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Barack Obama

(56 risultati)

Tagliare teste

Abbiamo visto nel video diffuso online del taglio della testa del fotoreporter americano James Foley la ferocia dell’Isis, Islamic State of Iraq and al-Sham (Stato Islamico dell'Iraq e del Levante). Nell’arco di un mese sono seguite le decapitazioni del reporter americano Steven Sotloff e del cooperante scozzese David Haines. E non è passato giorno che non ci siamo chiesti le ragioni profonde di questa barbarie, riempiendo colonne di quotidiani e servizi televisivi di immagini che non volevamo vedere, gridando il nostro sdegno all’interno di status su Facebook e Twitter, partecipando a costruire quell’attenzione e quella notorietà che l’azione di PsyOps dell’ISIS sta conducendo.   Lo scenario in cui collocare il senso di queste decapitazioni è, infatti, quello di una guerra psicologica che, per la prima volta, utilizza in modo così evidente e consapevole i social media e le possibilità di ricaduta sui media tradizionali. Il messaggio dell’ISIS ha la funzione di marcare una distinzione forte del tipo noi/loro, e su quella distinzione costruire proselitismo, da una parte, ed estrema visibilità dettata dall’eccesso di notiziabilità, dall’altra. Si tratta, certo, del...

La camicia di Renzi

Oscar Wilde ha detto che “l’eleganza si concentra nella camicia”. Eppure è uno dei capi di abbigliamento più semplici. Forse proprio per questo Matteo Renzi, che adora la semplicità e l’immediatezza, s’è impadronito di questo oggetto e ne fatto un elemento essenziale della propria identità.   Quando ha cominciato? A guardare le fotografie che lo raffigurano, da poco. Nel 2009, quando è sindaco di Firenze, o poco prima, da presidente della Provincia, le sue camicie erano ancora azzurre o a righe. Il nuovo look, preceduto dall’abbandono degli occhiali e con un nuovo taglio di capelli, comincia con le iniziative alla Leopolda. Non la prima del 2010, coi “rottamatori”, ma dal Big Bang dell’anno dopo. Lì si è tolto la giacca e ha arrotolato le maniche.     Così comincia anche il brand-Renzi, con le camicie confezionate dal sarto fiorentino Ermanno Scervino, “camicie coi baffi”, per dirla con Maurizio Costanzo. Perché bianca? Per via del sudore, dato che Renzi suda copiosamente, come dicono i fotografi che lo seguono, e ha sempre...

Renzi e i gesti

Di ritorno dalla sua recente visita di Stato in Africa, il Presidente del Consiglio si rivolge agli italiani direttamente dalla cabina dell’aeroplano che lo riporta in patria. Un’auto intervista, inframmezzata da immagini del tour, gli incontri con i presidenti dei paesi visitati, i cerimoniali e gli scambi di saluti. Matteo Renzi indossa l’inconfondibile camicia bianca. Ha i primi bottoni aperti, in alto. Parla a braccio, in modo spontaneo. Non si vedono molto le mani, perché l’inquadratura non li include. Sono perciò le espressioni del viso ad accompagnare le parole, e a commentarle.     Quando si concentra, Renzi socchiude gli occhi per un breve istante, alza il sopracciglio e aggrotta la fronte. A colpire sono i movimenti del labbro, che accompagnano le frasi: alza quello superiore quando la frase che pronuncia è particolarmente forte; in quel caso anche il tono della voce è più elevato; mostra i denti, ma per poche frazioni di secondo. Un vero peccato che non si vedano le mani, perché sono la parte del corpo che meglio esprime la sua personalità. Sottolinea sovente le frasi con convinzione...

