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burkini

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Il viaggiatore solitario / Roland Barthes in autogrill

Settembre è ormai sul punto di finire. Con settembre finiscono le vacanze e finisce questa estate del 2016, che è stata amara, polemica, sudata, poi dolcissima come tutte. Mentre anche gli ultimi, strategici vacanzieri di settembre inoltrato riaprono zaini e valigie in una stanza di casa, in uffici affollati e davanti ai computer di tutti gli anfratti del paese si passano in rassegna i temi, gli scandali, si riflette sul senso. Perlomeno, in tanti penseranno, con il burkini abbiamo chiuso fino all’anno prossimo. È già qualcosa. Perché sì, se ne è detto tutto, il contrario di tutto e poi se ne sono dette cose che coniugavano i due corni della questione risolvendoli. Era Lévi–Strauss, in Tristi tropici, che ricordava come questa fosse strategia argomentativa tipica della filosofia e sufficiente a convincerlo a diventare etnografo per fuggirla. Ma il senso non si esaurisce mai, scrive d’altra parte Roland Barthes: il suo lavoro è spostarsi, connettere, scartare. E davanti a questa sua tacita, attualissima provocazione, in questa fine di settembre presento un breve esperimento autostradale. Lo ‘scarto’ risale all’agosto di un anno fa, quando durante un viaggio in macchina molto lungo...

Exception française / Burkini

Abbiamo un nuovo esempio di exception française. Il 64% dei francesi nell’agosto 2016 si è dichiarato d’accordo con la proibizione dell’uso del burkini in spiaggia, emanata da alcuni sindaci della Costa Azzurra. Il burkini, ricordo, è un costume da spiaggia apposito per le islamiche, inventato da una stilista australiana, che lascia scoperti solo volto, mani e piedi – probabilmente una provocazione, il nome stesso è un ossimoro che sembra inventato da Charlie hebdo. Persino il primo ministro Manuel Valls ha dichiarato solennemente che il burkini è segno di oppressione della donna, e quindi va proibito. L’eccezione consiste nel fatto che buona parte del mondo – Italia inclusa – ha reagito in modo del tutto diverso. A parte i settori xenofobi, anti-islamici e identitaristi di destra, nessuno ha approvato questo bando del burkini. Il video, poi virale, in cui alcuni agenti su una spiaggia obbligano una donna mussulmana a denudarsi è apparso quasi ovunque come una violenza umiliante, sessista.  Gli islamici hanno postato un video di suore in spiaggia, e hanno detto “Perché allora non obbligate a svestirsi anche le suore?”. Si è risposto che le suore sono parte dell’identità e...