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Cary Grant

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Jeff Nichols. Take Shelter

Le badlands americane sono piatte e sconfinate, non nascondono nulla, non lasciano via di scampo. Per il cinema sono un luogo iconico in cui dare vita a un fantasma che non si ciba del buio, della sorpresa, dello spavento, ma del loro contrario: la luce, l’attesa, l’ansia che si insinua lentamente.   Pensate a Intrigo internazionale, all’aereo dall’alto, a Cary Grant che vede tutto e non sa dove fuggire o nascondersi: ovunque si muova è a tiro, ovunque si giri è solo terra piatta, nessun riparo o quasi. La paura lo circonda, lo soffoca. Sopravvive, certo, ma il ribaltamento di prospettive, il troppo spazio dove fuggire e dunque l’impossibilità di fuggire, generano un trauma soprattutto per lo spettatore.     A Hitchcock ovviamente non importava nulla delle terre selvagge, dei misfits, della disperazione bella e maledetta: ma come spesso è accaduto nel suo cinema, nello spazio infinito del suolo americano aveva intravisto una terra di nessuno da riempire con il rimosso di una nazione.   E cinquant’anni dopo, parecchi Malick, Springsteen, Monte Hellman e road movie dopo, il giovane...

George Clooney. Le idi di marzo

L’origine di questo film risale al 2004, quando il giovane Beau Willimon ha appena finito di lavorare per il candidato alla Presidenza Howard Dean, durante la campagna in Iowa, e da questa esperienza decide di scrivere un testo teatrale che racchiuda lo scenario di intrighi, segreti e bugie che si celano dietro una campagna elettorale. Nasce così Farragut North, che sta alla base del film di Clooney e che in Italia uscirà a gennaio pubblicato da Mondadori.   Quando, in un dietro le quinte da dibattito fra il governatore Morris e giovani studenti universitari, le silhouette nere di Seymour-Hoffman e Gosling si stagliano su una scenografica bandiera degli Stati Uniti d’America retroilluminata, mentre si confessano segreti e manovre si ha quasi un rigurgito da iperclassicismo ed è palesemente chiara l’ambizione di aver chiamato questo film Le idi di Marzo.     Se il riferimento alla morte di Cesare e al padre di tutti i complotti è forzata, perché il film non aggiunge davvero nulla all’universale asserzione per la quale la politica è corrotta ed i mezzi utilizzabili per raggiungere il...