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comunismo

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Pigrizia marxista / La morte di Laura Marx

«Suvvia, oziamo in qualsiasi cosa, eccetto che nell’amare e nel bere, eccetto che nell’oziare». G. E. Lessing, citato da Paul Lafargue.   In questi giorni si celebra il bicentenario della nascita di Karl Marx, ma io vorrei celebrare piuttosto la morte della figlia Laura. Non è un anniversario, perché questa morte avvenne nel 1911. Laura è morta suicida, assieme a suo marito, il celebre rivoluzionario Paul Lafargue. Laura morì a 66 anni, Lafargue a 69. Oggi ho l’età di Lafargue quando morì, e quindi per me la sua dipartita è una sorta di anniversario, perché, come si vedrà, le ragioni per cui lui si uccise potrebbero essere anche le mie. La sera del 26 novembre 1911 Laura e Paul rientrano nella loro casa di Draveil, piccolo centro vicino a Parigi. Hanno visto nella Capitale uno spettacolo che all’epoca era considerato ancora cosa chic, un film. Prima di ritirarsi in camera, si intrattengono amichevolmente con il giardiniere di casa. La mattina dopo questo stesso giardiniere trova Laura e Paul entrambi seduti, vestiti, su due poltrone, morti per un’iniezione di acido cianidrico. Nel testamento lasciato da Lafargue, si legge:   "Sano di corpo e di spirito, mi uccido prima...

Ambiguità e doppiezze / Il ’68 jugoslavo: l'anno tabù

Avevamo sognato tutto molto diverso con i nostri libri, dietro il muro del nostro giardino fra i mirti e gli oleandri. Georg Büchner, Leonce e Lena   Tre anni dopo il ’68, il Maspok, il movimento della Primavera croata che chiede più autonomia, sei anni dopo la quarta Costituzione del dopoguerra considerata una delle cause del processo di rifeudalizzazione. Dodici anni dopo, la morte di Tito − il paese si ferma, la folla scandisce: Noi siamo di Tito, Tito è nostro, Tito siamo noi. I volti ripresi dalle telecamere rivelano ansia e paura, il pianto è collettivo perché sono in molti a temere che, insieme a quello di Tito, si stia celebrando anche il funerale della Jugoslavia. Diciassette anni dopo, un’ondata di scioperi, una crisi interminabile, e l’irresistibile ascesa di Slobodan Milošević, leader del «risorto nazionalismo serbo». Ventidue anni dopo, le prime elezioni pluripartitiche del dopoguerra. Nel giugno 1991 iniziano le guerre inter-jugoslave di fine Novecento. Appartengono ai «conflitti irrealistici», visti con gli occhi della sociologia politica hanno solo in parte «finalità calcolabili». Eppure, il farsi bellico sarà una carneficina infinita. Il presente rimesta e...

Perché è la domanda sbagliata / Un viaggio cubano

22.11.17   Chiedere perché è sempre la domanda sbagliata. Accadono le cose e noi dobbiamo comprenderle, non immaginare che potrebbero essere diverse da così. Il mondo è abbastanza complesso senza che si debbano aggiungere alle cose che esistono le nostre ipotesi. Così le rivoluzioni non sono mai eventi immaginari, velleitari, come paiono quando le si giudicano dall’arretramento dei comportamenti reali, che le hanno agite, a un’analisi delle idee, e proviamo a misurarne gli esiti rispetto a premesse che con il passare del tempo divengono immaginarie. In questo modo pare che il capitalismo sia la realtà senza ideologia, e dall’altra parte ci sia stata l’ideologia socialista, che è stata smentita dai fatti. Invece sia capitalismo sia socialismo sono a loro volta stati espressione di ciò che era reale per quei popoli e in quei momenti. Visto da Cuba, dove per prima è arrivata l’espansione coloniale europea, dietro le rivoluzioni c’è il conflitto tra il mondo anglosassone e quello spagnolo, che a sua volta era espressione dei conflitti religiosi e politici tra mondo protestante e mondo cattolico, che a sua volta era espressione della frantumazione dell’Impero romano d’Occidente,...

I libri che hanno cambiato la storia / Possiamo fare a meno delle monografie?

