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L'Alunno perfetto / Agostino, l’ego e la disputa

Ma davvero, prof, lei ci sta dicendo che tutti i filosofi che faremo adesso se ne fregheranno della vita? Risposta: ma…sai…non è proprio così…forse è più complesso...NO! Più complesso no, non devo usare questa espressione, non me la posso cavare anch’io così! Negli incubi di un insegnante di filosofia, razionale e ragionevole certo, ma pur sempre gravato dalle ansie proprie della sua spoglia mortale, c’è un fantasma che aleggia ogni mattina, o almeno tutte le volte che ci si trova sul punto di affermare qualcosa che non è pienamente indubitabile: l’Alunno perfetto. Questa sorta di infido spettro, che esiste quanto l’onniscienza, che si manifesta concretamente quanto la felicità eterna e che alzando la mano dice: “Scusi se mi permetto, ma che l’orfismo non abbia anche una fisionomia cosmologica è smentito dal Papiro di Derveni. Che, tra l’altro, leggiamo dal 1962.” L’improbabilità di un evento del genere, avvalorata dal ricordo indelebile di quell’altro alunno che, alle medie, non sapeva quali fossero le vocali dell’alfabeto, non dovrebbe diminuirne il peso, perché certi stati emotivi, anche quelli dei professori di filosofia, non sentono ragioni. Uno al mattino si ritrova davanti...

Inkompetenzkompensationskompetenz / Diarietto di fine anno scolastico

Domanda fatta, il giorno 24 settembre 2015, da un professore a un’alunna di quinta superiore: ma tu, quand’è che sei sentimentale? Risposta dell’alunna: solo quando sono ubriaca. Domanda fatta, il giorno 1 dicembre 2015, da un professore a un’alunna di terza superiore: ma perché hai scelto proprio questa scuola? Risposta dell’alunna: è quello che mi chiedo anch’io tutti i  giorni. E poi (ancora alunne di terza, in data 14 gennaio 2016): cosa pensate di queste ore al pomeriggio?  Pensavamo di cambiare scuola.   Un’altra alunna di quinta legge, il giorno 24 febbraio 2016, ad alta voce dall’ Antidolore di Palazzeschi: “quello che volgarmente si dice dolore umano altro non è che il corpo caldo della gioia rivestito da un’incrostazione di congelate lacrime grigie. Scortecciate e troverete la felicità”. Però, non si sa se scientemente o meno, invece di leggere “scortecciate e troverete la felicità” legge “scoreggiate e troverete la felicità”. Ilarità generale. Anche Palazzeschi avrebbe riso. Del resto era proprio quello che voleva con l’Antidolore: educare i ragazzi al riso. Il professore sono io, il sottoscritto. Quest’anno il libro di testo me lo sono fabbricato io, una...