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Andrea Branzi

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TDM Triennale Design Museum / Gli oggetti che parlano

Lo si è atteso per anni, ormai non ci si sperava più. Molte volte annunciato, evocato, sognato, auspicato, finalmente Milano ha un Museo del Design. Ospitato al piano terra del Palazzo dell'Arte, progettato da Giovanni Muzio nel 1931 quale sede della Triennale, il museo occupa la splendida galleria semicircolare, illuminata da grandi finestroni collocati molto in alto, che la irradiano di una luce quasi zenitale, conferendo magia alle cose che ospita. Dopo decenni di aspettative deluse, a rendere possibile questo ‘miracolo a Milano' è stata la determinazione di Stefano Boeri, che di Triennale è il presidente, sorretta dalla volontà del Consiglio di Amministrazione dell’omonima Fondazione e da quella del comitato scientifico composto da Paola Antonelli, Mario Bellini, Andrea Branzi, Antonio Citterio, Michele De Lucchi, Piero Lissoni, Claudio Luti, Fabio Novembre, Patricia Urquiola, con il sostegno del MiBAC.   Il Museo del Design Italiano, con la direzione artistica dell’architetto inglese Joseph Grima (dal 2011 al 2013 il più giovane direttore di Domus), in questa fase d'esordio, si intitola ‘Parte Prima’ e ospita 200 pezzi, risalenti tutti ad un periodo compreso tra il 1946...

I Cinema a luce solida di Fabio Mauri

Mana e Industrial design   Tra luglio e settembre 1968 Fabio Mauri espone al Mana Art Market di Roma i Cinema – multipli a luce solida. La galleria, fondata nel febbraio 1968 da Nancy Marotta, era anche un centro di produzione di multipli, quasi dei prototipi considerato il numero limitato in cui erano realizzati. L’artista e compagno Gino Marotta ne ha ricordato retrospettivamente i presupposti: ci dava fastidio […] la mitizzazione dell’artista, l’opera d’arte come miracolo. Noi pensavamo all’opera d’arte come a un bene di consumo utile alla società […] un’opera che fosse riproducibile in serie, utilizzando le risorse e i linguaggi che derivavano dalle tecnologie industriali […] contro un’idea decadente dell’arte”. A guidarli era il “sogno di un modello laico di cultura che potesse emanciparsi dall’immagine straziante del grande artista, dell’artista maledetto che riceve l’ispirazione e poi non sa bene cosa comunicare" [1].   Lontana dai cascami dell’esistenzialismo post-informale, la galleria mirava a democratizzare l’esperienza...

Tutto Sottsass

Il 18 settembre 1981 Ettore Sottsass e Barbara Radice arrivano in taxi alla Design Gallery di Milano. Sono emozionati e anche un poco terrorizzati. S’inaugura nel pomeriggio la mostra di Memphis, il gruppo di designer fondato nel dicembre dell’anno precedente nel loro appartamento milanese, che comprende Martine Bedin, Aldo Cibic, Michele De Lucchi, Matteo Thun e Marco Zanini. Non credono ai loro occhi: oltre duemila persone occupano lo spazio dello showroom. Dentro ci sono: trentun mobili, tre orologi, dieci lampade, undici ceramiche.   La folla dilaga per le strade attorno bloccando il traffico. Ettore e Barbara non capiscono cosa stia succedendo; pensano a un incidente. Nessun evento di design ha mai radunato tanta folla, e soprattutto nessuno sa dire come abbia fatto ad arrivare sin lì tutta quella gente. Sull’invito della mostra c’è un Tyrannosaurus Rex con la bocca spalancata, i denti bianchi ben in mostra e l’occhio vivo. Una promessa suggestiva, quasi una provocazione: Memphis come un dinosauro divorerà il design moderno? Quel giorno di settembre degli anni Ottanta rappresenta il punto culminante nella popolarit...