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Cornelius Castoriadis

(8 risultati)

Roberto Esposito / Abbiamo bisogno del potere?

“Non esiste, né è mai esistita, una società che abbia fatto a meno del potere”, dunque non esiste società che non sia attraversata e continuamente trasformata dal conflitto. Così Roberto Esposito nel suo ultimo libro, Pensiero istituente. Tre paradigmi di ontologia politica, Einaudi, 2020, affronta il nodo vitale che nella crisi contemporanea stringe il pensiero filosofico alla prassi politica, ripensa nel segno di Claude Lefort la messa in scena dell’antagonismo nel “governo della società”, propone una teoria dell'“istituente” contro i paradigmi della “potenza destituente” e del “potere costituente” che, nella loro feconda opposizione, hanno dominato la riflessione filosofico-politica degli ultimi decenni. È istituente il pensiero che mantiene un rapporto con la negazione e decostruendo la sostanzialità del potere ne “rivela il centro vuoto, di volta in volta occupabile solo dalle forze che momentaneamente prevalgono, prima di essere sostituite da altre, altrettanto sostituibili” e che sulla scorta di un linguaggio foucaultiano fa subentrare alla categoria di soggetto quella di soggettivazione, o più precisamente, qui, di un movimento, l’istituire appunto, che è un compito sempre...

Il ’68 di Sergio Benvenuto / Imperfetto passato

C’è una crudele ironia nella coincidenza tra il mezzo secolo dal Sessantotto e un’attualità che si colloca al nadir della tensione alla palingenesi personale e collettiva, della radicale espansione della sfera delle libertà e delle possibilità che dell’annus mirabilis fissarono la costellazione simbolica e politica. Risentimento, insicurezza, paura: sono questi all’opposto i segni della nostra attualità, con le sue forme intrattabili di diseguaglianza ed esclusione, i conflitti interminabili, il vuoto di alternative, di fronte ai quali le soluzioni bugiarde dei populismi, con la loro subdola e in apparenza irresistibile manipolazione del discorso pubblico, si presentano come paradossale risposta alla crisi dell’ordine neoliberista e al suo mantra There is no alternative.   Il presente insomma sembra davvero offrire davvero poche giustificazioni a una commemorazione irrimediabilmente sfasata rispetto alle urgenze che la incalzano. Proprio per questo, anziché giudicare con la fosca e disillusa misura dell’attualità le idee di un anno che si è venuto sempre più trasformando, mano a mano che i decenni si accumulavano, in un evento sbiadito o in un’eredità imbarazzante, potremmo...

Claude Lefort e la vocazione umana alla democrazia

Agli inizi del secolo scorso, nella prima di una serie di conferenze che Georg Simmel dedicò a Schopenhauer, si trova una delle più accattivanti definizioni di filosofia: «Ogni filosofia si fonda su questo, che le cose sono sempre ancora qualcos’altro: il molteplice è altresì un che di unitario, il semplice un molteplice, il terreno un divino, il materiale uno spirituale, lo spirituale un materiale, il riposo un moto, il moto un riposo» (G. Simmel, Schopenhauer e Nietzsche, Ponte alle Grazie, Milano 1995). All’indomani della sua morte, avvenuta cinque anni fa, a 86 anni, la prestigiosa rivista “Esprit” ricordava il filosofo Claude Lefort come l’«artigiano» poco visibile ma tenace di quel capovolgimento intervenuto, negli anni Ottanta, nella cultura francese, col passaggio dalla lunga stagione della koiné marxista alla rivalutazione della democrazia. E in linea con la definizione simmeliana, il filosofo Lefort scopre, in effetti, che nell’economico, l’infrastruttura di ogni società secondo il marxismo, è ancora il politico ad agire, ad essere determinante, e che la...

Edgar Morin. Insegnare a vivere

Il novantaquattrenne Edgar Morin, sociologo e filosofo, ci consegna l’ultimo saggio di una trilogia dedicata all’educazione. Insegnare a vivere (Cortina 2015), come i precedenti La testa ben fatta e I sette saperi necessari all’educazione del futuro (Cortina 2000 e 2001), non è un’opera pedagogica né una proposta di riforma del nostro sistema scolastico ma un suo radicale superamento. A indicare l’urgenza della proposta di Morin, due domande in esergo al libro chiudono ad anello le sorti dell’umanità e il destino del nostro pianeta: “Quale pianeta lasceremo ai nostri figli?” (Hans Jonas) ci richiama alla responsabilità nei confronti di quel prossimo che sono le generazioni future; “A quali figli lasceremo il mondo?” (Jorge Semprùn) affida la responsabilità all’insegnamento educativo che fin d’ora dovremmo attivare. L’intreccio fra l’umano e il naturale è ormai diventato un gaddiano garbuglio; gli oggetti con cui conviviamo sono sempre più ibridi, direbbe Bruno Latour, dove si fa indistinto il confine fra quanto è prodotto da noi e...

