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Carlo Ginzburg

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Matto e mostro / Lo strano Federico Tavan

Federico Tavan nasce “strano” perché, quando è ancora in pancia, riceve la maledizione della strega del paese. Così la pensano ad Andreis, un borgo incantato, in cui vivono meno di 250 anime in Val Cellina, nel Friuli più segreto, al confine con l’“Italia”. L’Italia, a iniziare dal Veneto, è un posto dove non si parla la marilenghe, la lingua madre, il friulano. Mentre ad Andreis l’italiano è cosa che si usa solo sui banchi di scuola. Andreis è fatto di case in pietra con i ballatoi in legno, dove si può lasciare il fieno ad asciugare. C’è il torrente Alba che a volte è azzurro e altre verde fosforescente: lo guardi e sai che esistono le fate. Poi alzi la testa, vedi le montagne vicine, e sai, che se il tempo si fa grigio, di un grigio-dolore, esistono anche le streghe. Come quando il mondo si è capovolto lì vicino, a Erto e Casso, dove un pezzo del monte Toc ha fatto strabordare la diga del Vajont.   Anche lì, colpa delle streghe come Giacomina, la vecchia laida, corrosa dalla solitudine e dalla disperazione, che vede Cosette Tavan, la futura madre di Federico, entrare in chiesa con il grembo leggermente dilatato, la camminata consapevole di chi porta un carico prezioso....

Libri e cinefilia / Viaggi attraverso il grande schermo

In Sherlock Jr. (in italiano La palla n.13), diretto da Buster Keaton nel 1924, il proiezionista di un piccolo cinema di periferia, interpretato dallo stesso Keaton, cade addormentato durante un film e sogna di “entrare” letteralmente nel grande schermo. È la prima immagine che mi è venuta in mente sfogliando due libri pubblicati di recente: Una visita al Bates Motel di Guido Vitiello (Adelphi 2019, pp. 251, 38 euro) e il Dizionario del cinema immaginario compilato da Alberto Anile (Lindau 2019, pp. 328, 24 euro). Più che due libri “di cinema” si tratta di libri “cinefili”: due «capriole della visione», per dirla con Anile, due tuffi «negli abissi dello schermo». Entrambi nascono, mi sembra, dal desiderio di penetrare quasi fisicamente nel film, di abitarlo, di esplorarlo scena per scena, metro per metro.    Buster Keaton, “Sherlock Jr.”, 1924. Detto questo, i due lavori sono profondamente diversi. Rispetto al volume Lindau, più modesto nella grafica e contenuto nelle dimensioni, quello targato Adelphi, sontuosamente illustrato a colori, è una festa per gli occhi: non solo un libro, ma anche un oggetto di pregio, come vuole la tradizione della casa (e in modo...

Storia del mondo in nove scritture misteriose / Recensione (con divagazioni) a Silvia Ferrara. La grande invenzione

Philip Roth in Operazione Shylock racconta così il modo in cui a scuola ha scoperto l'alfabeto: «le ventisei coppie asimmetriche suggerivano a un intelligente bambino di cinque anni ogni dualità e corrispondenza che una piccola mente potesse concepire»; «la processione che marciava immobilmente verso la porta dell'aula scolastica costituì una pesca miracolosa associativa di inesauribili proporzioni». Nella forma espositiva didattica e disciplinata che le coppie di lettere assumono sulla lavagna (Aa Bb Cc …) «il fregio dell'alfabeto» appare simile a «figure di profilo, nel modo in cui gli scultori di bassorilievi di Ninive rappresentarono nel 1000 a.C. la caccia reale al leone». Non è l'unico passo dell'opera di Roth che associa le proprietà pittoriche e la magia ricombinatoria della scrittura alla gioia pura; la forza che deriva dal padroneggiamento del linguaggio è un «piacere corroborante», tale da «espandere così dinamicamente i limiti della coscienza». Non posso omettere come nel passo citato del romanzo compaia una sola, successiva, scoperta capace di competere in forza con la scrittura: il sesso, che per Roth coincide con la fine dell'infanzia.   Ho associato...

