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Alda Merini

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Accendere le speranze / Gli alberi e le parole di Tiziano Fratus

Il primo articolo della Dichiarazione dei diritti dell’albero proclamata quest’anno al Parlamento francese recita: “L’albero è un essere vivente fisso che, in proporzioni comparabili, occupa due ambienti distinti, l’atmosfera e il suolo. Nel terreno si sviluppano le radici, che catturano l’acqua e i minerali. Nell’atmosfera cresce la corona, che cattura l’anidride carbonica e l’energia solare. Per questo, l’albero svolge un ruolo fondamentale nell’equilibrio ecologico del pianeta”. Di questo miracolo della natura è appassionato Tiziano Fratus, scrittore, fotografo, naturalista, cercatore d’alberi. Guardo le sue fotografie, tutte realizzate in un severo ma luminoso bianco e nero. In un mondo sull’orlo del precipizio di cambiamenti climatici forse irreparabili, i suoi alberi, i suoi saggi e le sue poesie sono una salvifica distrazione per la mente, un universo parallelo, da esplorare senza fretta.      Nei libri annoda conoscenza naturalistica, evidente nei saggi, con un meditare che al sapere aggiunge profondità, coscienza e responsabilità. Dalle pagine e dalle fotografie traspare l’invito ad andare a vedere, a camminare e riflettere in mezzo ai pini...

Matteo Marchesini, esercizio di critica / La letteratura italiana dal boom ai social

Se la Gran Casa della Letteratura (editoria, distribuzione, critica, premi, lettura) fosse solo un discount, ben agghindato con sapienza e efficienza di marketing? Matteo Marchesini lo vede così il Gran Circo, anche se proprio a lui, critico quarantenne emergentissimo, è capitato di scoprire che nel luccicante ipermercato, o nei suoi retrobottega, esiste l’inferno. La sua ultima raccolta di saggi, Casa di carte, in libreria da un mesetto con il Saggiatore, era precipitato nella Gehenna poco prima di uscire da un altro editore: il direttore editoriale si era accorto, col manoscritto composto già in bozze e la pubblicità in libreria, che l’autore, nel suo sguardo su La letteratura italiana dal boom ai social (così recita il sottotitolo) criticava aspramente alcuni autori del catalogo della casa che lo stava stampando (per la cronaca si trattava di Antonio Franchini del gruppo Giunti-Bompiani). E ne aveva bloccato la pubblicazione. Per fortuna il critico, scrittore e poeta bolognese ha trovato un modo per risorgere e per arrivare ai lettori.    Casa di carte è un libro scritto in modo brillante, mescolando i livelli stilistici, la parodia, la satira, l’umorismo, l’analisi...

Gli umili fiori dei boschi / Il trasformismo dei ciclamini

Come le viole dei campi, i ciclamini sono gli umili fiori dei boschi. Come quelle, reclinano il capo, non per modestia ma per diffidenza: almeno così azzarda la simbologia applicata al regno vegetale, forse per via del tubero velenosetto, saturo di saponine ma ghiotto boccone per i grifi suini, donde il didascalico nome popolare di panporcino. Anch’essi han battezzato un colore che, ciclicamente (l’avverbio è quanto mai pertinente), torna a tingere gli outfit femminili, specie d’estate quando il più profumato della famiglia, il Cyclamen purpurascens o Ciclamino delle Alpi, accende l’ombra del sottobosco.      Quel che più mi sorprende di questa piccola erbacea perenne, imparentata con le Primule, è il miracolo di trasformismo e d’ingegneria botanica di cui è capace. Chi mai immaginerebbe che dal solitario bocciolo a forma di mezzo fuso, con i petali pressati a spirale l’uno sull’altro, sortisca un fiore volgente all’indietro cinque alucce rosa carminio (lacinie riflesse), ovvero orecchie, come preferiva chiamarle D.H. Lawrence: («And cyclamens putting their ears back», Sicilian cyclamens). Entro la corolla – una coppa perfetta, traslucida, montata su cinque sepali...

