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antifascismo

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Oggi a Bookpride A tutela di tutti i viventi / Tre domande sull'antifascismo oggi

Non voglio affermare che per essere antifascisti occorra una sola, inequivocabile legge, ma al di là dell’impegno personale, ogni cittadino italiano, e ovviamente ancor di più ogni cittadino italiano antifascista o potenzialmente antifascista, dovrebbe trovare nella legge italiana un alleato, o perlomeno un interlocutore chiaro; invece la legge italiana, a cominciare dalla Legge Scelba del 1952, per proseguire con la Legge Mancino del 1993, fino a inoltrarsi nei tentativi più recenti di Emanuele Fiano del Partito Democratico, sembra destinata a confondere, abbozzare; leggi nate per essere interpretate in modo contraddittorio, un modo così adatto al nostro vivere contemporaneo. Ciclicamente ascoltiamo la notizia di manifestazioni fasciste, slogan cantati da migliaia di persone impegnate nel saluto romano. A volte un volenteroso pm ravvisa gli estremi per una mite condanna e una sanzione pecuniaria. La richiesta di una condanna a 3 mesi e di una sanzione pari a 206 euro, a seguito di una manifestazione fascista, quando accade, è già molto. Ovviamente nessun fascista andrebbe mai in carcere per 3 mesi, ma la condanna avrebbe valore di segnale, di monito. E invece dalla pochezza della...

Un'inchiesta (parte IV) / Tre domande sull'antifascismo oggi: Janeczek, Vasta, Balzano

Per provare a interrogarci e confrontarci sull'antifascismo oggi abbiamo posto ad alcuni intellettuali e collaboratori queste tre domande, a cura dello storico Claudio Vercelli. Pubblichiamo oggi tre ulteriori risposte (qui, qui e qui le prime: Valerio, Cortellessa, Manera; Lagioia, Sarchi, Inglese; Benvenuto, Ferrario, Zinato).   1. Perché si dovrebbe continuare ad essere antifascisti se è vera l’affermazione, che si fa assunto di senso comune, per cui destra e sinistra sarebbero due distinzioni che non hanno più motivo di esistere? Se invece continua a sussistere una linea di differenziazione tra i due aggregati, quali ne sono le discriminanti in senso antifascista?   2. Se l’antifascismo non si è esaurito, in cosa si deve allora sostanziare? Allo stesso tempo, se il fascismo non è mai del tutto scomparso, sotto quale natura e con quali aspetti si manifesta oggi?   3. Prova a legare alla parola «fascismo», in successione, secondo una scala decrescente di pertinenza, questi cinque termini; ciò facendo ne deriverà quelli che per te sono i tratti salienti e prioritari in cui esso si sostanzia: A) razzismo; B) populismo; C) ...

L’Italia che crocifigge / La maestra e il licenziamento in tronco

Un licenziamento in tronco di un dipendente pubblico, da parte del segretario del partito di governo, in diretta televisiva, non si era mai visto. Per lo meno in democrazia.  È successo il 27 febbraio, quando la trasmissione Matrix, su Canale 5, ha mandato in onda le immagini registrate durante i tafferugli avvenuti a Torino in occasione di una protesta contro CasaPound, e tra queste, in particolare, quelle in cui compariva Lavinia Flavia Cassaro, maestra precaria presso una scuola elementare della periferia, ripresa in primo piano, sotto la pioggia, impegnata in una violenta invettiva contro la polizia: "Vigliacchi! Mi fate schifo..." E l'immancabile (in ogni rissa di tifoseria o studentesca) "Dovete morire...". Da cui la reprimenda renziana, favorita da un assist di Nicola Porro: "Che schifo, una professoressa che augura la morte ai poliziotti andrebbe licenziata su due piedi".   Detto fatto. A stretto giro arriva la dichiarazione della ministra della Pubblica istruzione in persona, Valeria Fedeli, che definendo "inaccettabile ascoltare dalla voce di una docente parole di odio e di violenza contro le Forze dell'Ordine", annuncia che il Miur ha "avviato un procedimento...

