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Valtellina

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La Flavia

Salendo verso il passo dello Stelvio dal versante altoatesino mi trovai un giorno d’estate nel bel mezzo di una festa popolare in un villaggio di poche anime, durante la quale gli austeri paesani che parlavano un dialetto germanico con forte accento mi constrinsero a visitare la locale esposizione dedicata alla vita ai limiti. In una saletta del piccolo municipio infatti era stata allestita una raccolta di erbe e fiori disseccati, di animali imbalsamati e di frammenti di roccia che provenivano dalla fascia alpina più alta, oltre i 2500 metri, ai limiti della vita. Vidi un falco e un gallo cedrone, alcuni culbianchi e fringuelli, una marmotta e un ermellino, e molti fiori d’alta quota in un erbario ben curato. C’erano anche le teche degli insetti: alcuni coleotteri che parevano carabi, delle mosche, dei grossi bombi e soprattutto molte falene e farfalle. Gli occhi si soffermarono immediatemente su alcuni Parnassius phoebus in bella mostra, forse 4 o 5 in totale, preparati un poco rozzamente con le ali anteriori leggermente piegate verso il basso come costumano coloro che non s’intendono di farfalle e come si vede spesso nei testi dell’‘800...

Una scuola per tornare in montagna

Tra il 2009 e il 2011 si registrano circa 2000 nuovi insediati in tutto l’arco alpino italiano: lo apprendo dalle relazioni tenute al recente Convegno del Politecnico di Torino sul Ritorno in montagna organizzato da Dislivelli e dalla Società dei territorialisti. “Ancora pochi”, “già tanti”: si può commentare come si vuole il dato, sarebbe interessante averne di più attuali. Certo è che il ritorno è comunque una tendenza destinata a crescere e non solo una speranza per chi, come noi, ha dato vita all’associazione Rete del ritorno.   Nuovi insediati, secondo la dizione dei tecnici, o Ritorni ai luoghi dei margini, il Ritorno non è – meglio precisarlo – un movimento all’indietro. Presuppone, anzi, in montagna, in campagna o nelle cascine di periferia dove lo si sperimenta, nuovi saperi e insieme nuove consapevolezze di ordine culturale: un’idea diversa di cittadinanza, di politica del territorio che oltrepassi la mera soglia della polis (esportando al di fuori di sé i suoi antichi modelli), che sappia ricucire la geografia informe dell’Italia, stretta come...

Unter der/ den Linden

I tigli più famosi della letteratura italiana moderna sono quelli sotto cui Ugo Foscolo fa incontrare il suo Jacopo Ortis con il venerando Giuseppe Parini, circostanza poi ripresa anche nel carme I sepolcri (vv. 62-69). Momenti di fremiti politico-civili e ambrosie di poetica ispirazione. Ma le fronde folte, generose d’ombra, le foglie cuoriformi, i fiori di miele, il portamento saldo: tutto concorre a far del tiglio l’albero dell’amore. Persino i polloni basali, croce dei giardinieri, possono rivelarsi vantaggiosi per gli amanti in cerca di luoghi riposti. Tutte qualità ben note all’antico Minnesänger Walther von der Vogelweide (1170-1230) che lo scelse come alcova nella sua allegra, maliziosa canzone Unter der Linden:   Sotto il tiglio nella brughiera, dove noi due avevamo il nostro letto, lì potete trovare, spezzati entrambi, fiori colorati e erba. Tra la boscaglia nella valle, tandaradei, cantava dolcemente l’usignolo.   Arrivai camminando fino al prato, il mio amato era già lì. E lì fui accolta – Santa Vergine! – in un modo per cui sarò sempre beata. Se...

Fine estate in Valtellina

Salivamo nella notte verso San Bernardo (1200 metri) tra violenti getti d’acqua e non si capiva se era la tanto attesa pioggia che avrebbe rotto la torrida estate. Il mattino dopo, scendendo verso Ponte in Valtellina, ho capito che l’acqua serviva per innaffiare i meleti e i terrazzamenti delle vigne.   La Valtellina infatti è il risultato di una faticata lotta tra l’uomo e la natura e espressioni come “far legna per l’inverno” o “mettere fieno in cascina” trovano una esatta rispondenza nel paesaggio che ti circonda. Terra di economisti, astronomi, filologi, montanari e sciatori, ha l’unica scintilla di invenzione, a meno che si voglia tirare in ballo il narratore ‘verista’ Bertacchi, nella finanza ‘creativa’ dell’ex ministro Tremonti. Se non fosse nemica di ogni retorica la Valle proclamerebbe Ponte la sua “perla”, per le infinite sfumature di grigio delle pietre dei suoi nobili palazzi, delle chiese e delle case che si contrappuntano al verde nascosto dei giardini privati. A Ponte avvenne un incontro, a suo modo storico, tra due grandi indagatori dell’Italia...

Pizocher

Dialetto valtellinese (Sondalo SO). Si usa per indicare una persona poco arguta, un po’ sciocca e ingenua.   Da non confondere con Pizocher , stessa parola, che può però indicare anche i veri pizzoccheri, che hanno forma diversa (tipo gnocchi irregolari) da quella del famoso primo piatto valtellinese. I più conosciuti pizzoccheri nel nostro dialetto si chiamano “taiadei”, dalla forma a tagliatella.  Laura Cenini