierie emerse come conchiglie da una lunga risacca novecentesca e stipate di anno in anno in...

Editoria senza André Schiffrin

L’editore americano André Schiffrin è morto a Parigi in questi giorni. È uno strano destino, Schiffrin infatti era nato nel 1935 proprio a Parigi non lontano da dove è morto. All’eta di 5 anni insieme alla madre Simone e al padre, il grande editore, fondatore della Bibliothèque de la Pléiade, Jacques Schiffrin, erano dovuti scappare difronte all’invasione nazista e Jacques Schiffrin che nelle sue lettere mostrava tanta nostalgia per la Francia morì a New York senza riuscire a rivedere l’Europa. Padre e figlio erano dei “passeurs” di cultura, dei veri e propri ponti tra la Russia, dove era nato Jacques Schiffrin, la Francia e poi l’America.   André Schiffrin aveva pubblicato alla Pantheon Books Jean-Paul Sartre, Michel Foucault, Simone de Beauvoir, Gunther Grass  ma anche Noam Chomsky e Art Spiegelman. Nei suoi racconti estremamente discreti ma appassionati descriveva gli incontri nei suoi viaggi nell’Europa del secondo dopoguerra con Giangiacomo Feltrinelli, Giulio Einaudi, François Maspero, Pierre Bourdieu.   Poi nel 1990 ci fu lo scontro con la...

Bas Jan Ader, Taiyo Onorato & Nico Krebs

Entrare in una galleria o in un museo per vedere una mostra, fermarsi davanti a un oggetto, distrarsi e poi camminare attraverso le stanze, far scivolare il proprio sguardo da un punto a un altro incrociando gli altri visitatori, soffermarsi anche sui loro movimenti e i loro corpi che ostacolano o interagiscono con la visuale, decifrare la struttura degli spazi e i piccoli contrasti determinati dalle uscite di sicurezza e dai cartelli esplicativi. Con Ti guardo Talos Buccellati tenta di indagare con il solo mezzo fotografico gli imprevisti e le interferenze che segnano lo sguardo durante una visita a un’esposizione.   Bas Jan Ader, Taiyo Onorato e Nico Krebs, Ready (To Be) Made | Le Bal, Paris

Bob Wilson a Parigi

Il Festival d’Automne, evento pluridisciplinare disseminato in vari teatri e luoghi culturali che ogni anno apre la stagione parigina con una fitta serie di appuntamenti, rende quest’anno un omaggio particolare a Bob Wilson: tre spettacoli, una mostra e una serie di incontri, proiezioni e performance andranno a comporre un ritratto a tutto tondo di questo proteiforme artista, che da oltre quarant’anni ha con la capitale francese un legame particolare. Proprio a Parigi infatti, nell’ormai lontano 1971, Wilson ottenne la consacrazione internazionale con lo spettacolo Deafman Glance. Da allora il regista americano è stato ospite di quasi tutte le edizioni del Festival d’Automne, che è stato anche partner produttivo di molti dei suoi lavori. Quanto al pubblico parigino, ça va sans dire, lo adora e fa fare regolarmente tutto esaurito ai suoi spettacoli.   ph. Antoine Mongodin   Non fa eccezione la sua ultima creazione, The Old Woman, in scena fino al 23 novembre al Théâtre de la Ville (e visto, da noi, a Spoleto), mentre dal 12 al 20 dicembre si attende Peter Pan, nuova collaborazione tra il regista...

