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amore

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Fotografia Europea 2018 / Sex & Revolution! Corpi ribelli

La nuova edizione di Fotografia Europea si pone sotto l’egida della  “rivoluzione dello sguardo e della visione” una delle conseguenze che proprio la nascita della fotografia ha determinato. Rivoluzioni. Ribellioni, cambiamenti, utopie è il tema portante della tredicesima edizione, curata dal Comitato Scientifico della Fondazione Palazzo Magnani.   Ho un ricordo, impreciso nel tempo (l’estate del 1979 o del 1980…), ma vivissimo nella sostanza. È la stagione nella quale gli italiani diventarono nudisti: e mi chiedo quanti condividano con me quel ricordo, perché la cosa – in mezzo ai tanti eventi di quegli anni feroci – sembrò “solo” un curioso fatto di costume. Quello che successe è che di colpo, senza preavviso, le spiagge (tutte le spiagge, e soprattutto quelle tradizionali) videro i litorali calpestati da masse di gente senza niente addosso. Non si trattava di giovani o di gruppi che si rifacevano in qualche modo alle nudità “di sinistra” emerse nel decennio precedente. Erano intere famiglie che si presentavano senza costume da bagno, o al massimo in topless. Sopra corpi di ogni età riconoscevi tipi sociali imprevedibili: casalinghe, salumieri,...

Il Sessantotto di chi non c'era / La tirannica liberazione

Appartengo alla generazione di chi è nato dopo, ma non abbastanza. Nati troppo tardi per vivere le travolgenti accelerazioni storiche del Novecento, ma non abbastanza tardi da non percepirne i riverberi; non al riparo dagli echi struggenti della memoria, dalla nostalgia per tutto ciò che non abbiamo vissuto.  Per noi nati dopo, il ’68 è uno dei nuclei pulsanti di questa nostalgia. Racchiude una sintesi di tutto quanto di “novecentesco” ci è stato precluso: l’ipotesi rivoluzionaria, la contestazione generalizzata, la possibilità di rovesciare il sistema e di ricostruirlo dalle fondamenta, a immagine della nostra fantasia. La liberazione assoluta, agita tanto a livello delle strutture sociali, quanto a livello dei rapporti personali, dalla costruzione di nuovi spazi di convivenza fino al modo di vivere e percepire l’intimità, l’amore, il sesso.    Con il ’68, l’assalto al cielo era stato sferrato una volta per tutte. Non importa che lo si considerasse riuscito, nella misura in cui ha cambiato l’immaginario collettivo e la microfisica stessa delle relazioni di potere; o completamente fallito, con l’estinzione della prospettiva rivoluzionaria, il riflusso e il trionfo...

Perché Lacan si è sbagliato sul rapporto sessuale (e forse anche sull’amore) / Amore tragico, amore comico

Gli aforismi sono enunciati a forte densità, che “danno da pensare”. Somigliano a quei fiori giapponesi, che Proust evoca all’inizio della Recherche, e che, quando vengono gettati nell’acqua, si espandono. L’acqua degli aforismi è l’interpretazione. Un aforisma di Kierkegaard dice: “Se due persone che si amano non si capiscono, è tragico. Se due persone che non si capiscono si amano, è comico”. Questo enunciato non potrebbe forse generare una teoria, e in ogni caso inaugurare una lunga riflessione? Jacques Lacan ha detto più di una volta che l’amore è un sentimento comico. Quest’affermazione va intesa come un’attribuzione delle storie d’amore alla sfera della commedia, cioè a intrecci che si sviluppano sul filo dell’equivoco, e in cui l’attrazione – anche reciproca – si manifesta in forma capovolta, come reciproca antipatia. Il lieto fine rimane visibile sullo sfondo, e si impone solo nel momento in cui il legame tra i protagonisti rischia di venire definitivamente spezzato. Esemplare è la vicenda narrata in un film di Lubitsch, Scrivimi fermo posta (1940), di cui esiste un remake (meno valido) con Tom Hanks e Meg Ryan (C’è posta per te). In Lubitsch la trama è questa: Alfred e...

Lo sguardo di chi l'ha tradotto / I Love Dick

Eccomi qui, dopo vari ripensamenti, a fare qualcosa che per le patrie lettere è stato a lungo un anatema. Sì, mi accingo a scrivere, complici gli amici di “Doppiozero”, di un libro da me curato e tradotto. A scriverne, proprio perché l’ho curato e tradotto.  Anni fa, quando in Italia l’era digitale muoveva i primi passi, le riviste culturali e letterarie ponevano un veto severo a una pratica considerata sconveniente. “Conflitto di interessi”: lo si spiegava più o meno così. Come se il traduttore/curatore, neanche fosse l’autore del libro, scrivendone criticamente, tirasse acqua al proprio mulino, agisse pro domo sua, insomma non fosse nella posizione ideale per dire la sua sul testo in oggetto. Personalmente ho sempre pensato che la lettura più approfondita, acuta e dunque critica di un testo sia appunto quella di chi lo traduce. Quando si trasporta un libro dalla sua lingua originaria alla propria è necessario infatti entrare in sintonia profonda non solo con la lingua in cui è scritto, ma con tutto il non scritto – affettivo, culturale, storico, sociale – che lo precede e lo accompagna. In altre parole, la traduzione funziona se chi traduce entra intimamente in rapporto con...