Piero della Francesca / Alla ricerca di Piero. La casa di Sansepolcro

All’ombra dei personaggi famosi prospera un sottobosco di figure minori, le cui azioni risultano indissolubilmente intrecciate con il nome di qualcuno incomparabilmente più celebre di loro. Viaggiare per visitare le case di donne e uomini illustri significa alla lunga scontrarsi con questa evidenza, per cui ciò che chiamiamo storia è l’annodarsi di vicende vicine e lontane, minori e maggiori, luminose e in ombra. Capita così a noi, addentrandoci in quell’angolo tra l’Umbria e le Marche, tra Città di Castello e Pieve Santo Stefano, alla volta della casa natale di Piero della Francesca a Sansepolcro, in provincia di Arezzo. Nelle stanze semivuote, arredate oggi con alcune piccole mostre (pittura, oreficeria), incontriamo presto un nome che entra a pieno titolo a far parte della storia della casa e della memoria postuma dell’artista: Giovanni Battista Collacchioni, detto Titta.    Nella seconda metà dell’Ottocento il Collacchioni, cavaliere e senatore del Regno, divenne proprietario del grande edificio, che la famiglia di Piero, ricchissimi conciatori, aveva abitato e ampliato (probabilmente su progetto di Piero stesso) esattamente quattro secoli prima, nella seconda metà...

Adelphi ristampa il libro più noto di Carlo Ginzburg / Il formaggio e i vermi

“In passato si potevano accusare gli storici di voler conoscere soltanto ‘le gesta dei Re’. Oggi, certo, non è più così. Sempre più essi si volgono verso ciò che i loro predecessori avevano taciuto, scartato o semplicemente ignorato. ‘Chi costruì Tebe dalle sette porte?’ chiedeva già il ‘lettore operaio’ di Brecht. Le fonti non ci dicono niente di quegli anonimi muratori: ma la domanda conserva tutto il suo peso.” Il formaggio e i vermi, oggi riproposto in una nuova edizione da Adelphi, uscì nel 1976, e nel primo paragrafo della prefazione, che ho copiato interamente, Carlo Ginzburg sintetizza l’essenza del libro. Che raccoglie gli umori di un clima culturale e politico, quello degli anni ’70, di cui forse si conserva memoria parziale se non macchiettistica. Ne parla anche Ginzburg nella nuova postfazione. Superati quasi completamente gli schemi ideologici attivi fino a pochi anni prima, messi a nudo come quelli degli avversari, questi movimenti poliformi entravano in contatto con studiosi (allora chiamati ancora intellettuali) non più e non solo attraverso appelli e firme, ma attraverso le loro opere, facendo propria anche una particolare filosofia della storia. Che a sua volta...

Nobel 2019 / Lo sguardo di Olga Tokarczuk

Con il Premio Nobel per la letteratura, assegnato contemporaneamente alla polacca Olga Tokarczuk e all’austriaco Peter Handke, si potrebbe affermare che ha vinto l’Europa Centrale, con tutte le sue contraddizioni (basti pensare alle polemiche per l’appoggio dato dallo scrittore austriaco al nazionalismo serbo). Piccole nazioni che, assieme alle altre, dal Baltico al mar Nero, sono non soltanto un luogo dell’anima e della cultura fondamentale per il nostro sbrindellato continente, ma anche l’espressione di un modo di intendere la letteratura un po’ diverso da quello che va per la maggiore da noi. I loro libri sono assai particolari e, seppur ben scritti, privilegiano lo sguardo filosofico: spesso sono una sorta di patchwork di saggio e finzione. I loro romanzi, ad esempio, non sono caratterizzati da una trama narrativa chiara e definita: sono piuttosto delle occasioni di racconti e memorie apparentemente confuse e, persino, pretestuose, al servizio di una profonda riflessione sulla vita, l’anima e la storia.     Pur essendo nata parecchi anni dopo la tragedia della Seconda Guerra Mondiale, Olga Tokarczuk (1962) è ben consapevole del peso della Storia per la Polonia e di...

