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Ernesto De Martino

(12 risultati)

L’invenzione del patrimonio culturale / Plotino e Topolino

“Il passato non è alle nostre spalle ma sotto i nostri piedi”, scrive Henry Corbin in Histoire de l’art islamique (Gallimard, Parigi 1986, p. 26) riferendosi a una concezione della storia per la quale le testimonianze del passato si stratificano nel presente come tappe di una progressiva conquista della verità religiosa. Simone Verde, autore del saggio Le belle arti e i selvaggi. La scoperta dell’altro, la storia dell’arte e l’invenzione del patrimonio culturale (Marsilio, Venezia 2019), utilizza la frase di Corbin per illustrare con una immagine la concezione medievale del patrimonio storico e artistico: “Il passato non era un insieme di episodi in sé conclusi che ci si poteva lasciare alle spalle […] ma una materia che tornava puntualmente a dettare precise indicazioni morali” (p. 31).    A partire dal Basso Medioevo, lo sviluppo di una società manifatturiera e commerciale contribuì alla nascita di una nuova concezione di tutela del patrimonio, finalizzata a proteggere le prove monumentali dell’ingegno umano, che giunse a maturazione in età rinascimentale. A riprova di ciò l’autore cita una legge promulgata a Firenze nel 1571 contro chi “rimovesse o violasse armi,...

Il terzo paesaggio / Guaritori, antiche ricette, riti e formule

A settanta anni dalle ricerche dell’antropologo Ernesto De Martino, una squadra di documentaristi radiofonici e fotografi parte alla ricerca di ricette, riti e formule di guarigione nell’Italia del nuovo millennio. Il risultato è racchiuso in una piattaforma multimediale: Il terzo paesaggio.   Forse devo iniziare dichiarando che ho vaccinato le mie figlie... Ero un poco nervosa, prima di entrare nello studio di registrazione. Ospite di un programma radiofonico, mi avevano invitato per presentare i risultati di una ricerca che ha coinvolto me e una squadra di documentaristi e fotografi per circa due anni. Un viaggio sulle tracce di chi conserva antiche ricette, riti e formule di guarigione per curare i mali più disparati, dalla sciatica alle storte, passando per i vermi e il fuoco di Sant'Antonio. Per mesi abbiamo incontrato uomini e donne detentori di conoscenze che da oltre duemila anni si tramandano quasi esclusivamente con il passaparola: riti realizzati con una ciotola d’olio, una fede, una pianta, o con parole e cantilene, recitate in segreto e a voce sussurrata.    Dalla Val d’Aosta alla Campania, abbiamo ascoltato testimonianze, registrato voci,...

La fine del mondo / Ultimo Appennino: strade che si perdono nel nulla

C’è una pagina calabrese che Ernesto De Martino consegna alla prosa intensa di La fine del mondo, il suo saggio sulla perdita della presenza e la fenomenologia delle “apocalissi culturali” che inasprivano la vicenda umana delle plebi rurali del vecchio Sud contadino fino agli anni del secondo dopoguerra: «Ricordo un tramonto, percorrendo in auto qualche solitaria strada della Calabria. Non eravamo sicuri del nostro itinerario e fu per noi di grande sollievo incontrare un vecchio pastore. Fermammo l’auto e gli chiedemmo le notizie che desideravamo, e poiché le sue indicazioni erano tutt’altro che chiare gli offrimmo di salire in auto per accompagnarci sino al bivio giusto, a pochi chilometri di distanza: poi lo avremmo riportato al punto in cui lo avevamo incontrato. Salì in auto con qualche diffidenza, come se temesse una insidia, e la sua diffidenza si andò via via tramutando in angoscia, perché ora, dal finestrino cui sempre guardava, aveva perduto la vista del campanile di Marcellinara, punto di riferimento del suo estremamente circoscritto spazio domestico. Per quel campanile scomparso, il povero vecchio si sentiva completamente spaesato: e solo a fatica potemmo condurlo sino...

Luigi De Magistris e il monumento corno / Iella e jettatura a Napoli

Il piano del sindaco Luigi de Magistris di elevare a Napoli un monumento di 60 metri che rappresenti il corno anti-iella ha innescato, come sempre accade quando si progetta un monumento, un vespaio di polemiche. Ora, non c’è bisogno di essere psicoanalisti per capire che il tipico amuleto contro la malasorte, e quindi la scultura che lo iperbolizza, è un oggetto fallico. In sostanza, de Magistris propone di elevare un monumento al Fallo.    In effetti, nel mondo antico la migliore protezione contro il malocchio era Priapo, la divinità in perpetua erezione nata da una sbandata di Afrodite per Dioniso. Già Plinio chiamava il fallo Medicus invidiae. Tertulliano in Ad nationes scrive che alla sua epoca i bambini pagani avevano una speciale protezione contro il malocchio: al loro collo veniva sospesa una custodia contenente fascinum e cyprea, il primo amuleto rappresentava il fallo, l’altro invece il sesso della donna. Per molti secoli il gesto più comune sia di scherno che di protezione dal malocchio era “fare le fiche”: ripiegare le dita della mano tranne il pollice, che veniva fatto spuntare dritto tra indice e medio – un’allusione all’erezione o al rapporto sessuale....

