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animali domestici

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Stretta parentela / Animali umani (troppo umani)?

Inizialmente avevo una certa difficoltà a sentirmi “padre” del mio cane. Per una sorta di virile vergogna preferivo considerarlo un compagno con cui trascorrere alcune ore della settimana, perlopiù camminando insieme per i boschi. Senza volerlo, cercavo di tenerlo lontano dall’eccessiva confidenza, e sembrava che quelle instabili regole di convivenza che avevo elaborato, esito di sensazioni più che di convinzioni ragionate, potessero davvero funzionare. Poi il cane, Osvaldo, l’incrocio segugio, si fratturò una zampa durante una scorribanda solitaria tra i castagneti. Quella fasciatura infranse la barriera: il “degente” venne teneramente accolto nel letto matrimoniale, durante la notte. Se ne stava accoccolato in fondo, anche se in qualche occasione cercava di avvicinarsi a me o a mia moglie. Fu da quel momento che, senza dirmelo, cominciai a pensarlo come quel figlio che allora, quasi vent’anni fa, ancora non avevo. In effetti era a lui che dedicavo la gran parte del mio tempo libero, era a lui che destinavo ogni preoccupazione, soprattutto quando lo lasciavo libero dal guinzaglio ed ero schiacciato dall’angoscia di averlo perso per sempre.   Fu per lui, per capire quel “...

Roberto Marchesini / Il cane secondo me

Il libro appena pubblicato da Roberto Marchesini, Il cane secondo me (Sonda), si struttura attorno all’idea che “oggi il cane è condannato a stare sempre al posto di qualcos’altro. Un cane metafora a cui abbiamo tolto la facoltà di parola”. Così, proprio negli anni in cui i cani sono dappertutto, e possono seguirci quasi ovunque, quanto sembra sfuggire è la loro reale identità. E, di conseguenza, il motivo per cui li teniamo al nostro fianco.  C’è chi mi dice: “A che serve un cane?”. La domanda è insopportabile, indubbiamente, anche perché si accompagna all’idea che, se non servi a qualcosa, non hai senso. Ma è anche una domanda che fa germogliare riflessioni, non fosse altro che per sopire insidiosi sensi di colpa. Un cane, in effetti, per come lo tengo io, per come lo teniamo quasi tutti noi, non ha alcuna utilità.    Mi capita sempre più spesso, nella confusione torbida di giornate inzeppate di cosiddetti impegni, di pensare a cosa faccia il mio cane in casa. E null’altro che mi venga alla mente, se non la sua inesauribile e sonnacchiosa attesa di qualcuno di noi, di uno della famiglia. Leo è un Jack Russell di tre anni, focoso, affettuoso, abbaiatore...