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Galanthus e Leucojum su un prato umido per il disgelo / I gemelli della neve

Intirizziti e tremuli i bucaneve hanno in natura la grazia speciale dei piccoli intrepidi. Tra gennaio e febbraio spuntano candidi, e paiono giocare coi fiocchi mulinanti del nevischio, rafforzarsi al vento di tramontana, trarre linfa dal gelo che ai crochi intempestivi strazia le corolle.     I Galanthus nivalis, questo il loro nome scientifico, sono bulbose appartenenti alla famiglia delle Amaryllidaceae, che ogni anno si profondono in coppie fogliari nastriformi alla base di un breve scapo dal fiore solitario, il cui peduncolo ricurvo è avvolto in una spata traslucida. Il perigonio (cioè l’involucro floreale senza distinzione tra calice e corolla) è formato da sei tepali bianchi, i tre esterni hanno forma ovata e sono lunghi il doppio dei tre interni, differenziati anche dal leggero margine bilobato, ombreggiato di verde.     Ma il Galanthus ha un gemello con cui può essere confuso, gareggiando con lui in pendula bellezza. È il Leucojum vernum, più raro nei nostri areali, difforme dal parente solo per i tepali di uguale lunghezza, ognuno con all’apice un pois verde. Ne viene una gonnella più gonfia e sbarazzina rispetto alla linea affusolata dell’altra. E...

Il nome non pare avere origine dal giovinetto leggendario / Narcisi

Pure le piante, ogni tanto, scioperano. Per fortuna, nella società vegetale le sigle sindacali non si coalizzano e, se i cornioli incrociano le braccia, i pruni suppliscono con una fioritura gloriosa.         In quest’esordio di primavera i narcisi del giardino hanno deciso la serrata: pochi i crumiri che alzano i tromboncini gialli o bianchi, tutti gli altri esibiscono solo i glauchi nastri fogliari. Nella passata stagione devo aver combinato qualcosa che non hanno gradito: forse, per impazienza, ho tagliato le foglie ancora verdi per non vederle ingiallite seccare a terra. Oppure i bulbi si sono troppo interrati e non li ho divisi per tempo: ci vorranno alcuni anni prima che i bulbilli laterali fioriscano. O forse li ha infastiditi il non rigido inverno. Fatto sta che delle molte varietà di narcisi piantati a macchia nel prato solo qualche ciuffo di Narcissus tazetta e la bordura di Narcissus pumilus timbra il cartellino delle presenze primaverili.  Peccato, perché il suono chioccio dei pedicelli a gomito avvolti nella spata cartacea e degli scapi cavi dei narcisi è per me il campanello della primavera. E in vernacolo, infatti, per estensione dall’...

Digitale purpurea

Parigi, Parc Monceau. Ero lì per la grande Davidia in fiore (Davidia involucrata) che anche Proust avrà senz’altro conosciuto, quando una voce femminile mi fece volgere a un rialzo roccioso: «Cette année les digitales sont magnifiques!». Le lunghe spighe s’alzavano vigorose ben oltre il metro sul cespo basale di foglie pelosette: indimenticabili. La mia cucciola di Davidia non mi ha dato per ora neppure un fazzoletto bianco di brattee, benché compia l’ottavo compleanno, ma confido di vederne presto sventolare qualcuno; ho invece già goduto in passato il mio annus mirabilis delle digitali purpuree e in questo maggio bizzoso le ritrovo, superbe, guardare dall’alto i garofani dei poeti (Dianthus barbatus).        Erbacea biennale, talvolta perenne, mostra alla prima stagione una rosetta di foglie pubescenti, ovate-lanceolate con bordo crenato, che alla successiva dà origine al fusto eretto, alto fin quasi due metri, tomentoso e cavo con foglie alterne – le inferiori picciolate, sessili le superiori – via via più brevi fino al lungo racemo dei fiori globulari e penduli, tutti disposti su un solo verso. Rosa intenso o bianchi, sempre maculati di porpora, s’aprono...