A Reggio Emilia la storia di Un paese / Strand e Zavattini: Italia mia

Giugno 1955, sede romana dell’Einaudi, conferenza stampa per la presentazione di un libro; sono presenti Giulio Einaudi, Italo Calvino, allora redattore, e l’autore, Cesare Zavattini; o meglio, uno dei due autori, perché si presenta Un paese, un “libro-film” (così viene descritto in quella sede), con fotografie di Paul Strand. Sulla “Stampa” del giorno seguente, l’inviato sostiene che più che una conferenza stampa si era trattato del “maggiore avvenimento mondano e culturale insieme di questa estate romana già soffocante a metà giugno”. In un primo tempo, Zavattini racconta il fallimento del suo progetto di un film dal titolo “Italia mia”, poi spiega che il progetto si era trasformato in una collana di libri, che manteneva però questo titolo: “un titolo – disse lo scrittore e sceneggiatore emiliano – che vuole essere un grido di fede”. A questo punto vengono descritte le linee della nuova collana Einaudi: “una guida fotografica che mostrasse lati di quell’Italia minore da molti a torto trascurata”. Interviene ancora Zavattini: “Spero che il turista quando si metterà in viaggio per il nostro bel Paese dia un’occhiata a questi libri. Vi troverà pochi monumenti, ma parecchi uomini,...

Infestati dal modello ideale di un sapere razionale / Ora che Dio è morto, che ne è del Mondo?

Inizio a leggere alle sette del mattino, mentre attendo, in una corsia d'ospedale, la visita medica di una persona cara. Il testo è soffocante, soprattutto se ti sei alzato alle 5 e non hai trovato neppure un caffè aperto. Immediatamente ricordo la stessa sensazione di fronte a Diario di Hiroshima, di Michihiko Hachiya, il medico che racconta lo scenario post-apocalittico della bomba atomica; forse per associazione con la squallida corsia d'ospedale.  La lettura si fa pesante, pure devo rimanere là, incollato al testo, finché la persona che ho accompagnato non esce dall'ambulatorio, ho bisogno di sentire quel senso di oppressione. Si tratta di un libro sulla fine del mondo, provo a trovare respiro nel ricordo dei miei studi giovanili.    Nel 1977 esce La fine del Mondo, libro postumo dell'antropologo italiano Ernesto De Martino. Il libro è pubblicato a sette anni dalla morte dell'autore, quando, per l'antropologo napoletano, la fine del mondo era già da tempo accaduta. Il sottotitolo di quegli appunti, che avrebbero dovuto costituire l'impalcatura di un lavoro futuro, è Contributo all'analisi delle apocalissi culturali. Un anno prima di morire De Martino aveva già...

Il terremoto, la ricostruzione e l’anima dei luoghi

I paesi del Centro Italia distrutti, danneggiati, resi insicuri dal terremoto del 22 agosto dovranno essere ricostruiti. La lunga storia delle catastrofi e dei disastri che hanno colpito le popolazioni di tante regioni ci mostra, infatti, i rischi di dispersione e di abbandono a cui vanno incontro le comunità coinvolte dal sisma. Si tratta di fare presto. Ma anche di fare bene, di considerare le soluzioni possibili al netto delle retoriche e degli appetiti dei gruppi d’affari e di potere. La ricostruzione non è solo una scelta urbanistica e architettonica. Riguarda la memoria dei paesi, la possibilità di mantenere la rete di relazioni e legami che li costituisce, la capacità di rigenerarne e re-inventarne l’identità. Per questo è necessario riflettere da subito, ora che la macchina della ricostruzione sembra mettersi in moto, su «dove e come ricostruire» e sul suo senso per il futuro dei paesi colpiti.   1.   «Ai luoghi ormai non si rivolge più l’ascolto silenzioso e devoto in cerca della verità, ma la curiosità mobile e ciarliera, assetata di sempre nuovi spettacoli. Il luogo non è più una voce enigmatica ma veritiera, ma un oggetto su cui lasciare correre uno sguardo...

Un'antropologa sulla propria vecchiaia / Clara Gallini. Storia di una malattia

Un libro coraggioso, questo di Clara Gallini (Incidenti  di percorso. Antropologia di una malattia, Nottetempo), non solo perché affronta con sorprendente lucidità il percorso di una malattia, la sua, ma anche per come lo fa. Ci vuole un certo coraggio, oggi, a scrivere: “Ora sono vecchia – una parola che non usa più, resa orrorosa da quel linguaggio renziano che esorta alla rottamazione di quanto non sarebbe giovanile. Vechia e malata...”. In un'epoca in cui la cosmesi lessicale tenta in ogni modo di fare scomparire la vecchiaia, esorcizzandola attraverso eufemismi e slogan vincenti, ammettere (e accettare) con chiarezza la propria condizione è atto coraggioso.   E lo è anche il cercare di reagire al male e alle terapie invasive tentando di trasformare l'intero sistema terapeutico in un campo di osservazione per chi come lei, ha trascorso la vita “osservando e partecipando” come fa ogni antropologo. Allieva di Ernesto De Martino, Clara Gallini diventa, in questo ultimo lavoro, osservatrice partecipante di se stessa e dell'apparato umano, tecnico e simbolico che è la medicina, raccontandoci la storia di un corpo malato. Se Malinowski, padre dell'osservazione partecipante...

