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Daniel Pearl

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Orrore

Il primo è stato il fotoreporter americano James Foley. Poi nell’arco di un mese sono stati decapitati il reporter statunitense, Steven Sotoff, e il cooperante scozzese David Haines. Il rito pressoché identico prevede che il condannato sia vestito di un camicione arancione, mentre il boia è in nero, con il capo e il viso occultati. Tiene in mano un coltello esibito come strumento di morte. La decapitazione ha generato un immediato senso di orrore lasciando attonita e stupefatta l’intera platea televisiva occidentale e il popolo del web. Le immagini della decollazione sono state viste da milioni di persone e commentate da giornali, televisioni, siti internet. Un commando di Talebani entra in una scuola in Pakistan, a Peshwar e uccide a freddo 132 bambini e i loro insegnanti, come a Beslan, per poi essere ucciso a sua volta dalle forze di sicurezza. Non è finita lì. Da vari mesi è un susseguirsi di sgozzamenti, decapitazioni, eccidi. Altri bambini la cui colpa era di aver assistito a una partita di calcio. L’ISIS, lo stato islamico, o Califfato, come si è autoproclamato, continua imperterrito la strage. Fino al...

Nei video di Isis

In pubblicità esiste una cosa chiamata call to action. È un esplicito invito ad agire rivolto al pubblico. Di solito è verbalizzato con l'imperativo dei vari scopri, vai, clicca, gusta, non perderti, lasciati tentare eccetera. Bastano, questi imperativi, perché l'azione desiderata si compia? Certamente no, ma pronunciarli tranquillizza gli autori. Di sicuro i vai e fai sottintendono una visione statica del proprio spettatore, quasi fosse un sacco di patate da animare, di norma incerto sul da farsi ma adesso dotato di uno scopo.   I video diffusi dalla propaganda ISIS sono dei potenti inviti ad agire. Fissando dall'inizio il proprio interlocutore (A message to America, A message to the allies of America) ne rendono quasi obbligata la reazione militare. ISIS sa che la passiva, straziante visione di ostaggi minacciati col coltello e poi decapitati davvero non può che produrre nei governi occidentali la necessità di un intervento. In questo senso la sua è un'infallibile call to action.   Se però quei corpi usati come materia comunicativa, così come quelli dei torturati di Abu Ghraib, stanno ampliando il vocabolario del corpo sottomesso in guerra, e del corpo del nemico...