Antonio Caballero

Entrare in una galleria o in un museo per vedere una mostra, fermarsi davanti a un oggetto, distrarsi e poi camminare attraverso le stanze, far scivolare il proprio sguardo da un punto a un altro incrociando gli altri visitatori, soffermarsi anche sui loro movimenti e i loro corpi che ostacolano o interagiscono con la visuale, decifrare la struttura degli spazi e i piccoli contrasti determinati dalle uscite di sicurezza e dai cartelli esplicativi. Con Ti guardo Talos Buccellati tenta di indagare con il solo mezzo fotografico gli imprevisti e le interferenze che segnano lo sguardo durante una visita a un’esposizione.   Antonio Caballero. Only You Only Me, 2013 antonio caballero   Centre Wallonie Bruxelles, Paris

Les rendez-vous de Paris

Uno dei luoghi comuni più in voga tra gli italiani a Parigi – forse, anche tra gli stessi abitanti della città, che (r)accoglie un po' tutti – è quello riguardante la poca urbanità dei parigini; la loro poca socievolezza, la scortesia diffusa e generalizzata, il modo secco di tranciare un discorso e la capacità, forse ereditata da qualche salotto di balzacchiana memoria, di mandare a quel paese con il sorriso sulle labbra e, per di più, con una formula corretta e polie, educata, lontana da qualsiasi forma di spontaneo e ruspante turpiloquio. Come tutti i luoghi comuni, qualcosa di vero ci deve essere.   Eppure, le conversazioni meno banali che mai mi sia capitato di intrattenere con degli sconosciuti le ho avute proprio a Parigi. Di solito si scambiano banalità con qualcuno che non si conosce nelle sale d'attesa, in una coda; qui, con qualcuno che non conosco, di rado mi è capitato di parlare del tempo. A distanza di anni ricordo ancora frammenti di discorsi interrotti e mi stupisco ancora di quelli più recenti.     Mi capita soprattutto andando in bici; al mattino,...

Claude Cahun: un 'aria di famiglia

Pubblichiamo un estratto da Oltre lo specchio. Claude Cahun e la pulsione fotografica di Silvia Mazzucchelli (Johan & Levi editore)     Un Air de famille è la fotografia di un oggetto molto caro a Lucy Schwob, una delle sue rare opere esposte in pubblico. L’artista la realizza su invito di André Breton per un’occasione prestigiosa: l’“Esposizione surrealista di oggetti” svoltasi a Parigi presso la galleria di Charles Ratton nel maggio 1936 e alla Burlington Gallery di Londra, a cui partecipano gli artisti più influenti del momento.   Claude Cahun, Un air de famille   Scrive anche un breve articolo dal titolo “Prenez garde aux objets domestiques”, per la rivista Cahiers d’Art redatta in occasione della mostra: un’ardente esortazione a «fare attenzione agli oggetti domestici», ascoltare la loro voce, i poteri segreti celati in forme conosciute, affinché sia possibile «costruire o distruggere», afferma Lucy, un nuovo modo di vedere la realtà, uno sguardo in grado di rinascere ogni volta diverso, come da una sorta di frattura, di...

Salman Rushdie a Parigi

Presso l’auditorium del Louvre, è una platea impaziente quella che aspetta l’ospite d’onore della serata conclusiva della prima edizione del Festival des Ecrivains du Monde 2013 a Parigi, organizzato dalla sede francese della Columbia University e dalla Bibliothèque Nationale de France. A mettere fine alla prima tappa del festival, domenica 22 settembre, è Salman Rushdie, autore di origini indiane naturalizzato britannico, universalmente noto per i suoi libri e, purtroppo, per la fatwa che il 14 febbraio del 1989 l’ayatollah Khomeini scagliò contro la sua persona in seguito alla pubblicazione del libro I versetti satanici.   “Come ci si sente a essere condannato a morte?”, aveva chiesto a bruciapelo una giornalista della BBC il giorno della fatwa, al telefono di casa Rushdie. “Non è molto piacevole”, la risposta di un uomo ignaro di quello che sarebbe successo nei dieci anni a venire.     Il suo ultimo libro Joseph Anton è l’autobiografia degli anni più bui, fino al 24 settembre 1998, giorno in cui Mohammed Katami dichiara che avrebbe rinunciato ad...