Un mito amoroso-politico / Didone fondatrice di Cartagine

Inizieremo entrando in una città, anzi in ciò che ne resta dopo la totale distruzione, una sorta di genocidio a dire il vero, compiuto dai Romani vincitori di Scipione l'Emiliano nel 146 a. C. In una città antica, ora in rovina, che coglieremo al momento della nascita: Cartagine. Cartagine si trovava e si trova, per quel che ne resta, sulla costa settentrionale dell'attuale Tunisia e fu protagonista delle Guerre Puniche combattute a cavallo tra il III e il II secolo a.C. contro Roma per il predominio sul Mar Mediterraneo, che si risolsero con la totale supremazia di Roma. Puniche in quanto i romani, che ben conoscevano il mito della fondazione di questa città, chiamavano punici i cartaginesi. Il termine punico è una corruzione di fenicio, come Cartagine è una corruzione del fenicio Karth Hadash (città nuova).  Ma torniamo a guardare la nostra città in costruzione, dove i Tiri (ancora un sinonimo per Cartaginesi, giacché provenivano da Tiro in Fenicia) lavorano alacremente, simili a api che turbinano in primavera nella campagna fiorita, secondo quanto recitano i versi del libro I dell'Eneide di Virgilio:   alcuni elevano mura, costruiscono la rocca  e rotolano...

La retorica della divulgazione / Publisher in love

Quale editore italiano oserebbe mai, neanche su un tema quale l’amore che va per la maggiore, pubblicare un’antologia che, seppure in paperback, costa 42.99 sterline e consiste in ben trecentonovantadue pagine? Credo davvero in pochi. Ormai qui da noi domina un certo tipo di retorica della divulgazione, e quando all’editore di turno proponi un volume leggermente più complesso, nonostante il tuo nome di autore permanga serio, non pratichi tuttologia, non pubblichi un volume dopo l’altro, solo per trasformarsi in personaggio che la massa adora, e si è recato ben poco in questa nostra televisione che mira più alle polemiche rispetto all’informazione, mentre preferisce a codesta malmessa televisione la radio, ti viene di solito risposto, con accento milanese o romano, “no, mia cara, qui gli italiani non leggono, quando leggono lo fanno a caso, se leggono se ne vantano su anobii solo per l’allucinazione di credersi recensori.   E, poi, mia cara, diciamocela tutta, un librettino sulle cento pagine sul come far sesso venderebbe, ma quanto tu mi stai proponendo sui differenti tipi di amore e di amare (amare giocare a basket non è come amare il tuo gatto, amare l’uomo che ti mena, in...

Tom Ford, “Animali Notturni” / La solitudine e la vendetta

Fin dalla sequenza d'apertura, Susan Morrow esibisce la sua triste e rassegnata solitudine. È una donna di successo, bella e colta, lavora come curatrice museale di arte contemporanea, e all’ennesima inaugurazione la trovi lì in disparte, a fissare il vuoto, o forse a specchiarsi. La sua vita assomiglia all’arredamento dell’ufficio e dell’abitazione, visivamente imponente, stilisticamente perfetto, delineato da una bellezza inarrivabile, fredda, glaciale. Il suo matrimonio sta lentamente naufragando, la distanza tra lei e il marito aumenta di giorno in giorno, ma lei sembra accettarlo passivamente. Lo scarto tra i sogni di gioventù e la realtà attuale non le presenta il conto salato che più o meno tutte le persone di mezza età affrontano. A svegliarla da questo torpore emotivo arriva un fantasma dal suo passato remoto, che si concretizza in un manoscritto che il suo primo marito Edward Sheffield le fa recapitare a casa. Edward è uno scrittore e sta per pubblicare la sua nuova opera, dal titolo “Animali Notturni”. Edward e Susan non si sono più sentiti dai tempi del divorzio, la donna incuriosita inizia a leggere il romanzo, che le riserva molte, e non piacevoli, sorprese....

