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DNA

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Le cose che non si vedono / Il virus invisibile

La sua forma è seducente: un piccolo pianeta grigio su cui crescono alberelli dalla chioma rossa. Così l’hanno fotografato con un microscopio elettronico al Center for Disease Control and Prevention. In altre immagini invece, pubblicate da poco su Nature Medicine, appare come una sfera violacea coperta da piccole forme verdi dalle teste tondeggianti simili a piccoli chiodi. Da queste protuberanze deriva il nome, Coronavirus, poiché sembrano una corona attorno al virione. Questa è la forma che ha scatenato la pandemia. I virus hanno tutti delle forme affascinanti, spesso sono esagoni, perché questo è il modo migliore per impacchettare unità identiche minimizzando al contempo l’energia. Il tipico rivestimento esterno di un virus è costituito di molte coppie della stessa unità proteica assemblate come i vertici di un poliedro, spiega Ian Steward, matematico e studioso delle forme. Steward cita l’architetto Buckminster Fuller, inventore e futurologo, che, ispirato dalle forme matematiche degli oggetti naturali, ha costruito le sue celebri cupole geodetiche, così come due scienziati, un chimico americano e uno spettroscopista inglese, che lavorano sulle forme dell’icosaedro e nel 1985...

Uguali e diversi / L'invenzione delle razze

Jax e Roddy sono due bambini di cinque anni, amici per la pelle, e vivono negli Stati Uniti. Un giorno Jax ha chiesto alla sua mamma di accompagnarli dal barbiere perché avevano deciso di fare uno scherzo alla maestra: volevano lo stesso taglio di capelli, così lei non sarebbe riuscita a distinguerli l'uno dall'altro. Al solo parlarne, morivano dal ridere immaginandosi il gran divertimento di tutta la classe. La cosa curiosa, in questa storia, è che i due bambini sono uno bianco e uno nero: un dettaglio talmente irrilevante per loro da non pensare neppure che potesse distinguerli l'uno dall'altro, non certo come un taglio di capelli. Quello sì che si nota, eccome! Ma cosa ci rende veramente diversi gli uni dagli altri – perché indubbiamente lo siamo – e cosa invece crediamo ci renda diversi? E il razzismo è negli occhi (ovvero nella mente e nel cuore) di chi guarda o invece nomina una realtà resa evidente dalle nostre differenze?    Il razzismo, cioè la volontà di suddividere gli esseri umani in classi biologiche distinte in base a determinati criteri, e la xenofobia, ovvero l'odio misto a paura per gli stranieri – quelli cioè che ci paiono strani per qualsiasi motivo –...

Il racconto dei nostri geni / Breve storia di chiunque sia mai vissuto

Sono sempre stato affascinato dagli uomini di Neanderthal e tra letture e fantasie questi antichi abitatori della Terra mi hanno accompagnato negli anni. Ora, in questo libro, ho trovato una tale dovizia di informazioni su quelle enigmatiche creature che non mi stanco di leggerlo e rileggerlo. Nel 1856 furono scoperte nella valle di Neander, in Germania, alcune ossa fossilizzate che furono attribuite a un ominide non Homo sapiens, e questa identificazione segnò l’inizio effettivo della paleantropologia. Molti anni più tardi, nel 1997, si riuscì a estrarre da queste ossa quantità esigue di DNA, un DNA vecchio di decine di migliaia di anni: ebbe così inizio la paleogenetica, lo studio del DNA attraverso i millenni. Da questi studi si è potuto vedere ciò che era accaduto all’umanità durante quelle lunghe ere: il genoma si è rivelato una vera e propria macchina del tempo, che ci narra una storia affascinante, fatta di nascite, morti, malattie, guerre, carestie, migrazioni, epidemie.    Per anni il DNA è stato letto solo come un manuale di istruzioni: il “codice sorgente” della nostra vita. Lo si è studiato, tagliato, sperimentato con le sue sequenze e si continua a farlo...

Ma il razzismo fa a meno del supporto della scienza / Gli africani siamo noi

Ci sono studiosi, e non sono molti, che hanno la rara capacità di riuscire a comunicare teorie, dati, modelli importantissimi e fondamentali, senza perdersi negli alambicchi dell’accademismo, usando un linguaggio chiaro, colto ed efficace. Se poi in più riescono ad aggiungere qui e là un tocco di ironia, allora siamo di fronte a un lavoro che deve davvero essere letto. È il caso dell’ultimo libro di Guido Barbujani, noto genetista dell’Università di Ferrara, che da tempo dedica gran parte del suo lavoro a decostruire ogni teoria razziale. Ne Gli africani siamo noi (Laterza 2016) Barbujani ci dimostra e ci racconta come noi, al secolo Homo Sapiens, proveniamo tutti dall’Africa e di lì ci siamo sparsi per tutto il pianeta e lo fa con dodici pennellate, dodici brevi capitoli, che a volte sembrano quasi racconti, e che ci conducono di volta in volta in uno dei molti terreni su cui si è giocata la campagna razziale e poi razzista, durata quasi tre secoli e non ancora terminata del tutto.   Pennellate che talvolta appaiono slegate, ma che poco a poco vanno a ricomporsi in un mosaico che ci mostra con chiarezza non solo come è composta la specie umana, ma anche e soprattutto quanto...

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