Le immagini secondo James Elkins / Il cosmo legnoso

Pittura su legno Lavorando sull’immaginario alchemico, lo storico dell’arte americano James Elkins si reca un giorno alla biblioteca dell’università di Glasgow, ricco di manoscritti e incunaboli sull’alchimia e la chimica, le scienze occulte e la stregoneria, la Kabbala, i Rosacroce e la massoneria. Compulsando il fondo della John Ferguson Collection, il suo sguardo cade sulla scheda di un documento di cui è ignoto l’autore, la data, la provenienza, la storia e, come si renderà presto conto, anche il senso.  È così, per pura serendipity, che s’imbatte in un manoscritto misterioso, il cui unico indizio viene dal frontespizio, ammesso che sia della stessa mano delle illustrazioni, cosa di cui dubita. Qui si accenna alla magia naturale, alla natura pneumo-cosmica, all’autore come scimmia della natura, a disegni dipinti e incisi e modellati in rilievo.   Le immagini sono tutte prese da "What Heaven Looks Like".   Il libro si compone di 52 acquerelli rotondi di una dimensione variabile tra 11 e 13 cm (poco più grandi di come li vediamo ora sullo schermo dei nostri computer), realizzati su carta olandese e databili all’incirca a metà Ottocento. Ci troviamo senza dubbio...

Immaginazione e negazione generativa / Perché il popolo sposta il vaso?

  Consenso e ironia   Le implicazioni di questa fulminante vignetta di Altan sono davvero molte. Così come è forte la provocazione nei confronti della nostra indifferenza. La preoccupazione di Baruch Spinoza riguardo alla nostra disposizione a rimanere sudditi emerge in tutta la sua portata. Una domanda potrebbe essere: se anche di fronte a evidenti errori e scelte sbagliate che persino chi esercita il potere riconosce, quello stesso potere o una delle sue espressioni sente di poter contare su una disposizione incondizionata a colludere, compensare, adattarsi, confermare, comunque e nonostante, il consenso, come sarà mai possibile aprire gli occhi, dire di no, generare una discontinuità e creare un cambiamento dello stato attuale delle cose? La propensione alla conferma, si sa, prevale nelle nostre scelte e nei nostri comportamenti, anche quando è evidente che mantenere la consuetudine produrrà esiti indesiderabili. Le forme di comunicazione politica che fanno un uso strumentale della paura sono sempre state una efficace via di manipolazione delle opinioni e delle scelte di chi governa. Ancor più efficace si è mostrata e si mostra l’individuazione di un nemico,...

Le varie lingue di Le metamorfosi / Kafka. Un tram chiamato lampione

La scintilla si accende leggendo un passo all’inizio della seconda parte de La metamorfosi (1915). Da qui prende le mosse il notevole “giallo-filologico” di Adriano Sofri, Una variazione su Kafka (Sellerio). Infatti nella traduzione de La metamorfosi, fatta da Anita Rho e pubblicata con il testo a fronte (Rizzoli 2001), si trova questa frase:   “I rilessi della tranvia elettrica chiazzavano qua e là il soffitto e le parti superiori dei mobili, ma in basso, dov’era Gregorio, faceva buio”.    Ma, nel testo tedesco, al posto di tranvia elettrica (che sarebbe: “elektrischen Strassenbahn”) c’è scritto “elektrischen Strassenlampen” (lampioni elettrici della strada). E infatti, ad esempio, una delle maggiori esperte italiane di Kafka, Andreina Lavagetto, nella sua traduzione (F. Kafka, La metamorfosi e tutti i racconti pubblicati in vita, Feltrinelli 1991, p. 90), traduce così:   “La luce dei lampioni elettrici in strada si posava pallida qua e là sul soffitto…”    Ma già il titolo del racconto di Kafka è diverso dall’originale: “Die Verwandlung” significa infatti “La trasformazione”. In tedesco esiste il termine “Die Metamorphose” quindi Kafka, che...

Si può vivere senza, ma mica tanto bene / Ironia: non aderire alle convinzioni

“Non c'è da meravigliarsi se l'ironia presenta alcuni pericoli, sia per l'ironista che per le sue vittime. La manovra è arrischiata, e come ogni gioco dialettico, riesce solo di stretta misura: un millimetro in meno, - e l'ironista diventa lo zimbello degli ipocriti; un millimetro in più, - e persino lui si inganna insieme alle proprie vittime; far causa comune con i lupi è pura acrobazia e può costar caro a chi è maldestro. L'ironia, pena il naufragio, deve così bordeggiare pericolosamente tra la Cariddi del gioco e la Scilla della serietà: la prima di queste trappole è lo slittamento dell'ironico nel ludico, la seconda la ricaduta dell'allegoria in tautegoria ingenua; talvolta l'ironia cede alla vertigine dell'ambiguità, e l'andirivieni fra gramma e pneuma finisce col farla impazzire del tutto; talaltra aderisce alla lettera della grammatica rinunciando all'equivoco con una scelta univoca. D'altronde a che ci serve una simile prova di abilità? A liberarci, dicono, dalle illusioni... Ma le illusioni sono così funeste che, per distruggerle, dobbiamo arrampicarci su questo trapezio volante?”    La domanda di Vladimir Jankélévitch, dal suo libro "L'ironia", rimane tutta...

