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Aaron Swartz

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The Day We Fight Back

La battaglia contro la sorveglianza di massa si arricchisce di un nuovo capitolo. L'11 febbraio 2014 i combattenti per la libertà della Rete, insieme a tutti coloro che non si rassegnano all'idea che gli strumenti tecnologici siano utilizzati come mezzi di controllo e di oppressione, sono chiamati ad aderire all'iniziativa The Day We Fight Back, che alcune sigle storiche del movimento per la difesa dei diritti nel mondo digitale come l'Electronic Frontier Foundation hanno lanciato in collaborazione con altre più recenti (Fight for the Future, Demand Progress, Open Media ecc.), e con il significativo coinvolgimento di alcune tra le più note piattaforme del Web, come Mozilla.   L'obiettivo è quello di ripetere il successo della protesta dello scorso 18 gennaio (SOPA strike) quando oltre settantacinquemila siti web (tra cui importanti realtà come Wikipedia, Reddit, WordPress, Wired, O'Reilly Media ecc.) hanno oscurato la propria home page per protestare contro le proposte legislative liberticide e censorie denominate SOPA (Stop Online Piracy Act) e PIPA (Protect Intellectual Property Act). Proprio in forza di tali...

Vito Campanelli. InfoWar

Se c’è un risultato che i grandi antagonisti della rete hanno ottenuto in questi anni – da Aaron Swartz a Edward Snowden – è ricordare una verità che non era al centro del dibattito dall’alba della cybercultura: che il Web, di per sé, non è garanzia di trasparenza e democrazia, e che quella per la libertà è una battaglia che bisogna ancora combattere.   Di questo tema, un libro recente di Vito Campanelli (InfoWar. La battaglia per il controllo e la libertà della rete, EGEA, 2013, prefazione di Geert Lovink) offre una ricostruzione aggiornata, aperta alle sue mille contraddizioni e, più importante, capace di usare queste incongruenze per tagliare in diagonale la stanca contrapposizione tra tesi critiche e pensiero utopistico.   L’aspetto che più mi interessa discutere, tra quelli che Campanelli estrae dalla cronaca e dalla bibliografia recente, è la duplicità del problema: l’uso del Web per promuovere movimenti antagonisti, da un lato, e dall’altro la battaglia combattuta dentro – se non contro – la rete, contro i suoi...

La cultura delle Start Up

Negli anni Novanta Manuel Castells, l’autore della Nascita della società in rete, osservò come Joseph Schumpeter e Max Weber stavano iniziando a collidere nello pazio dei network di imprese: “la cultura della distruzione creativa accelerata alla velocità dei circuiti optoelettronici che processano i suoi segnali”. All'epoca si trattava di un  fenomeno tipicamente statunitense, che nel corso di quasi due decenni ha dato vita ad un contesto economico, tecnologico e culturale nuovo la cui influenza si è estesa a molti aspetti della nostra vita quotidiana, digitale e non.   I punti di riferimento della cultura delle start up si distribuiscono lungo un arco ampio, che include ad un estremo i grandi capitalisti tecnologici Steve Jobs, Jeff Bezos di Amazon e Mark Zuckerberg di Facebook e dall'altro i nuovi paladini delle libertà digitali, come Julian Assange di Wikileaks, Chelsea Manning (il soldato statunitense condannato per aver passato 750.000 documenti riservati a Wikileaks), Edward Snowden (protagonista dello scandalo Prism) e Aaron Swartz (programmatore e imprenditore, morto suicida a 27 anni sotto la...

