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Andrea Zucchinali

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Dada e Surrealismo a Alba / Avanguardia e sogno

Ah, le avanguardie! Ma perché a un certo punto se ne è parlato così male? Traditi, pentiti, disillusi? Si rimprovera loro quello che si dà per scontato oggi? Cioè che il mondo è quello che è, che là fuori è la giungla, che il sistema... Sia come sia, però, insomma, un’effervescenza, un impegno, un coinvolgimento tali che sembra che si inventasse qualcosa ogni giorno per sé e ogni settimana in condivisione, ogni opera era l’elaborazione dentro la propria poetica di un’idea che circolava. Oppure diciamolo così: quelle beghe, quelle contraddizioni, quei fallimenti che gli si rimprovera, erano la vita stessa di quella vita, e la sua nuova forma. Nostalgia? No, grazie, si fa solo per dire, per invitare a visitare una mostra di più, leggere una rivista di più, tentare qualcosa diversamente. Una rivista: quando leggo “Mousse” – purtroppo ora solo in inglese, ma è un segno non solo di mercato ma anche di pubblico interessato – a volte ho l’impressione che in certe capitali internazionali ci sia ancora questo fermento, naturalmente di altro tipo, su altri registri, ma si ha l’impressione che un dibattito ci sia, che gli artisti e i critici si confrontino su argomenti che condividono, che...

Mois de la Photo à Parigi

Confesso che era da tanto che cercavo di mettere a fuoco quello che mi è capitato di trovare come per caso a Parigi, alla mostra di Garry Winogrand tuttora in corso al Jeu de Paume. Winogrand naturalmente è famosissimo, certe sue immagini le abbiamo in memoria tutti, come quella della coppia mista, lui afroamericano e lei caucasica, entrambi con in braccio una scimmietta, o quella dell’infilata di persone sedute sulla panchina nel parco, o quella ancora dell’American Legion Convention con il vecchio mutilato ignorato da tutti gli astanti.   È il Winogrand degli anni sessanta, quello del cosiddetto “paesaggio sociale”, a caccia di scenette che ci restituiscono il sapore e il senso della società di quel periodo attraverso gli angoli meno fotografati eppure più quotidiani e sotto gli occhi di tutti. Ma prima, ai suoi inizi, negli anni cinquanta Winogrand non cercava tanto queste situazioni, a me sembra che fotograsse solo persone colte in momenti particolari, quando, senza saperlo, inconsapevolmente e automaticamente, assumono delle espressioni davvero singolari.   Garry Winogrand, Monkeys   Sono, questo...