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amicizia

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Appartenere alla comune ricerca e a chi la condivide con noi / Amici per la vita

Pochi sanno mostrare la capacità della filosofia greca di “continuare a parlare instancabilmente, con grande precisione, lucidità” ed inesausta vitalità al, e del, nostro tempo come Claudia Baracchi. Il suo ultimo libro sull’Amicizia (Mursia, 2016) ce ne offre un prezioso ed ispirato saggio nel quale la relazione amicale appare sin da subito come il luogo privilegiato per realizzare quella che Marie Louise Von Franz in Rispecchiamenti dell’anima chiamava “l’individuazione reciproca”. Nello spazio “esemplare, privilegiato e favorevole dell’amicizia”, spiega infatti Baracchi, “ognuno può esprimersi al massimo, esplorare il possibile, assumere nel modo migliore il compito di vivere e, vivendo, diventare se stesso”.   Ma la lezione che l’attualità deve tornare ad apprendere dalla filosofia greca, se vuole tesaurizzarne la feconda esperienza, è che “l’amicizia  non può essere né ricondotta, né contenuta nello scambio tra i soli amici. Poiché nell’amare l’altro, si è colti nel comune movimento verso il bene, ovvero nel movimento del vivere bene, della vita bella nella sua pienezza (in una pienezza che non significa l’inerzia del soddisfacimento raggiunto, bensì un...

A Gianni Celati e ai suoi ottant'anni / Io avevo la sensazione che noi avessimo ancora quell’età

Ci sono tre ricordi che spesso mi tornano alla mente. Il primo ha a che fare col mio incontro con lui – con lui, non personalmente, ma attraverso il suo libro Le avventure di Guizzardi. L’ho già raccontato altre volte. Questo era un libro che io avevo letto al mio primo anno d’università, a Bologna. Cioè, lo avevo letto a pezzi e bocconi durante le soste che facevo alla libreria Feltrinelli sotto le due Torri, prima di tornare a casa dopo le lezioni. Un libro che mi aveva colpito sia per il modo in cui era scritto che per le stramberie raccontate dal protagonista narratore. La prima volta lo avevo preso in mano – e lo avevo preso in mano perché attirato dalla foto del comico Harry Langdon che appariva in copertina – avevo anche controllato le note biografiche, da cui risultava che l’autore – Gianni Celati – aveva trentasei anni. Io ne avevo venti, allora. E avevo fatto il calcolo della differenza che c’era fra me e lui – sedici anni. Questa era una cosa che facevo spesso: vedere a che età gli scrittori avevano pubblicato il loro primo libro, o a che età erano morti, se erano morti giovani voleva dire che erano stati dei bravi scrittori, come Rimbaud ecc. – ma il più delle volte...