Net-neutrality addio

Net-neutrality della Rete addio. È la prima valutazione del voto in base al quale il «Federal Communication Committee» statunitense ha approvato il piano presentato ieri dal suo presidente, il democratico Tom Wheeler, nella sessione di lavoro per discutere le nuovo norme per regolamentare l'accesso al Web. Il nuovo regolamento, che è il primo di una serie di interventi della Fcc per rendere operativo il progetto chiamato spavaldamente «Open Internet», acquisisce molte delle richieste da parte dei grandi fornitori di accesso al web di una differenziazione della velocità di navigazione nella Rete in base il costo di connessione. Una logica in base alla quale «più paghi più vai veloce» che, secondo imprese come Comcast, Verizon, Time Warner Cable e At&t, oltre a rendere Internet più appetibile per società che basano il loro business sulla Rete, può favorire strategie imprenditoriali che tendono all'innovazione di prodotto e di processo.   Una posizione, questa degli Internet provider, fortemente contestata da altre major della Rete e dai social network (Google, Facebook,...

Thomas Piketty, un amaro american dream

Sono pas­sati due mesi dalla pub­bli­ca­zione dell’edizione inglese del Capi­tale nel XXI secolo e in Ame­rica il trat­tato eco­no­mico di Tho­mas Piketty (696 pagine) può con­si­de­rarsi senza dub­bio il feno­meno edi­to­riale e poli­tico dell’anno. Il volume — dall’intenzionale asso­nanza col Kapi­tal di Marx — è volato in testa alle clas­si­fi­che delle ven­dite e da set­ti­mane viene dato «tem­po­ra­nea­mente esau­rito» da Ama­zon, nelle libre­rie non ce n’è trac­cia e nelle biblio­te­che pub­bli­che figura «in ordinazione».   Il lavoro è stato accla­mato da eco­no­mi­sti illu­stri come Paul Krug­man, il quale ha dichia­rato che l’opera dell’economista fran­cese già con­si­gliere di Sego­lène Royale, rap­pre­senta una ricerca di por­tata «epo­cale». Il New York Times lo ha affian­cato a Susan Son...

Teoria del drone

Ore 0:45 GMT – 5h15 in Afghanistan Il pilota: Cazzo, quello è un fucile?! L’operatore: Boh, è solo una macchia calda dove sta seduto, non posso dirlo, comunque sembra proprio un oggetto. Il pilota: Ah, speravo saltasse fuori un’arma, vabbè. Ore 1.05 L’operatore: Sto camion sarebbe un bel bersaglio. È un 4x4 Chevrolet, un Chevy Suburban. Il pilota: Sì. L’operatore: Eh, sì. Ore 1.07 Il coordinatore: Lo screener dice che c’è almeno un bambino vicino al 4x4. L’operatore: Vaffanculo… dov’è? L’operatore: Mandami una cazzo d’immagine, ma non credo che ci siano bambini a quest’ora, lo so che sono strani, ma insomma... … L’operatore: Boh, sarà un adolescente, comunque non ho visto niente di piccolo e sono tutti raggruppati là.   Questa che avete appena letto è la trascrizione di una parte della conversazione tra i membri dell’“equipaggio” che guida un drone Predator in volo sull’Afghanistan il 20 febbraio 2010. Sono tranquillamente seduti sulle loro poltrone nella base di Creech, negli Stati...

Normcore, il nuovo abito del potere

In un articolo di qualche mese fa del New York Magazine, la giornalista Fiona Duncan ha contribuito alla diffusione di un nuovo termine nel discorso sulle tendenze contemporanee, all'incrocio tra moda e comportamenti: normcore. La fusione di normal e hardcore, una sorta di convinta adesione alla banalità del vestire, è stata introdotta da una società di ricerca americana, K-Hole, per dar conto di una tendenza sempre più diffusa tra gli americani cool, ovvero i giovani di estrazione urbano-creativa: quella di vestirsi nella maniera più piatta possibile, “come un turista”, scrive Duncan.   L'abbigliamento al quale viene adesso attribuita l'etichetta di normcore è ben lontano dalle tendenze contemporanee del mix'n'match, quella sapienza compositiva del look dettata da un'approfondita conoscenza dei brand e degli stili, competenza maturata in decenni di consumo di immagini e oggetti. Il normcore sembra l'imitazione, senz'ombra di ironia, del modo di vestirsi dei nostri padri colti in una situazione di ordinaria rilassatezza: jeans slavati o pantaloni a vita alta dalla linea anni '90,...

