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Fanny & Alexander

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La città sospesa di VolterraTeatro

Sospendere. Svuotare. Destrutturare. Questi gli scopi dell’ultimo spettacolo di Armando Punzo con i suoi detenuti attori nel carcere di Volterra, un appuntamento che si rinnova ormai tutte le estati dal 1989 nell’ambito del festival VolterraTeatro, che quest’anno si intitola, in tema, La città sospesa. Sospendere tutto, il canone occidentale, la città produttiva, l’immaginazione abituale, la reclusione nel carcere del mondo per come lo conosciamo, il concetto stesso di realtà. Su questi temi Punzo lavora da anni con la sua Compagnia della Fortezza. Ha lanciato l’immagine dei “Teatri dell’impossibile”, del salto dalla riproduzione di una realtà fissata in ruoli, gerarchie, posizioni, storie, alla proiezione (utopica? necessaria?) verso un anti-mondo, per nuovi paesaggi tutti da inventare. Contro una “realtà” dominata dall’ideologia e dai rapporti di potere cristallizzati, dove chi è povero, emarginato, “criminale” è condannato a rimanere perpetuamente nella sua condizione e la brava gente può truffare i denari e le anime e conserverà sempre la...

Primavera dei teatri a Castrovillari

Si riempie di spettacoli ancora una volta, come sempre tra maggio e giugno, il protoconvento francescano spinto su uno sperone del paese di Castrovillari verso il Pollino giallo di ginestre. Per la quindicesima volta Primavera dei teatri porta in questo lembo nord della Calabria i nuovi linguaggi della scena italiana grazie all’intelligenza, alla curiosità, alla necessità di costruire un ambiente per la creazione artistica d’oggi nella regione forse più arroccata d’Italia, più lontana dai centri di cultura. Non è una semplice rassegna, questa, voluta dai due attori fondatori nel 1992 della compagnia Scena Verticale, il più volte Premio Ubu Saverio La Ruina e Dario de Luca, in complicità con Settimio Pisano, la mente organizzativa, e uno staff giovane, efficiente entusiasta.   Le radici e il presente   È un tentativo di portare i temi laceranti del presente in una terra appartata, martoriata da un salto violento dalla civiltà contadina al presente postindustriale. È un progetto di confrontare i linguaggi più innovativi del teatro di oggi con le proprie radici, con un modo di...

L'umanità del male

Le (im)possibilità della poesia dopo Auschwitz   A caldo, pochi anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, Adorno stabiliva l'impossibilità di fare poesia dopo Auschwitz, sarebbe stato «un atto di barbarie». L'incapacità di parlare, di comprendere, finanche di testimoniare quello che è accaduto in Europa nella prima metà del Novecento è forse il segno stesso di quegli eventi e del modo in cui se n'è fatto storia e memoria. Ma paradossalmente l'arte occidentale ha cominciato a occuparsi fin da subito di quello che è accaduto, forse proprio a causa dell'impossibilità di elaborare il proprio lutto. E se all'inizio sono stati gli orrori della pittura di Bacon, la follia del Caligola di Camus, gli scomodi azzardi di Brecht e Il grande dittatore di Chaplin, il filo rosso di quella tragedia attraversa poi tutta l'arte del secolo scorso. Primo Levi, riprendendo l'idea di Adorno, preferiva piuttosto pensare che «dopo Auschwitz non si può più fare poesia se non su Auschwitz».   ph. Brunella Giolivo   Forse Levi non ha tutti i...

Fanny & Alexander. Una conversazione su Discorso grigio

Michele Dantini: Subito sulla cosa. Discorso alla nazione mi colpisce per il cambio di archivio e di repertorio. Niente più testi letterari paradigmatici ma una differente testualità: quella del discorso politico. È un mutamento di interessi drastico e sospinto (posso immaginare) da un’esigenza in qualche modo impellente. Confrontarsi con la lingua al suo livello miserabile, di estrema servitù o distorsione: dove l’enunciazione non ha più intimità con alcunché di integro né di vivente, ma produce opacità, ottundimento, tedio attraverso l’inesorabile ripetizione. È sviamento, Maschera. Ricordo la conferenza stampa di Silvio B. a Cannes, nei primi giorni del novembre 2011. Eravamo vicini al collasso finanziario, ma l’uomo affermava: l’Italia è ricca, le sale dei ristoranti sono piene, così come i voli aerei. Forse abbiamo conosciuto da vicino, particolarmente in Italia, quello che Conrad definiva l’“orrore”. Ricorderemo un’intera epoca come retta da incuria, avidità, vanagloria. Per contro, adesso che quell’epoca possiamo augurarci...