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Carla Pollastrelli

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Armine, Sister: canto per una strage

In principio era il verbo, anzi no, non il verbo, e neanche l’azione, in principio era la musica. Quando gli spettatori entrano nello spazio di Armine, Sister, la penombra è tale che a mala pena scorgono le colonne che sono l’essenza scenografica della performance-spettacolo che il Teatr Zar di Wroclaw ha portato sulla scena della Leopolda di Firenze per la XXIIma edizione del festival Fabbrica Europa; più che vedere intuiscono che in mezzo a esse qualcuno, un manipolo di ombre, si agita, striscia, si muove. Mentre la musica è già lì, alza una cattedrale di respiro, invade e pervade ogni cosa con il vento di una voce che si trattiene, si allunga, si condensa: è l’ipnotico bordone di un canto monodico sul quale affiorano altre voci, dapprima appena udibili, poi sempre più nitide e presenti, come arabeschi su un tappeto. È un tappeto orientale, certo, ma di un oriente che ha qualcosa di vicino e insieme di desueto, il gregoriano, il lamento liturgico ortodosso, le voci bulgare: la struttura delle otto voci che la musica tonale si è lasciata alle spalle. Solo la lingua, irriducibilmente altra, né...

Un favoloso giovane, Jerzy Grotowski

L’immagine del teatro? Un uomo che dipinge un ritratto. “L’attore è il suo braccio – e il suo cuore. Il regista è la sua volontà creativa. Lo scenografo il suo respiro – la sua possibilità di respiro. L’autore della messinscena è il cervello: la consapevolezza”. È il 1958, l’epoca di queste icastiche Conversazioni a Elsinore, e Jerzy Grotowski è un giovane Amleto che, nella Polonia prudentemente riformista di Gomulka, va cercando il Graal. La giovinezza, del resto, non può chiedere di meno, vuole rivoltare di sotto in su le convenzioni che affliggono la scena, che a quel tempo (e oggi no?) assumono due maschere: la reviviscenza naturalistica (Attore I) e la finzione consapevole (Attore II). Due bigottismi si contendono il dominio della scena rivendicando ciascuno la sacralità di un metodo, ma dimenticando il Motto. E il motto è “ritrovare il Graal – andare oltre la limitatezza e la fragilità dell’egocentrismo – verso gli altri esseri umani, verso la natura, consapevoli di questa unità universale la cui espressione più...