Morte di Italo

Pochi giorni dopo il funerale di Italo Calvino ho buttato giù gli appunti che seguono, soltanto per ricordarmi la situazione e i sentimenti del momento. Ero appena tornato dalla Francia, e la sera stessa la moglie di Calvino (Chichita) mi ha telefonato per dirmi che Italo stava morendo. Sono partito in macchina nella notte verso Siena assieme alla moglie di Carlo Ginzburg (Luisa), mentre Carlo stava arrivando col treno da Roma. In macchina io e Luisa siamo arrivati a Siena a mezzanotte e mezza, e proprio allora Carlo stava smontando da un taxi davanti all'ospedale. Chichita era andata a dormire all'albergo. Italo era in sala di rianimazione dove non si poteva entrare, lo tenevano ancora in vita con farmaci «a termini di legge». Abbiamo cercato in tutti gli alberghi di Siena senza trovare un posto per dormire, allora ci siamo seduti ad aspettare davanti all'ospedale. Siamo riusciti a entrare solo alle 4, quando è arrivata Chichita assieme a Giorgio Agamben, Giovanna, Aurora, François Wahl, e il fratello di Italo. Avevano già composto il corpo di Italo nella bara, ma in modo ridicolo, pare, mettendogli del pizzo intorno alla...

Calvino, Levi e i buchi neri

Nell’aprile del 1975 la rivista «Le Scienze», edizione italiana di «Scientific American», pubblica la traduzione di un articolo sui buchi neri. Il titolo in originale è The Search for Black Holes e l’autore lo scienziato Kip S. Thorne. La rivista è molto seguita in quel periodo in Italia e tra i suoi lettori affezionati ci sono anche due scrittori assai noti: Italo Calvino e Primo Levi. L’autore di Le cosmicomiche ne parla nel mese di settembre sul «Corriere della Sera» nella sua rubrica «Osservatorio del signor Palomar», titolo: I buchi neri. Calvino nota che da alcune settimane tutti gli amici con cui il suo alter ego, il signor Palomar, parla, finiscono sempre per affrontare l’argomento dei buchi neri. Il pezzo è un efficace riassunto degli argomenti sviluppati da Thorne, che si alternano a riflessioni di tipo filosofico e antropologico sul posto dell’uomo nell’universo.   Il tema appassiona Calvino da decenni, almeno dagli anni Quaranta, e ha trovato spazio nella sua opera narrativa, in particolare in Le cosmicomiche. Il cambio di paradigma in corso, osserva lo...

Giuliana Minghelli, Cinema Year Zero

In un saggio famoso André Bazin scriveva che “le néorealisme est aussi une révolution de la forme vers le fond” (Bazin, Qu’est-ce que le cinéma? Une esthétique de la réalité: le néoréalisme. Vol. 4 Paris: Les Èditions du Cerf, 1962, p. 141). L’apparente semplicità dell’enunciato nasconde in realtà un velo di ambiguità: il termine fond può intendersi non solo come “contenuto”, ma anche come “sfondo”. Non è un’ambiguità da poco: sottende la possibilità di poter adottare un diverso sguardo critico rispetto all’interpretazione dominante del Neorealismo come cinema post-resistenziale attento ai contenuti sociali.     È proprio da una rinnovata attenzione al paesaggio inteso come luogo di esperimenti formali che prende le mosse Cinema Year Zero. Landscape and Memory in Post-Fascist Italian Film. Come rivela il titolo, nel cinema neorealista l’interesse per lo sfondo va di pari passo con un’operazione di scavo nella memoria, individuale e collettiva: “il cinema del...

