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comicità

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Stanza tra vita e teatro / Chaplin in esilio

Associare Chaplin alla categoria migranti di tutte le condizioni e di tutte le epoche è un’operazione che non risulta certo immediata. Spontaneamente colleghiamo il suo volto piuttosto a tutte quelle situazioni in cui ci ha fatto ridere e, perché no?, piangere di commozione. Eppure quando nel 1952 a bordo della Queen Elizabeth si sta recando a Londra a presentare Luci della ribalta (Limelight), riceve la notifica da parte del governo americano che lui – cittadino britannico, benché viva da quasi quarant’anni anni negli Stati Uniti – non ha più un visto di ritorno valido. Dopo anni d’attacchi e di diffamazioni che prosperano nella melma meglio nota sotto il nome di maccartismo, è ora diventato ufficialmente persona non grata. “Non sono tempi fausti per i grandi artisti”, commenterà Chaplin scendendo dalla nave.    Ieri come oggi, sbaglia chi non prende sul serio gli “argomenti” della propaganda, che non sono mai deboli solo per il fatto di essere sciocchi. All’occasione si trovano sempre molti disposti a crederci, come dimostra il gregge sempre più ampio degli haters a cui Facebook & co. concedono finalmente quel po’ di spazio a cui il risentimento ha sempre ambito...

Lo humour del corpo / Lo slapstick ne “La Pantera Rosa”

Vi è mai capitato di sbattere contro un palo per strada perché troppo presi dal vostro smartphone? E di fare poker con gli spigoli del tavolo della cucina? O ancora di cadere dal tapis roulant in palestra mentre cercavate di darvi un tono con gli astanti in perfetta forma fisica? Se la risposta è sì, mi dispiace per l’imbarazzo che avete provato al momento – ne so qualcosa – ma potete consolarvi perché fate ufficialmente parte del roboante mondo dello slapstick, dove il tasso di dolore corrisponde al grado di clamore delle risa.   Il genere slapstick si assimila alla farsa poiché si basa su un humour incarnato, corporeizzato, caratterizzato da situazioni assurde dove il comico-buffone deve cimentarsi in prove fisiche, addirittura acrobatiche, azioni sfrenate, dimostrando di saper padroneggiare perfettamente il tempo e lo spazio.  La denominazione slapstick pone le sue radici proprio nell’innesco della risata, vale a dire nell’oggetto adibito a creare gli effetti sonori delle gag fisiche, durante cui gli attori si azzuffano mimando dolore, paure e panico. La parola slapstick si compone del suono onomatopeico di un bel ceffone (slap), di quelli che al cinema fanno ridere,...

Tutti quanti le diciamo. Chiedetelo a Francesco / Parolacce

Quando ci vuole, ci vuole. Quando sbattiamo col gomito contro uno spigolo, quando perdiamo il treno e siamo costretti a pagare di nuovo il biglietto per tornare a casa, quando il traffico ci costringe a percorrere un paio di kilometri in mezz'ora, quando non sentiamo la sveglia e abbiamo un appuntamento importante. Non è colpa nostra, è la situazione che ci impone di imprecare, non c'è levatura morale e culturale che tenga. Ci sono dei momenti in cui nulla esprime al meglio uno stato d'animo di una parolaccia, lo sapeva anche Francesco, il poverello d'Assisi. Ce lo racconta Natale Fioretto, docente di lingua italiana e di traduzione dal russo presso l’Università per Stranieri di Perugia, nel saggio Anche Francesco le diceva. Una riflessione sociolinguistica sull'uso delle parolacce, pubblicato da Graphe.it edizioni nella collana Parva, dedicata alla “saggistica in pillole”.   Un santo che diceva le parolacce? Il Francesco contemporaneo non ce ne voglia, ma lo provano i Fioretti, nel cui ventinovesimo capitolo il santo offre a frate Rufino una scappatoia dal Maligno. Grazie alla formula magica «Apri la bocca; mo’ vi ti caco», il demonio fuggirà a zampe caprine levate e le...