David Forgacs. Margini d'Italia

Coloro che (come l'autore di questa recensione) avvicinassero il testo di David Forgacs, Margini d'Italia (Laterza 2015), in cerca di "una storia alternativa, parallela ma secondaria a quella considerata ufficiale, che 'riscattasse' le persone dai margini o li 'salvasse'" resterebbe deluso. "Farlo," dice l'autore nella sua premessa, "in questo caso, avrebbe significato semplicemente riprodurre la logica della marginalità, rimettere in atto quei gesti di comprensione o solidarietà, dare sostanza alla fantasia che qualcuno possa essere simbolicamente tolto dai margini e dare credito all'idea che le persone osservate nei cinque casi che ho studiato fossero o siano davvero, in qualche modo, 'fuori' dalla società, o comunque veramente subalterni, secondari, meno importanti di quelli che si trovano al centro. Il mio obiettivo non è quello di raccontare la loro storia ma di illustrare come altri li hanno descritti e di dimostrare che la formazione dell'Italia moderna si è realizzata anche attraverso la creazione discorsiva di gruppi marginali e socialmente esclusi".  ...

Lo spirito universale della narrazione

Il titolo di questa comunicazione suona forse troppo enfatico. È quasi una citazione rubata a Thomas Mann. Lo "spirito della narrazione" è suo, ma confesso che l'aggiunta, così perentoria da risultare sfacciata, dell'aggettivo "universale", è mia. Tuttavia, prima di arrivare ad affrontare i termini "spirito" e "universale", vorrei dire qualcosa sulla parola "narrazione". Utilizzerò, non tanto per seguire la sua definizione di narrazione, ma per indicare il tema sul quale fare qualche variazione, un bel libro di un amico, Paolo Jedlowski, Storie comuni (Bruno Mondadori 2000), tutto dedicato alle narrazioni che si fanno nella vita quotidiana. Nonostante si tratti di un campo leggermente diverso, tuttavia mi interessa ritornare a questa prima dimensione dell'universalità della narrazione, a quel narrare che prende tutti, per vedere come si possa tentare di ascoltare lo spirito, che forse respira dentro le parole che diciamo e dalle quali siamo raccontati.   Per Jedlowski "narrazione" significa "mettere storie in comune". Le storie sarebbero...

Mircea Eliade. Uno sciamano contemporaneo

Mircea Eliade (1907-1986) è con ogni probabilità lo studioso di religioni più noto e influente del Novecento, grazie al fascino del suo pensiero e di un’indubbia capacità di scrittura. Lo studioso romeno, poi radicato negli Stati Uniti, è considerato tra i fondatori della cosiddetta “Chicago School” di storia delle religioni e ha scritto libri che sono autentici best-sellers, oltre ad avere una prolifica produzione letteraria di fiction, al punto da figurare alla fine degli anni Settanta tra i potenziali candidati al premio Nobel per letteratura.   Mircea Eliade   Anche Hollywood non è rimasta estranea all’aura sapienziale dello studioso: Francis Ford Coppola ha realizzato Un’altra giovinezza (Youth Without Youth, 2007) ispirandosi al romanzo di Eliade (1981), non privo di tratti autobiografici, intitolato Giovinezza senza giovinezza. Lo ricordo come un film a tratti imbarazzante: nella Romania degli anni trenta un professore in crisi, erudito e studioso di religioni, miti e antichità viene colpito da un fulmine e ringiovanisce; reduce da una tragica vedovanza, incontra diverse...

Basaglia, storia di una rivoluzione contro le masse

La "Repubblica dei Matti" di John Foot racconta l'impresa di Franco Basaglia e di tutte le persone con cui ha combattuto, interagito, litigato, collaborato nelle fasi della sua formazione. Una formazione che sembra un romanzo, comincia prima della nascita e non termina dopo la morte. Come il Napoleone a cavallo di Hegel – cavallo che, in questo caso, sarebbe matto e si chiamerebbe Marco – Basaglia è stato lo spirito del mondo psichiatrico, la sua antitesi, che ha subito prodotto sintesi: Gorizia. Il testo di Foot torna sulla questione “antipsichiatria”, in particolare sull'idea “la malattia mentale non esiste”. Penso che la questione “malattia mentale” sia, in primo luogo, linguistica. Chi pone la questione “malattia mentale”, a cinquant’anni di distanza da quel dibattito, si trova stritolato nella dimensione neo pubblicitaria e neo liberale. Non riesce a distinguere più il significato. Chi dice “la malattia mentale non esiste” è il DSM-5 – l'ultima versione internazionale del manuale psichiatrico, su cui siamo più volte intervenuti a doppiozero....