Only You Only Me

Entrare in una galleria o in un museo per vedere una mostra, fermarsi davanti a un oggetto, distrarsi e poi camminare attraverso le stanze, far scivolare il proprio sguardo da un punto a un altro incrociando gli altri visitatori, soffermarsi anche sui loro movimenti e i loro corpi che ostacolano o interagiscono con la visuale, decifrare la struttura degli spazi e i piccoli contrasti determinati dalle uscite di sicurezza e dai cartelli esplicativi. Con Ti guardo Talos Buccellati tenta di indagare con il solo mezzo fotografico gli imprevisti e le interferenze che segnano lo sguardo durante una visita a un’esposizione.   Photographies et vidéos de : Capitaine Lonchamps, Thomas Chable, Patty Chang, François-Xavier Courrèges, Lara Gasparotto, Willy Del Zoppo, Sarah Mei Herman, Patricia Kaiser, Hubert Marecaille et Michelle Naismith, Chrystel Mukeba et Nicolas Provost. Centre Wallonie-Bruxelles, Paris  

Mànuel Alvarez Bravo

Entrare in una galleria o in un museo per vedere una mostra, fermarsi davanti a un oggetto, distrarsi e poi camminare attraverso le stanze, far scivolare il proprio sguardo da un punto a un altro incrociando gli altri visitatori, soffermarsi anche sui loro movimenti e i loro corpi che ostacolano o interagiscono con la visuale, decifrare la struttura degli spazi e i piccoli contrasti determinati dalle uscite di sicurezza e dai cartelli esplicativi. Con Ti guardo Talos Buccellati tenta di indagare con il solo mezzo fotografico gli imprevisti e le interferenze che segnano lo sguardo durante una visita a un’esposizione.   Mànuel Alvarez Bravo. Jeu de Paume, Paris

Erwin Olaf

Entrare in una galleria o in un museo per vedere una mostra, fermarsi davanti a un oggetto, distrarsi e poi camminare attraverso le stanze, far scivolare il proprio sguardo da un punto a un altro incrociando gli altri visitatori, soffermarsi anche sui loro movimenti e i loro corpi che ostacolano o interagiscono con la visuale, decifrare la struttura degli spazi e i piccoli contrasti determinati dalle uscite di sicurezza e dai cartelli esplicativi. Con Ti guardo Talos Buccellati tenta di indagare con il solo mezzo fotografico gli imprevisti e le interferenze che segnano lo sguardo durante una visita a un’esposizione.   Ewif Olaf. Only You Only Me, 2013 Centre Wallonie Bruxelles, Paris

Guy Debord. Potere alla scrittura

Archivio   Millequattrocento fogli di carta Bristol ricoperti con una calligrafia minuta, vigilata, cadenzata, tonda. Una calligrafia che tiene la linea anche quando la superficie è insufficiente ad accogliere quanto si vuole dire e le righe si assottigliano e avvicinano progressivamente come nelle acrobazie aeronautiche. Impercettibili sono le variazioni nella scrittura, nonostante tra un foglio e l’altro passino anche quarant’anni. Incuriosito, mi avvicino per decifrare il contenuto: si tratta di lunghe citazioni. Ci metto un po’ a capirlo, visto che  manca quasi sempre il virgolettato. Non più protetti dalle virgolette – quelle che in gergo tipografico chiamiamo anche caporali – questi lunghi passi sono sciolti dalla loro fonte, pronti quindi ad essere riutilizzati, riappropriati, trasformati dall’autore. Un détournement che oggi, al tempo del “copia e incolla” digitale, ci appare archeologica e terribilmente dispendiosa.   Cannes Villa Meteko, avant 1950   Un’ampia selezione di questo archivio, finora inedito, è collocato al centro della mostra Guy Debord. Un...