Morti dal ridere

A cinquant’anni dalla loro apparizione, gli apocalittici e gli integrati germogliano ancora rigogliosi.  Per esempio che cos’è se non una versione aggiornata dell’apocalittico il Vargas Llosa del pamphlet La civiltà dello spettacolo (2012) che aggiorna i temi trattati da Neil Postman nel suo Divertirsi da morire (1985)? E che cos’è se non un caso del tutto attuale di “integrato moderato” il Carlo Freccero di Televisione (2013)?   È vero che dai tempi remotissimi in cui la scrittura si affiancò all’oralità, i nuovi media si sono affacciati suscitando nei più conservatori una grande diffidenza. Ma non si può paragonare il passaggio dall’oralità alla scrittura, o dalla scrittura all’audiovisivo, con la deflagrazione mediale che è avvenuta con l’era digitale. Naturale quindi che anche le posizioni riguardo a questo cambiamento si siano radicalizzate. Emblematiche in questo senso la demonizzazione e la santificazione di Steve Jobs post mortem, come se un uomo che ha potenziato un certo tipo di tecnologia avesse contribuito alla salvezza o alla...

L’Ucraina in gioco tra Putin e Obama

Vladimir Putin stringe fra le dita la Crimea. E, probabilmente, non se la lascerà più scappare. Tutte le carte migliori sono nelle sue mani, e questa volta le utilizzerà. Salvo accordi segreti ad un più alto livello internazionale, ovvero con gli Stati Uniti, la Crimea non sfuggirà più alla Russia. E la maggioranza dei suoi abitanti, che è russa e si sente russa, vivrà il fenomeno come del tutto naturale.   Diversa, e contraria, sarà la reazione dei Tatari di Crimea e della minoranza ucraina, ma le loro armi, di fronte alla preponderanza militare russa già stanziata in loco, e alla superiorità numerica dell'etnia russa, sono del tutto spuntate. L'evidenza delle cose, e la sproporzione delle forze in campo, mostrano una soluzione quasi obbligata, che si spera non sarà cruenta. Sia i militari ucraini, sia la minoranza tatara, qualora dovessero ricorrere alle armi, subirebbero certamente una schiacciante sconfitta: dunque ci si augura davvero che non debba scorrere inutile sangue. Sino a questo momento infatti, pur di fronte a un'evidente provocazione (in pratica un'invasione),...

Tutti gli Hopper del Presidente

I consigli del presidente.   Il 30 gennaio scorso Obama era in visita ufficiale, in Wisconsin. In un passaggio del suo discorso indirizzato a un pubblico di giovani, il presidente li ha esortati a lavorare nell’industria manifatturiera. Specializzarsi in questo campo, Obama dixit, offre più prospettive di lavoro che una laurea in storia dell’arte. Resosi immediatamente conto della gaffe, ha aggiunto che, ovviamente, non c’è niente di male a studiare storia dell’arte (“I love art history”) e, tra le risate generali, ha pregato gli storici dell’arte di non sommergerlo di lettere di protesta. Gli è sfuggita una battuta, una di quelle non scritte in cui il senso comune se non l’inconscio prendono il sopravvento e s’esprimono a loro modo.   Barack Obama alla General Electric di Waukesha   Qualcuno non l’ha ascoltato fino in fondo. Il 12 febbraio, Obama ha risposto per iscritto a una professoressa di storia dell’arte specializzata in arte medievale e Rinascimento italiano che l’aveva contattato passando per il sito della White House. Obama si è scusato per le sue...