Mircea Eliade. Uno sciamano contemporaneo

Mircea Eliade (1907-1986) è con ogni probabilità lo studioso di religioni più noto e influente del Novecento, grazie al fascino del suo pensiero e di un’indubbia capacità di scrittura. Lo studioso romeno, poi radicato negli Stati Uniti, è considerato tra i fondatori della cosiddetta “Chicago School” di storia delle religioni e ha scritto libri che sono autentici best-sellers, oltre ad avere una prolifica produzione letteraria di fiction, al punto da figurare alla fine degli anni Settanta tra i potenziali candidati al premio Nobel per letteratura.   Mircea Eliade   Anche Hollywood non è rimasta estranea all’aura sapienziale dello studioso: Francis Ford Coppola ha realizzato Un’altra giovinezza (Youth Without Youth, 2007) ispirandosi al romanzo di Eliade (1981), non privo di tratti autobiografici, intitolato Giovinezza senza giovinezza. Lo ricordo come un film a tratti imbarazzante: nella Romania degli anni trenta un professore in crisi, erudito e studioso di religioni, miti e antichità viene colpito da un fulmine e ringiovanisce; reduce da una tragica vedovanza, incontra diverse...

Fine della lentezza

Lamberto Maffei ha scritto, per la collana “Voci” del Mulino, un Elogio della lentezza  (Il Mulino, 2014) percorso dal gusto rinascimentale ed erasmiano per il paradosso. Il libro si apre con l’immagine di una tartaruga sul cui dorso è issata una grande vela gonfiata dal vento, accompagnata dal motto Festina lente, “affrettati lentamente”, l’emblema al quale Cosimo I de’ Medici affidava la sintesi della sua filosofia politica. Anziché inscenare un conflitto schematico, da risolvere unilateralmente, tra lentezza e velocità, Maffei, riprendendo alcuni degli spunti contenuti nel suo precedente, importante libro La libertà di essere diversi (Il Mulino, 2014) mostra la complessità delle relazioni tra due modalità del pensiero, tra due attitudini cognitive biologicamente radicate. Da un lato il pensiero rapido, prevalentemente automatico e inconscio, che guida le reazioni irriflesse e immediate agli stimoli ambientali, legate alle necessità primarie della sopravvivenza, ed è riconducibile alle aree più arcaiche del cervello, alle facoltà tradizionalmente associate all...

Quegli arresti del 1934 a Torino

Il 9 dicembre, presso i locali della Comunità ebraica di Torino, in collaborazione con l’Istoreto e Museo Diffuso della Resistenza, si è tenuto l’incontro dal titolo 1934 Quegli arresti di ebrei torinesi antifascisti. Il ricordo dei protagonisti nelle parole dei loro figli e nipoti. L’incontro, dedicato alla ricostruzione e al ricordo della repressione fascista del marzo 1934  del gruppo antifascista di Giustizia e Libertà attivo a Torino, si è svolto con il duplice sguardo della storia e della  memoria e ha visto la partecipazione di studiosi e ‘testimoni’ di ricordi familiari della vicenda che si inserisce nella realtà torinese dell’antifascismo e dell’ebraismo: dopo l’introduzione storica di Chiara Colombini (Istoreto) e con la presentazione di Giulio Disegni sono intervenuti Anna Foa, Bice Fubini, Carlo Ginzburg, Giovanni Levi, Manuel Segre Amar. Pubblichiamo due interventi della serata per gentile concessione degli autori: Chiara Colombini, ricercatrice dell’Istoreto, ricostruisce il contesto del gruppo torinese di Gl e l’operazione di polizia all’interno della...

La società della trasparenza

High Person è il protagonista di un breve, ma fulminante, romanzo di Vladimir Nabokov. S’intitola Cose trasparenti (Adelphi). Qui lo scrittore russo-americano mette alla berlina con la sua corrosiva arte narrativa la pretesa tutta moderna di rappresentare in modo perfettamente trasparente i moti interiori dell’animo umano, di vedere con nettezza dall’esterno l’intimità stessa delle persone, e non solo degli altri, ma anche di se stessi.   Ora la trasparenza è diventato uno dei miti del contemporaneo, come spiega Byung-Chul Han in La società della trasparenza (Nottetempo), filosofo d’origine coreana, che insegna in Germania, a Berlino. Il libro inizia con la citazione di un altro scrittore, l’austriaco Peter Handke, che vive seminascosto in Francia: “Io vivo di ciò che gli altri ignorano di me”, mentore di alcuni dei suoi recenti libri. Perché la trasparenza, virtù così a lungo evocata, dall’epoca in cui era una delle parole chiave del riformatore Gorbaciov (“glasnost” si diceva, e sembra un secolo fa), per poi trasformarsi nella parola d’ordine...