Candore. Andare avanti e basta / Preferisco la bionda sullo schermo, risposi

Miss 161, la donna che al telefono dava l’ora esatta quando ero bambino… il mio primo amore non corrisposto. “Sono le ore 12 e 15 e 23 secondi.” “Ti amo.” Potevo ascoltarla quando volevo, bastava far girare tre volte la rotella del telefono al modico prezzo di uno scatto. “Sono le ore 12 e 15 e 28 secondi.” “Ti amo da morire.” Martino Bux sbarcato a Roma per frequentare l’università come molti suoi compaesani e coetanei, si ritrova, come molti compaesani e coetanei, con poca voglia di studiare e in bilico tra lavori precari, camere ammobiliate sempre più squallide, ragazze che, personaggi minori di Lanterne Rosse di Zang Yimou, si iscrivono all’università quasi solo per trovare marito. Martino comincia subito a mentire sugli esami perché invece di studiare, guarda. Guarda le ragazze. Non solo le colleghe. Le guarda tutte. Quelle che preferisce hanno la bidimensionalità immota di un giornaletto porno, o il bagliore bidimensionale dello schermo. Martino Bux nelle sue peregrinazioni tra giardinetti, locali e aule universitarie cerca una donna con la quale condividere la visione di un film porno in un cinema porno.   Vorrebbe solo questo, e niente altro. Tuttavia, poiché la vita...

Un verso, la poesia su doppiozero / L’amor che move il sole e l’altre stelle

Un verso, un solo verso. Ramo di un albero, filo di una tessitura. Oppure, petalo di un fiore, se vogliamo rivolgerci alla classica contiguità della poesia con la rosa. Staccare un verso dal corpo di suoni e di silenzi cui appartiene, dall’onda del ritmo che in ogni parte di quel corpo trascorre, è come prelevare poche note da una composizione musicale. Un’azzardata sottrazione. Un arbitrio. Eppure ci sono alcuni versi, in tutte le lingue, e anche nella loro traduzione in altre lingue, che sembrano vivere di luce propria. E sembrano compendiare nel loro breve respiro la vita del prisma cui appartengono: schegge che si trasformano in sorgenti luminose, frammenti che raccolgono e custodiscono nel loro scrigno, integro, il suonosenso della poesia dalla quale provengono.    Un verso, un solo verso, può corrispondere, sul piano della poesia, a quello che nel campo della prosa Leopardi chiamava “pensiero isolato”. Nello Zibaldone lampeggiano alcuni “pensieri isolati”, sottratti all’ordine discorsivo della trattazione: la loro densità di teoresi è più forte di ogni diffusiva analisi.  Così, accade anche che alcuni versi isolati, pur sottratti alla loro organica...

Le parole del cuore / Da “Io ti amo” a “Non ha funzionato”

“Io ti amo”: forse non tutti, ma certo molti “love affairs” passano per una dichiarazione del genere. Con più o meno trasporto, essa viene poi iterata innumerevolmente e reciprocamente. Un luogo comune espressivo che coinvolge due persone. Si badi bene, persone grammaticali. Tutto è personale in “Io ti amo”. Pronome e verbo sono le parti del discorso che la persona sposa per elezione. “Io ti amo”: tutto è pronome o verbo ed è intriso di persona. Prima e seconda: le protagoniste del discorso. Una è la bocca, l'altra l'orecchio. La terza è solo ciò di cui si parla. Nel discorso, in rapporto con le altre, è la nonpersona. Così affermò Émile Benveniste, uno che se ne intendeva. La nostra grammatica definisce uniformemente “persone” (prima, seconda, terza) funzioni del discorso tra loro molto differenti, disse. Fanno meglio, aggiunse, i grammatici arabi. La nostra terza, per loro, è “l'assente”. Alcune divinità governano la vita degli esseri umani. Tra queste, Eros. Va e viene, senza che possano farci nulla. Li accende e li spegne. Tanto li genera, quanto, visto che li genera, può capitare li uccida. Eppure, nel discorso, Eros si affaccia con un “io ti amo”.    Chi direbbe...

Ininterrotta comunicazione / L’amore nell’epoca della sua riproducibilità tecnica

Spesso, superata una certa fase iniziale di conoscenza, gli utenti dei maggiori social network, in particolare quelli che prevedono una chat interna, sono soliti lamentarsi reciprocamente dell’artificiosità del medium. Si fa strada una certa reticenza nel parlare, la sensazione – quasi una vergogna – di aver superato un limite d’intimità con un estraneo, di cui al fondo si conosce solo l’identità costruita sullo schermo, per esso o tramite esso. A volte l’escamotage per uscire da questo imbarazzo è lo scambio di numeri di telefono, come se la voce, lo scambio delle voci, creasse una sfera maggiormente “reale”, rispetto a quella interamente scritta della chat. Spesso allo scambio dei numeri di telefono non fa seguito alcuna telefonata. Resta un pudore, un’intimità che fatica a essere violata, anche volendo: come se la scrittura e la voce fossero due realtà totalmente incommensurabili.   Più spesso risulta maggiormente efficace lo scambio dell’indirizzo privato di posta elettronica: si resta sul piano della scrittura, ma all’immediato dileguare della chat (in cui spesso la possibilità di scrivere in contemporanea crea sovrapposizioni tra le risposte) fa da contraltare la...