I ‘pulcini’ di Casiraghy / Alda Merini a Stoccolma con il pulcinoelefante

L’ultima volta che ci siamo visti mi ha offerto un Ginger, una bibita a base di zenzero in voga negli anni Sessanta. “Guarda, guarda come büscia [frizza]” mi dice in dialetto brianzolo e io guardo meravigliato nel bicchiere la festa delle bollicine. L’arte di Alberto Casiraghi è trarre gioia e meraviglia dalla banalità del quotidiano per valorizzare le cose semplici, come quella volta in cui, durante una delle sue innumerevoli telefonate ad Alberto, la poetessa Alda Merini in un momento di sconforto minacciò di buttarsi dalla finestra e farla finita una volta per tutte. Vista l’ora, Alberto le disse, rasserenandola: “ma no, hai appena pranzato!”.   Alda Merini, La Poesia. Osnago, Marzo 2004. Edizione di 33 copie. A partire dalle ore 07:30 di ogni giorno della settimana Alda Merini telefonava diverse volte nell’arco della giornata ad Alberto, talvolta dettando poesie per Pulcinoelefante: una serie sterminata di libretti da lui stampati a caratteri mobili nella sua fantastica casa popolata da ragni, maschere africane, viole e violini, pupazzi di Disney, stampi per i dolci, specchi, fotografie, sparititi musicali, fregi, merletti, libri in gran quantità e lucertole (solo d’...

Cose sepolte vive / L'Italia raccontata da Caporale

Tre anni di peregrinazioni, appuntati su un taccuino, si sono trasformati in un libro. Un "bottino" di storie sussurrate, evanescenti, non abbastanza accattivanti per comparire sulla pagina di un giornale, Il fatto quotidiano, di cui Antonello Caporale, l'autore di Acqua da tutte le parti (Ponte alle grazie 2016), è caporedattore.  Come un Ulisse contemporaneo e motorizzato Caporale ha compiuto “il periplo dell'Italia avendo cura di dare le spalle al mare”, un movimento circolare di scoperta, mosso dal desiderio di ricercare un rimedio ai mali del Bel paese, rintracciandone le origini. Percorrendo le tracce delle buone e cattive pratiche che caratterizzano l'italianità, Caporale cerca di trovare anche una cura per la nostalgia di un'età dell'oro non troppo lontana, termine che condivide la sua etimologia con nostos, viaggio in greco, proprio come insegna l'Odissea. Certo, al ritorno, a casa nulla è cambiato, ma la consapevolezza del passato e del presente potrebbe valere come competenza atta a ristabilire il compimento del destino nel suo farsi, con lo scopo di sensibilizzare una schiera di lettori su ciò che l'agenda mediatica ha espunto per insufficiente clamore.  ...

Lo sguardo femminile

Bergamo discreta, piacere di provincia. Eppure il Bergamo Film Meeting, con la sua portata internazionale, si respira nella città, non solo nelle sale. I registi venuti da tutta Europa si mescolano ai cultori di cinema, ai giornalisti, agli appassionati. Una piazza è l’anima architettonica dell’evento, Piazza Libertà. Uno spazio così italiano, così fascista. Ampia e assolata, in cui le ombre delle colonne squadrate della Casa della Libertà (in origine Casa Littoria) precipitano rigando la pavimentazione di marmo bianco. E l’Auditorium è al suo interno, con la sua platea ad anfiteatro e i 298 posti a sedere. Anche i cani sono ammessi, nonostante le immancabili azzuffate pre-proiezione. Qualcuno si lamenta, “lasciateli a casa!”, ma si sente che ai più quel bailamme non dispiace affatto, il cinema d’alta qualità è per tutti.   L’ultima edizione del BFM, durata una decina di giorni, si è da poco conclusa. Quest’anno la linea trasversale della rassegna che ha legato insieme numerosissimi film e registi non è stata solo tematica, “la contorta...