Gesù mori come Meleagro

A volte anche le storie complicate possono essere avvincenti. Quella che lega assieme le figure di Achille, Meleagro e Cristo – da qui il titolo del libro curato da Maria Luisa Catoni, con saggi di Luca Giuliani, Salvatore Settis, Carlo Ginzburg e della stessa curatrice – lo è certamente. Coinvolgente è l’avvicendarsi di personaggi come Giotto, Giuliano da Sangallo, Luca Signorelli, Raffaello e altri ancora. Ma è soprattutto avvincente la doppia trama che attraversa il volume e prima ci introduce nella bottega dell’artista permettendoci di «spiarlo da dietro» (Giuliani), poi ci fa entrare nel laboratorio degli storici dell’arte; le domande sulla nascita delle iconografie si intrecciano così con i problemi riguardanti la loro trasmissione e interpretazione.     Tutte le riflessioni del volume gravitano su una ben precisa tipologia monumentale, quella dei sarcofagi marmorei prodotti a Roma dal II sec. d. C.; hanno ragione Giuliani e Settis a sottolineare l’importanza di questo impegnativo genere di sepoltura – su cui tanto studieranno gli artisti moderni – per la storia dell...

Partigia. L'ibrido e il grigio

Il commento lucidissimo di Marco Belpoliti uscito su doppiozero sul libro Partigia di Sergio Luzzatto e sullo strano rapporto in esso tra autobiografia, estetica del racconto e ricerca storiografica segna un momento importante nel dibattito accorato, traumatico per alcuni, esploso intorno al libro dal 16 aprile scorso in poi.     Puntando sulla presenza di Luzzatto stesso come personaggio principale del racconto, Belpoliti sposta l'attenzione dall'impossibile giallo dell'uccisione dei due giovani partigiani da parte della banda di Levi nel 1943 – lasciato irrisolto nei suoi elementi essenziali da Luzzatto, come ci spiega Belpoliti – e verso il valore attuale, di cui il libro e' un sintomo illuminante, della Resistenza, della figura di Primo Levi, e della Shoah in generale nell'Italia stravolta del nuovo millennio. Sono le confusioni del presente nei suoi rapporti col passato, a segnare l'importanza il libro, oltre all'abile operato dello storico di mestiere. Come risposta a Belpoliti e in dialogo con Partigia, riprendo qui un intervento pubblicato il 13.09.2013 su "Storicamente" [Robert S.C. Gordon, Shoah, letteratura e zona grigia in Partigia, «Storicamente», 9 (...

Speciale Gianni Celati | Camminare con Celati

Per parlare di Gianni Celati devo cominciare dal camminare. Dentro e fuori le storie, storie che camminano. E camminare e raccontare. Insomma cominciare prima e un po’ lontani dalla scrittura, in una visione del mondo in movimento che precede, per chi guarda il mondo muovendosi, qualunque storia. Ci vediamo adesso forse una volta l’anno qui in Inghilterra, e neppure tutti gli anni. Ci mettiamo a camminare lungo il Regent’s Canal, verso est, dove Londra diventa un immenso svincolo stradale tra capannoni industriali, chiuse dismesse, vegetazioni acquatiche, e parliamo di tutto, a ruota libera.     Io so bene quali sono le mie difficoltà con Gianni: vorrei riassumere la mia vita, i miei progressi ma anche  ammettere che non c’è mai nessun progresso, che sono lo stesso di quando ero un suo studente. Questa è una traccia del periodo in cui Gianni era il mio professore, ma sarebbe forse più giusto dire maestro.   All’idea di scrivere e fare della letteratura un mestiere sono arrivato al Dams attraverso Gianni e, come chiunque di fronte a un mondo sconosciuto, ho cercato di capire attraverso lui...

