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Alpi

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Franco Brevini / Simboli della montagna

Il symbolon unisce, il diabolon divide. Così ci dice l’etimo dei due termini greci. E i simboli della montagna non fanno eccezione: uniscono coloro che si sentono attratti dai suoi valori, dalle sue narrazioni e ne condividono la più potente delle emozioni, quella del sublime. Un sentimento ambiguo di attrazione e terrore per ciò che già anticamente era considerato il limite, oltre al quale l’uomo perde ogni controllo razionale di se stesso e del suo posto nel mondo. La montagna, fin dalle età più remote, si è presentata nella sua inaccessibile alterità. Ma proprio perciò ha generato in chi l’osservava il desiderio di sfidarla, di conquistarla. Questa tensione polare, dove gli estremi si uniscono, dove l’unheimlich, il perturbante, fa da contraltare alla volontà di potenza e la paura si unisce al coraggio, è esplorata da Franco Brevini in un libro di gradevolissima lettura dal titolo elegantemente referenziale: Simboli della montagna.  Si tratta di una selezione di oggetti ad alta densità simbolica in cui si raccolgono e compendiano gli umori e le oscillazioni dell’immaginario collettivo degli ultimi due secoli: gli animali (l’aquila, il camoscio, lo stambecco, il cervo), la...

Storia di un'autonomia / Sopravviverà la Val d'Aosta fino al 2019?

C’era una volta (non moltissimo tempo fa, diciamo un secolo) una regione d’Italia collocata – per volere divino, certamente – agli estremi confini nordoccidentali del Regno. Con il più montuoso dei territori della penisola, con una popolazione abbastanza nettamente divisa fra piccola borghesia del fondovalle e contadini poveri delle valli laterali, con una minuscola capitale che ne riassumeva indole e storia. Valori di riferimento largamente condivisi: fede cattolica, fedeltà a Casa Savoia (di cui amava proclamarsi “figlia primogenita”), secolare tradizione francofona. Problema cruciale dell’epoca: una consistente emigrazione, verso i vicini paesi di lingua francese (Svizzera, Francia soprattutto) ma anche – più audacemente – verso le lontane Americhe. Nome ufficiale della regione: Valle d’Aosta-Vallée d’Aoste, Pays de la Doire.    Se l’esodo di molti aveva iniziato sin dal secondo Ottocento a segnare in modo piuttosto rilevante la fino ad allora sostanziale immobilità culturale e demografica della regione, la Grande Guerra accentuava lo scossone portando (come in tutto il Regno) giovani contadini – altrimenti destinati a vivere e morire nello stesso villaggio – ad...

Una scrittrice cinese tra le Alpi / Lo yin e lo yang di Heidi

Sono cresciuta nella Cina degli anni settanta e ottanta, in una famiglia comunista: i libri per bambini neanche sapevo cosa fossero. A quel tempo in Cina le favole non erano viste di buon occhio. Piuttosto ci venivano propinate le gesta eroiche dei comunisti rivoluzionari. A scuola, un bimbo di sette anni imparava a difendere il paese dagli imperialisti americani. La mia prima storia per bambini l’ho letta a sedici anni – era La sirenetta di Hans Christian Andersen. Vivevo ancora nel sud della Cina con i miei genitori comunisti. Quella storia bellissima mi fece un grande effetto. Me ne innamorai. E mi spezzò il cuore quando la sirenetta si tagliò la coda per diventare umana e fare innamorare il principe. Quella storia mi mise di fronte a un mondo radicalmente diverso – un mondo che il governo cinese non voleva mostrare. Un mondo seducente quanto crudele e doloroso. Non bastava che la sirenetta danzasse per il principe sui suoi piedini sanguinanti: lui l’abbandonava perfino, per sposarne un’altra, una principessa vera. Arrivata alla fine, quando la sirenetta muore e il suo corpo si dissolve in schiuma, ero in lacrime. Mi ricordo che camminavo verso la scuola costeggiando i campi di...