Beni comuni, cultura e copyright

Proteste universitarie 2008-2009: si discute di ruolo pubblico dell’università, di precariato, diversi gruppi di ricercatori in varie città d’Italia cominciano, autonomamente, percorsi di auto-inchiesta, si contano, si confrontano, ragionano di sapere pubblico, di libertà della ricerca e di open access. Con alcuni amici si decide di raccogliere i risultati in un volume.   E qui si apre il primo dilemma: ci piacerebbe che i risultati fossero accessibili a tutti, ma la ricerca è anche un lavoro. Se vogliamo che il nostro volume circoli negli ambienti accademici perché si rifletta sui precari della ricerca, e se vogliamo che sia considerato un prodotto di ricerca, e quindi ci dia punteggio nei concorsi che faremo, dobbiamo pubblicarlo con una casa editrice accademica. Perché il mondo dell’accademia è così: la ricerca può essere scientificamente ineccepibile, ma solo una casa editrice scientifica riconosciuta può dare il bollino “D.O.C.G.”. Così decidiamo di far circolare le bozze per discuterne collettivamente e di pubblicare contemporaneamente il volume con una casa...

Aaron Swartz: i documenti dei federali

Sarà puerile, ma forse quello che fa più effetto è vedere le sue impronte digitali. E le foto segnaletiche, proprio come un criminale comune. Del resto Aaron Swartz, una delle migliori menti della Rete suicidatosi lo scorso gennaio a soli 26 anni, per il governo Usa era questo: un criminale imputato di 13 capi d’accusa che gli avrebbero fatto rischiare fino a 35 anni di carcere e 1 milione di dollari di multa.   Ma lui ha deciso di andarsene tre mesi prima del processo, impiccandosi nel suo appartamento. Pure, il dibattito su quell’ingranaggio kafkiano che ha progressivamente stritolato l’attivista continua ad andare avanti. E l’altro ieri si è aggiunto un nuovo tassello: sono state rilasciate 100 pagine di documenti sulle indagini del Secret Service su Swartz, un primo assaggio di una serie che si annuncia consistente. 
     Swartz era accusato di aver scaricato 4,8 milioni di articoli scientifici dall’archivio online JSTOR utilizzando la sottoscrizione del MIT, il venerato Massachusetts Institute of Technology di Boston, tempio della tecnologia e della ricerca occidentale. L’...

Gli agnostici dell’utopia digitale

Gli hacker stanno ridisegnando il volto delle società liberali contemporanee. Non solo perché sono protagonisti dell’evoluzione delle tecnologie digitali e della rete, che hanno un ruolo cruciale nell’economia e nelle vite di miliardi di individui. Ma anche perché le azioni degli hacker sono in grado di portare una critica fondamentale all’interno della struttura politica delle nostre società basate sulla conoscenza e sull’informazione: una critica che, seppur basata su di un pilastro del pensiero liberale, come la libertà di parola, è diretta ad altri fondamenti di questo stesso pensiero, come il diritto di proprietà intellettuale.   Lo scontro tra questi due diritti è visibile in decine di avvenimenti della storia più recente, ed è uno dei sintomi più evidenti delle contraddizioni insite in un modello di società in cui il diritto relativo alla proprietà privata si è espanso a tal punto da condizionare le nostre possibilità di leggere, scambiarci una canzone o produrre e condividere cultura. È quello che sostiene Gabriella Coleman,...

Aaron Swartz, Open

“E se ci fosse una biblioteca con ogni libro? Non ogni libro in vendita, o ogni libro importante, neanche ogni libro in una certa lingua, ma semplicemente ogni libro; la base della cultura umana. Per primo, questa biblioteca deve essere su Internet.” Questo non è Borges. Non è la Biblioteca di Babele. Questo è quello che scriveva nel 2007 Aaron Swartz per presentare Open Library, il progetto a cui stava lavorando all'epoca: una biblioteca digitale ad accesso libero, gestita da una fondazione non-profit, che oggi conta su un catalogo di più di un milione di libri, classici e moderni, disponibili in download in vari formati digitali. “Open library è tua. Navigala, correggila, alimentala”, recita il sottotitolo del sito, una specie di Wikipedia per i libri. Aaron Swartz aveva 21 anni nel 2007. Ne aveva 26 quando, l'11 gennaio del 2013, si è suicidato. Da allora, da sabato, la notizia ha rimbalzato sui social network e sui giornali di tutto il mondo. Perché? Chi era Aaron Swartz, al di là delle facili etichette di “genio ribelle della Rete” che i media di massa nazionali gli...