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Una mostra alla Fondazione Mondadori / Luciano Foà e la nascita dell’Adelphi

Primavera del 1961. Alla Libreria Einaudi a Milano Luciano Foà incontra lo scrittore Giovanni Arpino. Parlano del più e del meno. Foà è ritornato a Milano dopo dieci anni trascorsi a Torino come segretario generale della casa editrice Einaudi. Allo scrittore Foà confessa che non è solo a causa della recente malattia della moglie che è tornato nella propria città, ma anche perché pensa di fondare una propria casa editrice. Ci pensa da molto tempo, almeno vent’anni. Foà ha sempre lavorato nell’editoria, prima con il padre, fondatore nel 1898 dell’Agenzia Letteraria Italiana (ALI), poi, tra il 1941 e il 1943, per Adriano Olivetti con la funzione di segretario delle Nuove Edizioni Ivrea, la casa editrice che l’industriale piemontese, lungimirante utopista, pensa di varare all’indomani della caduta del fascismo per rifondare la cultura italiana dopo i lunghi anni dell’autarchia culturale. Ma nel 1943, insieme al padre, Luciano si è rifugiato in Svizzera. Con la fine della guerra, Olivetti fonda le Edizioni di Comunità seguendo un progetto molto più limitato di quello approntato in origine. Luciano Foà ritorna all’ALI, che alla fine degli anni Quaranta stringe un sodalizio privilegiato...

Lezioni di entomologia di un giovane medico / Farfalle nelle terre rosse del popolo Swazi

Molti decenni fa, in una magnifica giornata d’autunno australe, dopo un volo di quasi una giornata ed un altro più breve su di un piccolo turboelica, atterrai sull’altopiano meridionale africano a 1000 metri di quota. La temperatura era sorprendentemente fresca per questo primo impatto con la terra d’Africa, una terra rossa e argillosa cosparsa di macchie di alti eucalipti verdi argentati e di praterie gialle lucenti che esalava aromi ignoti a chi come me proveniva dalle latitudini settentrionali e mai aveva toccato il suolo africano. Era un profumo morbido e aromatico che ricordava quello dell’incenso misto a legno arso: ovunque le narici percepivano il bruciato, che evidentemente proveniva dalle povere capanne che mi attorniavano, e non ci si poteva liberare da questo sentore di terra selvaggia. Ero giunto in Swaziland, il paese del popolo Swazi che ancora viveva con i propri usi e costumi ancestrali. La gente incolonnata in attesa dei pochi parenti e amici giunti con il mio piccolo aereo era vivacemente vestita con un manto rosso dai disegni bianco e neri a strie regolari e zigzaganti. Alcuni di loro, portavano delle strane piume mozze per metà e di colore rosso vivo infilzate...

Il conflitto alla base dell’innovazione sociale

Il tema del conflitto è senza dubbio un concetto centrale nell’apparato conoscitivo delle scienze sociali contemporanee, tanto da essere utilizzato come una delle chiavi di lettura della fenomenologia sociale del nostro tempo. Nel Dizionario di sociologia Luciano Gallino lo definisce come “un tipo di interazione più o meno cosciente tra due o più soggetti individuali o collettivi, caratterizzata da una divergenza di scopi tale, in presenza di risorse troppo scarse perchè i soggetti possano conseguire detti scopi simultaneamente, da rendere oggettivamente necessario… il neutralizzare o deviare verso altri scopi o impedire l’azione altrui”. Mi interessa però proporre una particolare lettura del tema del conflitto che ha una posizione del tutto originale rispetto alla dicotomia integrazionismo/conflittualismo.   Nel 1990 Niklas Luhmann, attraverso il concetto di sistema, supera la staticità e la sincronicità dei funzionalisti e attribuisce un ruolo centrale al carattere processuale del conflitto. Luhmann osserva che nei sistemi ipercomplessi lo sviluppo di ulteriore complessità procede in...

Oltre la retorica della Social Innovation

Dal 2009 il tema della social innovation è entrato prepotentemente e con grande enfasi nel discorso e nelle politiche pubbliche del mondo occidentale. Supportati da una riflessione teorica che ha coinvolto università, think thank, fondazioni e network, i governi di Stati Uniti, Inghilterra, Nuova Zelanda, Canada e Europa hanno avviato politiche di sostegno e incentivazione di iniziative di innovazione sociale. Tutto il discorso contemporaneo, seguendo il filone della scuola britannica, tratta la social innovation in modo astorico (è del tutto incentrata sul presente) e acritico (è a priori positiva nei suoi effetti).     Questi atteggiamenti, che trascurano fortemente i contributi dell’800 e '900, si traducono in un’idea liberal-progressista di società che si auto-trasforma senza bisogno né di mediazioni, né di visioni di cambiamento e che trova nuove strategie per mediare in senso sociale i comportamenti più predatori e voraci del capitalismo liberale. Questa impostazione può essere rilevante solo se viene immessa al suo interno un’idea di trasgressione, di conflitto, di...