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Carola Susani

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Il teatro può narrare il presente?

Dopo una pausa di oltre tre mesi è appena uscito l’ultimo numero dei “Quaderni del Teatro di Roma”. Si tratta di una rivista mensile che ha raccontato, per oltre tre anni, la scena teatrale romana, non solo quella più strettamente legata allo Stabile, ma anche il fermento proveniente dai tanti tessuti di cui si compone la periferia della città. Di questo ultimo numero e del futuro della rivista ne abbiamo parlato con Attilio Scarpellini, giornalista, saggista e critico, nonché direttore dei “Quaderni”.   È finalmente uscito l’ultimo numero dei “Quaderni del Teatro di Roma”. Quali contenuti avete voluto inserire nel numero che esce dopo questo silenzio? Abbiamo scelto di riaprire con uno scritto di Jacques Copeau, cioè di uno dei grandi rifondatori del teatro d’arte del Novecento, per rispondere con un anacronismo all’eccesso di attualità (che puntualmente è un difetto di attualità) che rischiava di schiacciare il dibattito sul futuro del teatro, non solo dello stabile romano che ancora oggi, mentre parliamo, non ha un direttore artistico. Per noi...

Carola Susani. La fatica di pensare la bellezza

Questa rubrica raccoglie una serie di interventi che esplorano il tema delle forme, della bellezza/bruttezza, da punti di vista molto diversi fra di loro. Ne parleranno storici dell’arte, scrittori, critici, scienziati, musicisti, filosofi, esperti di paesaggio.   Carola Susani scrive romanzi e racconti, collabora con “Nuovi argomenti”, con la cronaca di Roma de “La Repubblica” e con il settimanale “Gli Altri”. Il suo ultimo romanzo, Eravamo bambini abbastanza è uscito a marzo per Minimum fax.     Faccio fatica a pensare alla bellezza. Come se rifiutassi di tematizzarla, di sistemarmi la questione davanti agli occhi e interrogarla. Mi irrita, la bellezza, non so da dove prenderla, come maneggiarla. E invece la bellezza mi preme. Ma che cos’è la bellezza che mi preme? La bellezza non è una soltanto. Si può contrapporre una bellezza senza autore (o con quell’autore ironico che è Dio, che si limita ad agire, a dare inizio, e che si sottrae all’operare), una bellezza della “natura” insomma, come si dice, alla bellezza creata da noi attraverso l’...

Carola Susani. Eravamo bambini abbastanza

Ci sono immagini che retroagiscono sulla nostra conoscenza delle cose, dei libri, delle persone. Appena sento il nome di Carola le immagini che si formano immediatamente nella mia testa sono due. Una è lei circondata dalle sue bambine; sono sedute per terra, in una galleria d’arte, in una giornata primaverile a Roma e giocano, incuranti della gente attorno. Sono facili, sciolte, contente; potrebbe esserci chiunque attorno, loro sono chiuse nel loro cerchio magico e se ne fregano. L’altra è Carola da piccola in mezzo alle rovine del Belìce: i suoi genitori sono architetti veneti e nel ‘68 l’hanno portata lì perché volevano collaborare alla ricostruzione. Trascorsero in baracca diversi anni: anni di lotta politica, ma anche di leggerezza e di gioco in mezzo all’immenso parco giochi delle rovine (chissà perché bambini e rovine vanno così bene insieme, forse perché in mezzo alle rovine ci puoi trovare qualsiasi cosa: è spazio per l’immaginazione).   Il disastro, dice Blanchot, si prende cura di tutto, e forse non è un caso che Manuel, il bambino protagonista dell...

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