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Teatro delle Albe

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Misure economiche di sostegno / Il virus, la socialità, i teatri

Stazione di Bologna, ore 8.25. È in arrivo sul primo binario il treno che porterà i pendolari a Modena, Reggio, Parma, Piacenza. La banchina a quest’ora di solito è fitta di gente. Oggi potrei contare i viaggiatori: una quindicina? (io stesso, che dichiaro e dichiarerò più avanti di non voler essere vittima della paura, viaggio con amuchina al seguito).  Giro in centro a Bologna, ieri: bar semivuoti. Cosa resta da fare in questi giorni di cinema chiusi, di teatri chiusi, di sale di concerto sbarrate, di scuole svuotate? Comprare libri, mi dico: recuperare tutto quello che non siamo riusciti a leggere, che avremmo voluto leggere, concentrarsi su un saggio impegnativo e illuminate, lasciarsi andare e qualche bel romanzo o anche a qualche lettura puramente rilassante. Darsi il tempo per pensare. Per vagabondare. La libreria sarà piena, penso. Sbagliato: chiedo un titolo, Spillover di David Quammen, un libro su come i virus che colpiscono gli animali si trasformino e attacchino l’uomo, ormai un classico, ristampato nell’economica Adelphi: e sono circondato da tre commessi. La libreria è vuota, il libro è praticamente esaurito, sono in attesa di ristampa. Gentilissimi, controllano...

Lus, ovvero sul filo del dolore

È una storia appesa a un passato lontano quella che ci raccontano Ermanna Montanari e Marco Martinelli del Teatro delle Albe con Lus (Luce). Una di quelle storie che sappiamo essere nel dna della terra, in quel solco tra razionalità e irrazionalità a cui continuamente facciamo appello, nella luce del sole e nel buio delle tenebre.   Ripreso dopo molti anni, “Lus” è un concerto per voce, live electronics e contrabbasso che ha debuttato al Teatro delle Passioni di Modena lo scorso 16 gennaio. In scena, assieme a una vibrante Ermanna Montanari, troviamo Luigi Ceccarelli (quasi fosse seduto nell’agio del suo studio) e il musicista Daniele Roccato. Lus è una composizione eterea che tesse le tristezze di Bêlda, una donna vissuta a cavallo tra Ottocento e Novecento, conoscitrice delle erbe e dei rimedi naturali, curatrice quasi pagana dei mali che affliggono le genti e i lavoratori di un imprecisato villaggio ravennate. Su un palco spoglio di pochi oggetti, entra lentamente Bêlda e di lei si vedono solo le mani, investite da un fascio di luce giallo: le sue mani come lo specchio del suo fare, del suo potere che sa...