Le grandi speranze di Bruce Springsteen

Non so se è un bene che i brani migliori di High Hopes, il più recente album di Bruce Springsteen, siano i già conosciuti “American Skin (41 Shots)” e “The Ghost of Tom Joad”. Non so nemmeno se sia un male. Entrambe le canzoni sono splendidamente trasformate da un vigoroso arrangiamento, da Tom Morello e dalla sua chitarra hendrixiana. Non sono la “versione definitiva”, che a una canzone è meglio non chiedere mai, ma fanno l’effetto di un pugile che grazie al sorso di un intruglio davvero potente si solleva dal tappeto e sferra un pugno che decide l’incontro. Ma è un intruglio che rimane strettamente “legale”. Niente steroidi in Bruce, è tutta energia biologica. E anche questo può essere un bene, oppure no.     Da molto tempo Springsteen non passa mai la soglia oltre la quale sta il “chi mi ama mi segua” – la soglia che marca la differenza tra l’arte “umana, troppo umana” – o semplicemente umanitaria – e l’arte che si proietta oltre l’umano conosciuto, verso l’umano ancora sconosciuto. Il rock...

Resilienza: l'arte di adattarsi

Resistenza addio. È il momento della resilienza. Perché il termine, con cui è stato definito persino un movimento della nostra storia recente, lascia il posto a una parola d’origine anglosassone? Oggi si parla di “comunità resilienti” di Detroit dove, dopo il crollo della General Motors e la brutale deindustrializzazione, la città si è svuotata dei suoi abitanti e il Comune ha dichiarato bancarotta. Eppure arrivano a Detroit settimanalmente ricercatori e attivisti di tutto il mondo per studiare le pratiche collaborative come gli orti di comunità, le fabbriche trasformate in parchi giochi, le reti di vicinato. E non c’è solo Detroit, ma anche altre esperienze negli Stati Uniti e in Gran Bretagna.   “Resistere” è un verbo con una storia molto antica; indica una situazione per cui si “sta fermi e saldi contro una forza che si oppone, senza lasciarsi abbattere”. “Resilienza” è più recente, rimonta al Settecento (“capacità di un materiale di resistere agli urti senza spezzarsi”), sebbene il suo uso in campo metallurgico...

Il tocco della folla

Un tempo le mamme alzavano i figli perché il Papa, o il leader politico, potesse toccarlo, quasi possedesse il tocco magico che un tempo s’attribuiva ai reali di Francia. Tutto avveniva in piazza, nel corso di una cerimonia, di un’inaugurazione o di un raduno. Da Mussolini a Stalin il bimbo in braccio, o il tocco della folla, erano d’obbligo e segnano il XX secolo, l’età della massa, come ha detto Elias Canetti, per cui la sua forza appare superiore alla somma delle singole parti, gli individui, che alla fin fine contano davvero poco. Il XXI secolo è probabilmente cominciato quando Andy Warhol ha detto o scritto – dove non si sa con certezza – che ciascuno poteva aspirare a quindici minuti di celebrità: l’età degli individui. Tutto è cominciato con la televisione, dove bastava apparire per “essere”.   I leader politici sono stati veloci a capirlo, e poiché a loro non bastano quei quindici minuti, ma aspirano a tempi ben più lunghi, hanno cominciato a studiare strategie differenti per apparire dopo il tramonto dei capi taumaturghi. Il nuovo maestro nel campo...

Sono solo parole?

In principio venne il corvo. E da un corvo, si sa, non può venire niente di buono. Siracusa, 465 avanti Cristo, cade la tirannia del sanguinario Trasibulo. Gli abitanti della polis sperimentano libertà cui non erano abituati. Una primavera siracusana, diciamo, due millenni e mezzo prima di quelle arabe. Le controversie non vengono più risolte dal sovrano ma attraverso discussioni pubbliche. A questo punto fa il suo ingresso in scena Corace (Corax, corvo, appunto). Insegna l'arte di elaborare discorsi persuasivi. Regola base: il sembrare vero conta più dell'essere vero. Per prevalere nelle controversie ci vogliono quelli come lui. Nasce così la retorica. Mali corvi malum ovum. Da un cattivo corvo, un cattivo uovo. Si potrebbe pensare leggendo alcuni titoli: «Basta retorica della crescita», «Criminalità: i dati smentiscono la retorica», «Non è più tempo di retorica». Per come ne parliamo oggi, la retorica sembra una gran brutta cosa.   L'uovo di Corace viene associato a falsità, inganno, parole vuote. «Fare retorica» è poi una delle peggiori...

