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Carlo Giuliani

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Via De Amicis, una foresta di simboli a Milano città dell’Expo

Qualcuno tornerà a scrivere «Muri puliti, popolo muto» in via de Amicis a Milano dove il 3 maggio scorso ho osservato la sfilata Milano non si tocca organizzata dal sindaco Pisapia dopo il riot urbano NoExpo del primo maggio. Se così fosse, questa scritta sarà la constatazione di una rimozione e il sedimento di una disperazione per l’irreversibilità di un fatto. Un popolo, se esiste, è muto. I cittadini, se esistono, si tengono per sé pensieri che sono singulti e non discorsi. Tutto il resto è silenzio. Quello che regna in una democrazia dove tutti parlano e nessuno ha voce.       “Carlo Vive” Centinaia di persone, giovani e volontari, e poi borghesi, di sinistra, armati di spugnette e di uno sgrassatore domestico hanno iniziato a scolorire la scritta “Carlo Vive”, supportati dalle potenti macchine idropulitrici dell’Amsa. Una scritta, simbolo di una generazione, ridotta a “sporcizia”, a vandalismo, a segno senza significato. Per questo cancellata.   È doloroso vedere una testimonianza cancellata sotto gli occhi, quattordici anni dopo Genova dove Carlo Giuliani è stato ucciso da un colpo di pistola di un carabiniere. Un atto tanto più forte perché non l’ha...

Undici anni fa era Genova

Io alla fine a Genova non ci sono nemmeno entrato. Avevamo organizzato una serie di azioni situazioniste ai margini della città, tirando in mezzo anarcosurrealisti, raver, ex pornostar, punk e transgender. Dicevamo che il G8 era un cul de sac, e che dovevamo ignorare gli appuntamenti fissati dal potere per cercare nuove forme di liberazione libidinale. Ma dopo aver visto quello che era successo venerdì ci era un po’ passata la voglia di godere.   Abbiamo fatto tutta l’autostrada intorno a Genova guardando la città che bruciava. C’erano colonne di fumo che salivano ovunque. I. ci telefonava per dirci: hanno ammazzato una persona, no due, no tre, no due, non entrate in città che sparano. Quando abbiamo visto le immagini di Carlo Giuliani la prima volta, la mia ragazza di allora - C. - ha pianto, ed ha continuato a piangere ogni tanto nei giorni successivi. Alla prima manifestazione di Milano c’era una ragazza con il viso distrutto dalle botte, tutta gonfia. Non avevo mai visto una cosa del genere.   I miei amici che sono andati a Genova se la sono cavata abbastanza bene, quasi tutti. Qualcuno si è preso...