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Cecità / Il mondo secondo Paul Shepard

Jared Diamond, in Armi, acciaio, malattie (Guns, Germs, and Steel, 1997), utilizza un frame interpretativo, quello dell’antitesi tra Paleolitico “felice” e Neolitico “problematico”, che dal best seller in poi è diventato un modello socio-culturale abbastanza popolare, molto frainteso e troppo politicizzato. Da un lato ci sarebbe il cacciatore-raccoglitore paleolitico in armonia perfetta con il proprio ecosistema, organizzato in gruppi antiautoritari ed egualitari, consumatore responsabile, sano, tendenzialmente pacifico, dall’altro c’è l’agricoltore neolitico, razziatore di terre, bestiame e schiavi, gerarchico e maschilista, guerrafondaio e vulnerabile alle epidemie.   Jared Diamond fa un discorso molto serio, documentato, complesso, attento alle sfumature ma, come spesso accade, la vulgata ha banalizzato e strumentalizzato il discorso. Discorso che, a mio parere, nonostante le critiche un po’ fuori tiro di David Graeber, regge molto bene da un punto di vista storico, scientifico e antropologico. Discorso che, se si avesse più tempo per studiare, vedremmo seriamente sviluppato già molto prima e poi molto dopo la pubblicazione del libro. Penso a Man the Hunter (1973) curato...

March for Our Lives / I ragazzi che salveranno l’America

Li avevano descritti ansiosi, indifferenti, succubi dei social media. Una generazione a perdere, lontana dal mare grande della Storia. Hanno colto tutti di sorpresa quando, dopo il massacro al liceo di Parkland, hanno urlato la loro rabbia. Rivelandosi, loro malgrado, i ragazzi che rischiano di salvare l’America da se stessa.  Sono bastati pochi tweet per capire che gli studenti sopravvissuti alla sparatoria in Florida non intendevano accomodarsi nel ruolo dolente di testimoni né cedere la scena ai politici di professione. Con un coraggio che ha dell’incredibile stavano invece intonando un’altra nota. Furiosa, disperata, carica di speranza: così lucida da far paura. Senza troppi complimenti gli attivisti teenager – in prima linea David Hogg, Emma Gonzalez, Cameron Kasky e Jaclyn Corin – hanno smascherato il balletto di circostanza che accompagna le stragi (le “lacrime e riflessioni”, di cui ha parlato il presidente Trump) puntando il dito sui veri colpevoli: la National Rifle Association, potentissima lobby delle armi, e i suoi fiancheggiatori.  Mescolando ironia (“Gli adulti ci amano quando prendiamo buoni voti, ma ci odiano quando abbiamo opinioni forti”, scrive Emma...

Spettri d'oltreoceano / Gun Show. Nella pancia dell’America

“Choose me, not guns”, invocano i liceali d’America urlando il loro no alle armi. La National Rifle Association li sbeffeggia, i politici insorgono. E il resto della storia va in scena senza clamore nella pancia profonda del Paese, dove le armi sono nel Dna e i Gun Show un’attrazione come una volta il circo. Vivo in Louisiana da cinque anni e non ne avevo mai visto uno. Domenica ho rimediato.  Ci si va a comprare pistole, fucili, memorabilia nazi, coltelli, tasers. Il biglietto a pagamento scoraggia ragazzini e perditempo, ma la sala del centro convegni trabocca. I tavoli carichi di armi si perdono a vista d’occhio. Il clima è allegro, le foto proibite. Basta la patente e porti a casa un arsenale. È uno di quei momenti in cui sbatti contro una realtà così altra da fare male. Al banco delle t-shirt l’anima politica esplode sfacciata. “Black Guns matter”, strilla una maglietta facendo il verso al Black Lives Matter del movimento antirazzista. Mi guardo intorno. I neri si contano sulle dita di una mano come del resto le donne. “Il problema non sono le armi”, proclama un’altra t-shirt. “Sono cuori senza Dio, case senza disciplina, scuole senza preghiera, tribunali senza giustizia...