Chi è davvero Barack Obama?

Chi è davvero Barack Obama? La questione dello spionaggio ai danni degli alleati europei, dei capi di stato, ma non solo loro, da parte della agenzia di sicurezza americana, Nsa, fa emergere un problema: chi è davvero il Premio Nobel per la pace? Prima di tutto Obama è un capo di governo e come tale fa gli interessi del proprio paese, com’è ovvio che sia, che si tratti di garantirne la sicurezza contro gli attacchi terroristici o che invece voglia mantenerne inalterato il suo primato militare ed economico.   Su questo piano sono semmai gli europei a essere ingenui nei confronti del capo di un paese che ha la leadership politica attuale e utilizza il suo potenziale tecnologico per restare tale. L’America non ha nessuna intenzione di cedere questo primato. In politica, come disse una volta il leader cinese Den Xiaoping, “Non importa se il gatto è bianco o nero, basta che prenda i topi”.   La Realpolitik in tempi di globalizzazione non è dunque calata, anzi, se si guarda bene, è pure aumentata. Una cosa è evidente in questo Datagate, com’è stato chiamato: gli Stati Uniti...

Micah White: oltre Occupy

Sabato 5 ottobre. Alle 13.40 il Cinema Apollo a Ferrara brulica in attesa dell’incontro “Le relazioni pericolose”, su stampa e finanza in tempo di crisi, organizzato e promosso da Banca Etica e Arci, in occasione della settima edizione del Festival di Internazionale.   Moderato da Mauro Meggiolaro, giornalista e blogger per Il Fatto Quotidiano, l’evento è introdotto da Ugo Biggeri, presidente di Banca Etica, che dà ufficialmente inizio alle relazioni pericolose, incoraggiando la platea a scrollarsi di dosso lo status di “analfabeti finanziari e utenti passivi di conti in banca” e a cercare di capire le dinamiche della finanza, in ragione della rilevante influenza che questa esercita sulla società. E, insiste, spetta proprio al giornalismo economico imparare a raccontarla, volgendo occhi, orecchie e penne non solo agli esperti di economia internazionale ma anche verso la gente comune, ascoltando l’avviso di chi ne vive le conseguenze ogni giorno. È su queste nobili intenzioni che si apre il dibattito insieme a Micah White, attivista statunitense, tra i fondatori di Occupy Wall Street.  ...

Copricapi e corone

Pubblichiamo un estratto dall'ultimo libro di Claudio Franzoni, Da capo a piedi (Guanda) da pochi giorni in libreria.       Copricapi e corone «Forse qualche lettore è stato colpito da una fotografia di Papa Paolo VI con in testa una corona di penne Sioux circondato da un gruppetto di ‘Pellerossa’ in costumi tradizionali: un quadretto folcloristico estremamente imbarazzante quanto più l'atmosfera appariva familiare e bonaria».     Con queste parole Pier Paolo Pasolini commentava sul «Corriere» una foto apparsa sui giornali dieci giorni prima, in occasione di un’udienza di nativi americani a Castel Gandolfo. Il papa è in piedi, al centro della foto, in tonaca bianca e sorride; sul capo ha un vistoso copricapo di penne multicolori; sorridono accanto a lui anche un giovane e una ragazza in costumi tipici, mentre alcuni prelati si intravvedono alle loro spalle. Da un lato la fotografia imbarazzava Pasolini – su di essa ««il tacere è bello» (ma non per ipocrisia, bensì per rispetto umano)» –, dall’altro l’...