Le ragioni sociali della patologia contemporanea

Giorgia. Giorgia, impiegata in azienda privata, Claudio, maestro elementare in una scuola dell’amena cittadina di Mediocrate Bza, Giuliano, giovane gay disoccupato. Giorgia è iscritta al sindacato. Finché ha lavorato nella casa madre della compagnia di computer, nessun problema. La casa madre smantella alcuni reparti e Giorgia si trova trasferita nella sede di una ditta estera. Il direttore la chiama, non la fa sedere, si alza e comincia a girarle intorno come in un interrogatorio, le chiede come mai è iscritta al sindacato, e intanto gira intorno a Giorgia sbattendo i tacchi. Giorgia ha davanti l’immagine di un racconto del padre, morto a sessantacinque anni, catturato a venti dalle SS. Sviene. Poi, quando reagisce rivolgendosi a un avvocato, comincia a sognare il padre che la conforta, le tiene la mano sulla testa durante il sonno.     Claudio. Claudio va in classe per fare lezione, il direttore lo aspetta in classe, come nel Maestro di Vigevano, per controllare la sua lezione. La lezione di Claudio è sulle streghe, legge ai bambini alcuni passi di Carlo Ginzburg, belli, facili da comprendere. Sono incantati. Dopo...

Ermeneutica

Con la crisi dello strutturalismo e il tramonto della militanza intellettuale, e in alternativa alla semiotica, negli anni ottanta l’ermeneutica è la corrente filosofica di più ampia visibilità: per usare le parole di Gianni Vattimo, uno dei più noti filosofi italiani, l’ermeneutica si presenta come koinè filosofica del pensiero occidentale, lingua comune e territorio di intersezione tra scienze umane e naturali grazie alla sua capacità di aprirsi a tutte le altre discipline, non in virtù della superiorità del suo sapere ma per la rinuncia ad essere totale e onnicomprensivo; una filosofia come sfondo della cultura e chiave di volta dell’interdisciplinarietà, che trova nell’idea di dialogo la funzione di snodo comunicativo tra conoscenze, epoche, soggetti.   L’Hermeneutikè tèchne o arte dell’intepretazione, nata con la filosofia greca, solca la storia della cultura europea fino al Settecento quando, in ambiente tedesco, diventa il problema della comprensione di qualsiasi testo che, sul modello di quello sacro, non si presenti immediamente chiaro; la...

I camminatori irregolari

Se camminare è un’arte, zoppicare è un virtuosismo. Colui che è zoppo, chi interrompe la regolarità del passo introducendo l’elemento improvviso dello scarto, infrange e nello stesso esalta le leggi del movimento. Ne interrompe la monotonia, spezzandone la cantilena piana per mostrarlo finalmente per quello che è: un puro miracolo di equilibrio.    La letteratura, a ben guardare, è piena di camminatori irregolari. Edipo, dai piedi deformi e dal destino ritorto, costretto a riandare letteralmente sui propri passi, unendosi con chi lo ha generato e rivolgendo all’indietro la freccia del tempo e delle generazioni. Filottete, morso al piede da una vipera e abbandonato dai suoi compagni sull’isola di Lemno. Efesto, il dio fabbro, reso storpio dalla superbia di sua madre. E poi Teseo, non zoppo quest’ultimo, ma costretto comunque a camminare in tondo, a ingarbugliare i suoi passi illudendone ogni pretesa di linearità per adattarsi agli anfratti, ai gomiti e ai corridoi ciechi della casa-trappola di Asterione.   Molti sono gli eroi e gli dei sorpresi nell’atto di vacillare. Cos...

Che razza di destra

“Quella stessa nave che risaliva il Nilo verso Abu Simbel, e che avrebbe potuto benissimo suscitare miti egizi di navi sulle acque dell’al di là, era di fatto ancora una delle navi sopravvissute che erano servite a portare le truppe inglesi a reprimere la ribellione del Sudan. Se di mito si doveva parlare, in quell’occasione c’erano molti miti del potere che si affollavano verso i confini nubiani, sotto le costellazioni”.   Questa pagina, tra le più belle di Furio Jesi (germanista, storico delle idee, antropologo culturale, morto a soli 39 anni di enfisema polmonare), riassume bene il rapporto con il mito di una delle intelligenze più sottili, eclettiche e inquiete del dopoguerra. L’improvvisa associazione fra remoto e presente, fra numi egizi e colonialismo, illumina i due lati di Jesi che “nel mito vede un richiamo simbolico al profondo, a una struttura originaria carica di senso e di destino” (Gianni Vattimo) e al tempo stesso coglie le mistificazioni e i giochi di potere di cui il mito nella storia delle civiltà antiche e moderne è stato strumento. È un passo, quello sul Nilo,...