Un'inchiesta (parte II) / Tre domande sull'antifascismo oggi: Lagioia, Sarchi, Inglese

Per provare a interrogarci e confrontarci sull'antifascismo oggi abbiamo posto ad alcuni intellettuali e collaboratori queste tre domande, a cura dello storico Claudio Vercelli. Pubblichiamo oggi tre ulteriori risposte (qui le prime: Valerio, Cortellessa, Manera).   1. Perché si dovrebbe continuare ad essere antifascisti se è vera l’affermazione, che si fa assunto di senso comune, per cui destra e sinistra sarebbero due distinzioni che non hanno più motivo di esistere? Se invece continua a sussistere una linea di differenziazione tra i due aggregati, quali ne sono le discriminanti in senso antifascista?   2. Se l’antifascismo non si è esaurito, in cosa si deve allora sostanziare? Allo stesso tempo, se il fascismo non è mai del tutto scomparso, sotto quale natura e con quali aspetti si manifesta oggi?   3. Prova a legare alla parola «fascismo», in successione, secondo una scala decrescente di pertinenza, questi cinque termini; ciò facendo ne deriverà quelli che per te sono i tratti salienti e prioritari in cui esso si sostanzia: A) razzismo; B) populismo; C) sovranismo;  D) identitarismo; E) [termine a tua scelta, da scegliere al di...

Il 2 giugno delle donne / Ada Gobetti. La partigiana educatrice

Torino, via XX Settembre   La conosciamo come Ada Gobetti perché, «per ragioni politiche, gli amici hanno sempre voluto chiamarmi Gobetti. E allora io, per affetto e rispetto di Ettore, ho sempre aggiunto Marchesini», disse riferendosi al secondo marito cui si era unita dopo la vedovanza. Ma l’identità e la personalità di Ada Prospero, classe 1902, vanno ben al di là dei cognomi acquisiti, e del resto non fu un caso se l’intellettuale Piero Gobetti se ne innamorò perdutamente. Un amore, ricambiato con la stessa intensità, nato a Torino nel palazzo di via XX Settembre 60, in cui entrambi abitavano, lei figlia unica di una coppia di benestanti commercianti di frutta, lui ambizioso giovane di cultura con la vocazione a sostenere ideali di libertà. L’incontro è quasi predestinato, Piero la coinvolge nel primo dei suoi progetti editoriali, la rivista «Energie Nove» – quindicinale politico-letterario cui collaborano Balbino Giuliano, Mario Attilio Levi, Maria Marchesini – e da allora non si separano. Siamo nel 1918, nel clima di generale mobilitazione della fine della Grande guerra, Ada ha 16 anni, lui uno di più. Insieme cominciano un percorso di formazione impegnativo, studiano...

Una dichiarazione di rottura con la sinistra / Žižek e l'antifascismo necessario

Il pamphlet di Slavoj Žižek, La nuova lotta di classe. Rifugiati, terrorismo e altri problemi coi vicini, ha sicuramente un merito. Alla domanda cruciale – “di che cosa abbiamo bisogno, dunque, in una situazione così disperata? Che dovrebbe fare l'Europa?” ­– dà una risposta che, se è confusa nel versante propositivo, è assolutamente precisa nella sua pars destruens. Ciò di cui l'Europa non ha più bisogno è la sinistra. La sinistra è bête, la sinistra è stupida perché con la sua retorica umanitaria è divenuta un'inconsapevole alleata dell'ondata xenofoba e fascista che sta sommergendo l'Europa. Žižek non lo cita, ma sembra qui avere in mente un passo del seminario di Jacques Lacan sull'Etica della psicoanalisi in cui lo psicoanalista francese distingueva destra e sinistra assegnando alla prima la palma della canaillerie e alla seconda, appunto, quella della stupidità. L'anno era il 1960 e l'Europa stava vivendo un momento altrettanto difficile, stretta com'era nella morsa della guerra fredda e ossessionata dall'incubo nucleare. Il “cynisme de droite”, spiegava Lacan ai propri ascoltatori, non è altro che una maschera della ...