I mostri promettenti dell'innovazione sociale

Che fine fanno gli hopeful monsters dell’innovazione sociale? L’espressione è rubata al designer dei servizi Ezio Manzini - uno dei massimi teorici e sperimentatori della social innovation - che la usa per riferirsi a quei soggetti individuali e collettivi che, quando ancora il termine non era ancora stato coniato, hanno iniziato a sperimentare nuovi schemi di azione per rispondere in modo radicalmente nuovo a bisogni non soddisfatti. “Scherzi di natura” rispetto alle soluzioni dominanti e che oggi rappresentano riferimenti centrali nelle politiche, soprattutto europee. L’esempio tipico di Manzini è il commercio equo. Nel giro di una trentina d’anni il marchio fair trade è passato dallo status di nicchia marginale e underground - anche rispetto all’economia sociale - agli scaffali dei supermercati, acquisendo quote sempre più significative e obbligando i produttori tradizionali a riconvertirsi ai suoi principi. Tutto ciò ben prima che all’inizio di questo decennio l’amministrazione Obama formalizzasse l’ufficio e il fondo per l’innovazione sociale e un think tank vicino Barroso...

The Conversation: né libertà né sicurezza

“Un popolo che rinuncia alla libertà per la sicurezza non merita né libertà né sicurezza”. Benjamin Franklin non aveva dubbi sulla scelta che gli Stati Uniti avrebbero dovuto compiere: la sicurezza, se implica il sacrificio della libertà, è un vantaggio a cui dire “no grazie”. Le recenti rivelazioni di Edward Snowden sul Prism, il programma di sorveglianza elettronico segreto dell'Agenzia di sicurezza nazionale americana, oltre a mettere in crisi l'amministrazione Obama, ripropongono il problema della compatibilità di sicurezza e libertà. Un popolo spiato è un popolo libero? No, non lo è. E sospettarlo o scoprirlo non migliora le cose, anzi, può farle deflagrare. Lo sa bene la celebre coppia origliata da un grande Gene Hackman nel film del 1974 di Francis Ford Coppola, “The conversation”.     Il film sceglie la prospettiva degli “spioni”, e in particolare quella di uno specialista in intercettazioni, Harry Caul, in preda a una profonda crisi di coscienza. L'intercettatore Caul sopravvive al suo lavoro non ponendosi domande su...

La guerra di Bradley Manning

Nell’occasione dell’incriminazione di Bradley Manning e della nuova release da parte di Wikileaks di documenti che rendono evidente chi viola la legge e chi la difende negli Stati Uniti, ripubblico questo post del luglio scorso. Anche perché non mi pare che nel frattempo sia stato pubblicato molto altro su Bradley Manning e la sua vicenda.    Oggi è finalmente possibile avere un quadro chiaro della vicenda che ha visto coinvolti il soldato americano Bradley Manning e Wikileaks nella divulgazione di un filmato che prova un massacro americano in Iraq, spacciato invece per uno scontro tra bande locali, e soprattutto degli ormai famosi cable, le centinaia di migliaia di messaggi che le sedi diplomatiche americane hanno diramato nel corso di diversi anni. Il documento principale sul quale ci si può fare un’idea della vicenda e dei suoi protagonisti è rappresentato dalla copia di colloqui su una chat IRC tra Manning e Adrian Lamo, incautamente scelto da Manning come confidente in momenti di grande difficoltà emotiva.     Il documento costituisce la principale prova...

New York città aperta

All'uscita di Modern Vampires of the city, il nuovo disco dei Vampire Weekend – un gruppo indie-pop statunitense che va oggi per la maggiore e che potrebbe essere definito post-world music, se esistesse il genere – sono stati diffusi in rete un paio di singoli sotto forma di raffinati video musicali. Uno dei due video, Step, è un omaggio piuttosto riuscito a New York, la città d'origine della band. Il video è molto bello ed è coerente con la copertina del disco, una foto aerea in bianco e nero di Manhattan avvolta da una foschia mattutina. Ricorda vagamente la copertina di Underworld di Don De Lillo, ma senza Torri Gemelle che scompaiono nella nebbia.     Il video, girato totalmente in un bianco e nero così poco contrastato che a dominare sono una varietà infinita di grigi, racconta una giornata a New York da mattina a sera, mentre il testo della canzone compare a caratteri bianchi e cubitali sulla superficie delle immagini con il procedere della musica. La scelta delle immagini, la maggior parte fisse, altre in movimento, è talmente riuscita da non richiedere alcuna didascalia o allusione...