Memoto

Nel 1974 Luigi Ghirri fotografò il cielo per un anno intero. Dovunque si trovasse scattò una foto al giorno, per 365 giorni. Poi incollò le immagini in pannelli mensili di piccolo formato; nel farlo non tenne troppo conto dell’ordine di esecuzione. Il cielo è il cielo. Chissà cosa avrebbe fatto oggi Ghirri se avesse avuto a disposizione Memoto, il piccolo apparecchio che assicura uno scatto automatico ogni 30 secondi? L’avrebbe rivolto verso l’alto, per scattare delle istantanee delle nuvole? Difficile dirlo, perché nel frattempo, in questi quasi quarant’anni lo statuto della fotografia è cambiato radicalmente, anche grazie al fotografo emiliano, come si capisce visitando la bella mostra aperta al Maxxi (Luigi Ghirri. Pensare per immagini). Ma andiamo con ordine, e diciamo cos’è Memoto. Un piccolo oggetto di 36 x 36 millimetri e 9 di spessore; una spilla a colori vivaci  di materiale plastico, un po’ più grande del solito. La si attacca alla giacca, alla camicia, al cappotto o alla T-shirt, mediante un clip, e via in giro. Memoto costa 279 dollari, ha un solo pulsante; si...

Roberto Casati. Contro il colonialismo digitale / Il mago di Oz e il digitale

Entrare nella sede centrale della biblioteca universitaria di Göttingen alle cinque del pomeriggio è come infilarsi in un alveare: il paragone non è fondato sulla presenza di tanti studenti=apine industriose intente al lavoro di apprendimento, ma al brusio. Un brusio formato da voci che parlano tra di loro e al cellulare, rumori di tasti, musica che filtra dalle cuffie, così forte e alto da farti fuggire e decidere di tornare al mattino presto, quando gli studenti dormono. Se andate a protestare, il custode vi mostrerà una boccia di plastica con una manopola alla base, come quei distributori di cicche colorate che c'erano anni fa. Se la girate non usciranno però le palline di gomma americana ma tappini, anch'essi di gomma, per le orecchie. Il messaggio è chiaro: chiudetevi voi i padiglioni auricolari, createvi la vostra bolla di quiete nel rumore di sottofondo ficcandovi i tappini nelle orecchie perché noi al rumore ci siamo arresi. Persino la grande icona rappresentante un cellulare sbarrato che campeggiava davanti al portone a vetri dell'ingresso della biblioteca è stata tolta: ingresso libero alle tecnologie della comunicazione e dell'informazione e ai suoi rumori, costi quel...

Stefan Kirchner

Entrare in una galleria o in un museo per vedere una mostra, fermarsi davanti a un oggetto, distrarsi e poi camminare attraverso le stanze, far scivolare il proprio sguardo da un punto a un altro incrociando gli altri visitatori, soffermarsi anche sui loro movimenti e i loro corpi che ostacolano o interagiscono con la visuale, decifrare la struttura degli spazi e i piccoli contrasti determinati dalle uscite di sicurezza e dai cartelli esplicativi. Con Ti guardo Talos Buccellati tenta di indagare con il solo mezzo fotografico gli imprevisti e le interferenze che segnano lo sguardo durante una visita a un’esposizione.   Stefan Kirchner. All about trees, 2013 Marcovaldo, Paris

Maria Lassnig e Marisa Merz: il corpo e la grazia

Il premio alla carriera di questa 55a edizione della Biennale di Venezia è stato assegnato a Marisa Merz (Torino, 1931) e Maria Lassnig (Kappel am Krappfeld, 1919), due artiste europee che pur nelle relazioni con i movimenti dei rispettivi paesi hanno seguito percorsi autonomi e altamente individuali. Un'importante selezione di loro opere è ora esposta all'interno della mostra curata da Massimilano Gioni, Il Palazzo Enciclopedico, dove Lassnig e Merz condividono una sala divisa da un tramezzo centrale, interfaccia al tempo stesso di separazione e di incontro.   Senza andare troppo a ritroso nella storia delle due artiste, Gioni ha posto da un lato le pitture ossessive dalle reminiscenze espressioniste di Maria Lassnig, dove colori fluorescenti e dissonanti calcano i profili e scavano le carni di corpi straziati da un disagio interiore più che fisico; dall’altro il cripticismo sensuale ed evanescente dell’artista torinese, Marisa Merz, che sfoggia una libertà compositiva oscillando dal disegno alla scultura, dall’oggetto alla materia, dalla carta allo spazio.   Maria Lassnig, Feistritz 2001. Foto: Sepp...