Categorie

Elenco articoli con tag:

Fabio Merlini

(3 risultati)

Amore, approvazione, indifferenza / Narciso nel bus

Ho sognato di essere a tavola con un gran numero di narcisisti. Nella situazione conviviale per un momento questi individui avevano deposto le loro armi e si contentavano di essere come i comuni mortali. Ma erano molto maldestri nel fare i normali, risultavano imbranati in tutto: uno raccontava barzellette in continuazione e nessuno mai rideva, non sapevano di cosa parlare tra di loro, erano sgraziati, maleducati, mangiavano goffamente, ed erano insofferenti, nervosi, tutti volevano andarsene. Io stavo in un angolo e alla fine, mentre uscivano, ho chiesto a uno di loro di dirmi chi fossero gli altri e lui mi ha risposto, un po’ stupito, dicendomi “Ma guardi che a tavola ero seduto da solo”. Non è certo mia intenzione occuparmi del narcisismo, del Narciso patologico, per quello c’è la psicanalisi e la psichiatria di varia scuola. A me interessa piuttosto segnalare quanto pesante e faticosa sia una relazione umana quando nella polifonia psichica di una persona il narcisismo diventa il suono prevalente o addirittura dominante. È il Narciso nel bus che mi crea problema, il suo modo di stare nella normalità altrui con un atteggiamento di sprezzatura, di supponenza, una sicumera a...

In-ludere / L’estetica triste

Anselm Kiefer.    C’è ancora posto per la bellezza e la riflessione nelle nostre vite e nelle relazioni sociali? L’ipotesi che vorremmo poter difendere è che fino a che esisterà un essere come noi umani, capace per natura di immaginare l’inedito e generare quello che ancora non c’è, una certa presa di distanza dalla tacita appartenenza adesiva alle cose sarà possibile. Vorremmo sostenere l’idea che, per quanto il cosiddetto mental set o habit possano influire e vincolare il senso e la generatività umana, come sosteneva Boris Pasternak, “la vita trabocca sempre dall’orlo di ogni tazza”. Siamo fatti di una tensione che rinvia sempre a qualcos’altro rispetto a quello che c’è già, e non per scelta, ma per costituzione evolutiva specifica: ogni conformismo e ogni saturazione contengono per noi sempre un margine generativo. Certo, è una questione di tempo e di senso. Vale per il senso ciò che vale per l’arte, che, come sostiene Anselm Kiefer citando il Vangelo di Giovanni, “Là dove si trova, non potremo mai raggiungerla” [L’arte sopravvivrà alle sue rovine, Lezione tenuta al Collège de France il 2 dicembre 2010]. L’indecidibile e l’indicibile, per il fatto stesso che siamo...

Roberto Casati. Contro il colonialismo digitale / Il mago di Oz e il digitale

Entrare nella sede centrale della biblioteca universitaria di Göttingen alle cinque del pomeriggio è come infilarsi in un alveare: il paragone non è fondato sulla presenza di tanti studenti=apine industriose intente al lavoro di apprendimento, ma al brusio. Un brusio formato da voci che parlano tra di loro e al cellulare, rumori di tasti, musica che filtra dalle cuffie, così forte e alto da farti fuggire e decidere di tornare al mattino presto, quando gli studenti dormono. Se andate a protestare, il custode vi mostrerà una boccia di plastica con una manopola alla base, come quei distributori di cicche colorate che c'erano anni fa. Se la girate non usciranno però le palline di gomma americana ma tappini, anch'essi di gomma, per le orecchie. Il messaggio è chiaro: chiudetevi voi i padiglioni auricolari, createvi la vostra bolla di quiete nel rumore di sottofondo ficcandovi i tappini nelle orecchie perché noi al rumore ci siamo arresi. Persino la grande icona rappresentante un cellulare sbarrato che campeggiava davanti al portone a vetri dell'ingresso della biblioteca è stata tolta: ingresso libero alle tecnologie della comunicazione e dell'informazione e ai suoi rumori, costi quel...