In questo periodo, si è scritto molto a proposito dell’anniversario della rivoluzione russa avvenuta nel 1917. Ma questo importante evento sociopolitico non avrebbe probabilmente avuto luogo se Karl Marx non avesse pubblicato esattamente cinquant’anni prima un saggio teorico fondamentale come il primo volume del Capitale. I saggi monografici rilevanti, infatti, possono modificare e addirittura sconvolgere il processo evolutivo delle società. Basti pensare, ad esempio, alla potente forza di cambiamento culturale e sociale manifestata da un saggio estremamente importante come L’interpretazione dei sogni di Sigmund Freud. Oppure a ciò che hanno causato altri innovativi saggi pubblicati tra gli anni Cinquanta e gli anni Sessanta del Novecento: Miti d’oggi di Roland Barthes, Apocalittici e integrati di Umberto Eco, Gli strumenti del comunicare di Marshall McLuhan.    Un saggio monografico può dunque dare vita a una potente forza di cambiamento della società. L’evoluzione del pensiero scientifico ma anche della cultura sociale non ha potuto prescindere nella storia della modernità da questo strumento di elaborazione teorica. Eppure oggi stiamo progressivamente rinunciando a...

Settantasette / Storia di un anno

Nel mese di febbraio iniziano le occupazioni delle università. Il “Corriere della Sera” lo annuncia immediatamente: a Palermo, a Sassari, a Napoli molte facoltà sono state occupate dagli studenti. La protesta, iniziata in Sicilia a gennaio, è provocata da un provvedimento ministeriale che limita la ripetizione degli esami. A Roma un gruppo di neofascisti entra nella facoltà di Lettere e di Giurisprudenza e ferisce uno studente. Il terrorismo è all’apice. In gennaio Prospero Gallinari, uno dei primi membri delle Brigate Rosse, è evaso dal carcere di Treviso; a Lecco un commando attacca il carcere e libera tre detenuti. Al sud, dove hanno operato i Nap, due membri del gruppo terrorista, Maria Pia Pianale e Franca Salerno, sono evase dal carcere di Pozzuoli. In questo clima alcuni gruppi del movimento si convincono di essere in una fase pre-insurrezionale e scendono in piazza armati. A Roma, nel corteo in solidarietà con lo studente ferito, Bellachioma, vengono colpiti un agente di polizia e due autonomi che hanno sparato: Daddo Fortuna e Paolo Tommasini.   A Roma, alla manifestazione contro la circolare ministeriale, compaiono gli “Indiani metropolitani” travestiti da...

Fifo, Manolo, Quien tú sabes / Il nostro comandante, il mio Fidel

Alla fine è successo all’Avana in una tiepida serata autunnale (cielo parzialmente nuvoloso, temperatura massima 27° C - minima 15° C), dopo la visita di Papa Francesco e di Obama, e prima di Capodanno, che è quando a Cuba la famiglia si riunisce attorno al lechón asado, al maialino arrosto. Di venerdì, che è il giorno più adeguato per morire, e spero senza dolore, russando come un bambino, come capita agli anziani più fortunati. Quante volte mi sarò chiesta, in questi ultimi anni: “come reagirò quando Lui se ne andrà?”, “come lo saprò?”, “dove sarò?”. Fra tutte le possibili sceneggiature – compresa quella in cui vengo sorpresa dalla notizia mentre sono a lezione e allora chiedo agli studenti un minuto di silenzio, lo ricordo tra i singhiozzi, abbraccio il primo che mi capita a tiro mostrando chiari segni di squilibrio mentale – avevo proprio escluso la possibilità di venirlo a sapere nel silenzio del mattino, attraverso la laconica mail di un amico: “Fidel è morto, riposi in pace”. Nonostante le parole di Alemanitos – pedagogista poliglotta che di solito mi regala calembours – non suonassero scherzose, sono andata subito a verificare in rete, perché a furia di fantasie...

Storia di un colore / Rosso. Non gli crediamo più?

«Se si tiene un drappo rosso davanti al toro, questi diventa furioso; il filosofo, invece, va su tutte le furie solo che gli si parli del colore in generale»: con questa citazione di Goethe – stampata in nero su una pagina rossa, in barba alle regole dell'araldica – inizia l'avvincente storia del rosso di Michel Pastoureau (Ponte alle Grazie). I filosofi, è vero, sono spesso convinti che il colore non faccia parte della filosofia, anche se potremmo citare molti autori che si sono affannati attorno agli enigmi del colore, a partire da Teofrasto per giungere fino a Wittgenstein e oltre. Ma in genere anche agli storici i colori non piacciono, forse perché la ricerca in questo ambito è irta di difficoltà: numerosi sono i problemi documentali, la difficoltà di accedere ai colori dell'originale, l'abitudine alle riproduzioni in bianco e nero, l'aggrovigliarsi di questioni materiali, tecniche, iconografiche, linguistiche, ideologiche e simboliche, l'impossibilità di applicare al passato le categorie del presente. Pastoureau ne accenna nell'introduzione, ma con questo siamo già dentro la storia del rosso, che va a ad aggiungersi alla storia del blu (2000), del nero (2008), del verde (2013...