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famiglia

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Io la riconosco / Maledetta passeggiata

Venezia Mestre – Verona, ore 15,30, andata.   Non ha fatto in tempo a sedersi di fronte a me che l'ho subito riconosciuta, lei non mi ha vista e neppure sfiorato con lo sguardo ma credo abbia riservato lo stesso trattamento a tutti i passeggeri del vagone. Il taglio dei capelli è diverso, ora sono più corti, forse il colore è meno luminoso ma una faccia così è difficile da dimenticare, – e proprio bella! – la stessa cosa che avevo pensato circa quindici anni fa quando la vidi entrare nella stanza dell'ospedale dove ero ricoverata da qualche giorno. Ricordo che la prima notte per lei non andò molto bene, aveva addosso una rabbia che non le dava pace, credo che avesse chiamato (imprecando) almeno una decina di volte l'infermiera, come vicina di letto era piuttosto impegnativa ma “per fortuna” io ero ancora intontita dall'anestesia e gli antidolorifici avevano fatto il resto regalandomi i sogni di una bimba che avesse incautamente assaggiato del peyote.    La mattina mi sono svegliata di soprassalto, catapultata nella realtà adulta da una sonora bestemmia urlata a “tutto il fottuto reparto” oltre che a quella “troia” di infermiera di notte che non l'aveva assistita....

"Coco", di Lee Unkrich e Adrian Molina / La gioia irreversibile della morte

“Che cos’è la morte?” Quando un bambino ce lo chiede non è semplice rispondere. “La nonna è andata in cielo” oppure “ci continua a guardare da un altro luogo”. È difficile però dare l’idea di che cosa sia l’irreversibilità, la definitiva scomparsa di qualcosa o qualcuno, il fatto che anche in un mondo che pare aver accorciato tempi e spazi fino a rendere tutto sempre accessibile, c’è qualcosa che invece finisce per sempre. È forse per questo che da sempre gli essere umani si sono immaginati l’esistenza dei defunti oltre la morte del loro corpo, come per relativizzare l’assoluta caducità della propria esistenza su questo mondo. Nella cultura messicana, ad esempio, si pensa che i defunti continuino a vivere nell’aldilà sottoforma di scheletri, ma che una volta all’anno vengano a trovare i propri cari che continuano a ricordarli. È il famosissimo Día de los Muertos, che cade tra il 31 ottobre e il 2 novembre, culto sincretico pre-colombiano poi ripreso nel calendario delle festività cattoliche, e ormai celebratissimo non soltanto nel Messico del Sud dove è nato, ma anche in tutte quelle parti degli Stati Uniti dove la popolazione di cultura messicana è dominante, come in California o...

Storia di una famiglia di artisti: l'istinto lo sa prima / La saga della famiglia Amurri

Il dono della scrittura in certe famiglie si tramanda di padre in figlio: tra queste c’è sicuramente la famiglia Amurri che ho conosciuto per la prima volta con Vita in famiglia di Antonio Amurri, scrittore mirabile e paroliere d’eccezione, autore di programmi televisivi quali Gran varietà e Canzonissima. Vita in famiglia è un tascabile economico edito nel 1993 da Mondadori Scuola: una raccolta di episodi tratti da altre opere che l’autore aveva dedicato alla propria famiglia. Nel libro, il personaggio più comico è Milvia, moglie di Antonio Amurri e madre di quattro figli (Valentina, Roberta, Franco e Lorenzo), definita «quel tipo di moglie che ha fatto un matrimonio molto migliore del mio» e dotata di una voce “leggendaria” («Ha un sistema quadrifonico incorporato al posto delle corde vocali») che usa per redarguire i figli. Gli urli di Milvia rivolti ai figli arrivavano sempre al culmine dell’ispirazione creativa di Amurri, di solito accompagnati dagli ululati del cane di famiglia («Passerai sul mio cadavere, prima di poter toccare i miei cuccioli!») e dai pianti «per noia» di Lorenzo, il più piccolo della famiglia, coccolato e viziato. Poi c’è Valentina, la primogenita dal...

Il nuovo romanzo della scrittrice Han Kang / La Vegetariana

Han Kang, l’autrice di questo romanzo, fino a pochi mesi fa non era conosciuta, per lo meno in Occidente (nel suo paese, in Corea, è da anni una scrittrice di successo), e la vicenda che narra si svolge nella lontana Seul, un luogo non familiare alla nostra memoria letteraria. Perciò stupisce non poco fin dalle prime pagine la sensazione di trovarsi in un mondo perfettamente riconoscibile dove esitazioni e paure, fantasmi e allucinazioni, angosce e visioni oniriche sembrano uscire in modo naturale dalla trama complessa, contraddittoria anche se spesso banale delle nostre esistenze. La forza di questo libro sta infatti tutta nel modo in cui distilla il pathos creandolo quasi dal nulla e facendolo progredire attraverso una storia del tutto ordinaria, iscritta nella quotidianità dei rapporti, tra persone altrettanto ordinarie, medie, anzi, nel caso dei protagonisti maschili, irritantemente mediocri. A maggio di quest’anno Han Kang vince il Booker prize e il mondo editoriale comincia a interessarsi di lei. Ad agosto una recensione apparsa sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung definisce il suo libro “un capolavoro”.    Ph Daido Moriyama.   In molti si sono chiesti quale...