Cornelius Castoriadis, la democrazia oltre la crisi

Il 21 dicembre 1945, il piroscafo Maratoa, con equipaggio inglese, attraccato al porto del Pireo di Atene, attende di salpare, con numerosi esuli greci e con centottanta giovani diretti a perfezionare i loro studi in Francia, grazie ad una borsa dell’“École française d’Athènes”. I controlli all’imbarco della polizia greca sono meticolosi e durano tutta la giornata. Uno di loro, nel trambusto, cade a terra con decine di volumi di Zola tradotti in greco. Si chiama Cornelius Castoriadis e una testimone quattordicenne (intervistata da François Dosse, che al filosofo ha appena dedicato e dato alle stampe un’accurata e voluminosa biografia, Castoriadis. Une vie), che con la sua famiglia prese parte a quel viaggio, racconta: «Lo chiamavano il “trozkista” e io ho creduto che volesse dire mostruoso e calvo». Benché abbia solo ventitré anni, infatti, Castoriadis già dall’età di sedici anni porta i segni irreversibili del trauma subito con la morte improvvisa della madre, che gli ha procurato un’alopecia precoce ed altre perdite del sistema pilifero. E al termine di...

A un anno da Faro, l'Italia è ancora nella nebbia

A partire dagli anni ‘70, cominciò a farsi strada l'idea che il patrimonio immateriale dovesse giovarsi di uno strumento internazionale di tutela analogo a quello istituito per le ricchezze materiali. La ripartizione del bene culturale in patrimonio materiale e patrimonio immateriale consegue dalla consapevolezza che la diversità culturale è necessaria all'umanità quanto la biodiversità lo è alla natura (Raccomandazione sulla salvaguardia della cultura tradizionale e del folklore, 1989). La prospettiva della “tangibilità” nella tutela dei beni culturali è stata quindi superata nel 2001 con l’approvazione della convezione UNESCO sul patrimonio culturale subacqueo, ma la sua piena affermazione avviene durante la Conferenza Generale dell’Unesco del 17 ottobre 2003 a Parigi, quando fu adottata senza voti contrari la Convenzione Universale per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale.   Il 27 agosto 2005 a Faro, in Portogallo, il Consiglio d'Europa sigla una convenzione sul valore dell'eredità culturale per la società, entrata in vigore nel giugno 2011...

Il mito politico. L’immaginario sociale tra ideologia e utopia

Filosofia del mito politico di Chiara Bottici (Bollati Boringhieri, 2012, pp.336, € 32,00) ricostruisce con precisione e chiarezza le linee fondamentali del vasto dibattito Novecentesco sul mito, focalizzandolo sulla filosofia politica: in una letteratura a volte autoreferenziale e di ardua comprensione, la sintesi della riflessione internazionale più recente e la perspicuitàdel libro sono davvero preziose.   Bottici inserisce il tema del mito nel cuore della filosofia politica dopo che questa, almeno nelle sue linee mainstream, ha evitato di occuparsene lasciando che il discorso fosse affrontato da studiosi di scienze storiche e sociali. Presupponendo soggetti che agiscono in modo puramente razionale, la filosofia politica manca l’obiettivo di delineare una teoria del mito: così, se da un lato ha delegato all’antropologia, all’estetica e alle scienze storiche l’indagine sulla dimensione mitico-simbolica dell’azione, dall’altro mostra di cadere nel vecchio pregiudizio illuministico che ha contrapposto mythos e ragione. È fondamentale dunque che nel libro gli studi di Hans Blumenberg abbiano un ruolo...

Democrazia 2.0?

Stavo leggendo l’ennesimo articolo sul ruolo giocato da Twitter e dalla Rete nelle ultime consultazioni elettorali e referendarie quando, lo dico senza vergogna, mi sono addormentato. Sono letteralmente crollato sopra la tastiera del mio pc mentre scorrevo le parole di un ambiguo cattolico di destra impegnato a sminuire il ruolo del web 2.0, ovviamente dalle colonne del suo blog. Per farla breve, mi sono addormentato e ho fatto un sogno, di quelli un po’ inquietanti. Niente situazioni splatter o scabrose. Ho sognato Castoriadis. Sulle prime non l’ho riconosciuto ma quando ha attaccato a parlare di eteronomia e di istituzione immaginaria della società mi son tremate le gambe e ho capito chi avevo di fronte. Non so perché mi sia comparso davanti ma lì per lì sembrava parecchio acceso e animato da una verve polemica che non aveva nessuna intenzione di dissimulare. Provo goffamente a interagire ma è un fiume in piena. “L’autonomia, l’autogoverno, è il controllo di ciò che si può controllare, la decisione collettiva, lo sganciarsi da un potere del quale non si riconosce più la...

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