Asia a perdita d'occhio

Le acrobazie balistico nucleari del nipotino del Presidente Eterno e figlio del Caro Leader costringono perfino i media italiani a sollevare lo sguardo dai minimalia di casa nostra (più che di provincialismo ormai s’ha da parlare di autismo). Pochi giorni fa mi si faceva notare che l’agenzia di stampa spagnola ha a Pechino quindici corrispondenti, l'Ansa ne ha uno solo che fa fatica a pagare una segretaria, mentre i solitari corrispondenti delle grandi testate coprono da qui un’area da due miliardi di anime.     Obama sta riposizionando i suoi asset militari sul Pacifico, noi facciamo show di scaramucce paramilitari sul prato di Pontida. Noi facciamo show, in generale. Ma è strano come i giornalisti (e soprattutto capiredattori) all’inseguimento di lettori in allontanamento esponenziale (e dei propri relativi stipendi) non siano ancora capaci di proporre storie più fresche (prodotti non scaduti, insomma), come quelle dell’Asia che lievita: mi hanno detto di un servizio su Vogue Uomo di febbraio (‘opinion leaders in Cina’, una dozzina di nomi a casaccio, tutti ben vestiti) e di un MarieClaire di...

Cani in politica

All’improvviso, li abbiamo visti con i cani, preferibilmente cuccioli. Ci sono tutti (o quasi), Berlusconi e Monti, Bersani e Grillo. Chi sul web, chi in tv, chi in foto studiate, chi in immagini apparentemente casuali. Come i potenti d’America, Obama che ricorda il suo Bo nel discorso d’insediamento, George Bush che fa il necrologio di Barney, lo scottish terrier morto dopo otto anni di convivenza. Ma se un animale domestico alla Casa Bianca è ormai da tempo quasi obbligatorio, in Italia, invece, esibire il cane non ha precedenti (lo spiega bene Carola Vai in un curioso libro davvero anticipatorio, In politica se vuoi un amico comprati un cane, uscito nel 2011). E inoltre tutto è accaduto repentinamente, nel volgere di appena due mesi. Ha iniziato Berlusconi prima con Puggy, il carlino di Michela Biancofiore, poi con la meticcia dono di Vittoria Brambilla, quindi è arrivato Monti, con il suo Empy. Mero calcolo elettorale? Certamente è così, perché chiamare sulla scena il cane è operazione ricca di sensi, capace di evocare emozioni e di stabilire sintonie irriflesse, subliminali. Una specie di scorciatoia...

Ohio: swing state

Se doveste scegliere uno stato dell’unione dove assistere alla prossima campagna elettorale per le presidenziali americane, non dubitate nemmeno un secondo e venite qui, a Cincinnati o a Columbus, in Ohio. L’Ohio è lo “swing state” per eccellenza, l’ago della bilancia elettorale, il “bellwether state”, dove si capisce dove andrà l’intera nazione; lo stato che incarna la medietas nazionale rispetto alle preferenze di ogni tipo. Non a caso moltissime multinazionali hanno la loro sede americana qui, proprio per intercettare meglio e prima le tendenze dell’intero continente, soprattutto in termini di trend di consumo. E non sorprende quindi che Obama e Romney siano ritornati da queste parti in diverse occasioni durante la campagna elettorale, perché la battaglia elettorale non si vince a New York o in Texas, dove la polarizzazione politica è stabile da tempo, ma in questi stati “cerniera” - dal punto di vista sia geografico, che sociale. A riprova la percentuale dei voti: a livello nazionale il 50.6% per Obama contro il 47.80% per Romney, in Ohio 50.18% contro 48.18%.   L’...