festival scarabocchi 2020

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Francesco de Sanctis

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Giordano Bruno

In copertina, sullo sfondo di un cielo temporalesco, si staglia, tetra e angosciante, l’immagine della protagonista di Campo dei Fiori di Massimo Bucciantini, la statua di Giordano Bruno che sorge a Roma in Campo de’ Fiori. L’oscurità incombente fa apparire la statua un neo-gotico spettro, un revenant. E tale in fondo è stato il “Nolano” (come si autodefiniva nei suoi dialoghi italiani), arso vivo nel 1600 nella stessa Piazza che ne conserva il monumento, dopo una prigionia quasi decennale tra le carceri dell’Inquisizione romana: un “ritornante”, dopo secoli di quasi oblio, nella cultura italiana di metà Ottocento. Il precursore dell’idea di un universo infinito, di una natura vivente e divinizzata, in cui immergersi nelle forme dell’eroico furore, era stato “riscoperto” a fine Settecento, dal giovane Schelling, in cerca di una rinnovata filosofia della natura. Da noi, si deve attendere la stagione risorgimentale per ritrovare Bruno, accanto a Campanella e Galileo, fra i simboli della resistenza del pensiero contro l’arroganza dogmatica della Chiesa.   Noto per essere tra i...

Atlante della letteratura italiana Einaudi

Benché non costituisca più il crogiolo di idee che è stata per gran parte del secolo scorso, la Einaudi è ancora in grado di produrre progetti collettivi di sbalorditiva portata e ambizione, come testimoniano i tre poderosi volumi di questo Atlante della letteratura italiana.   Curato dall'italianista Gabriele Pedullà e dallo storico Sergio Luzzatto, e scritto in gran parte da una giovane generazione di studiosi, il progetto dell'Atlante si colloca accanto – e, per certi aspetti, rappresenta un'energica risposta e correttivo – a una lunga serie di fondamentali storie della letteratura italiana: dal capolavoro di Francesco de Sanctis, quella Storia della letteratura italiana (1871) che ha contribuito a definire l'identità nazionale attraverso la formazione d'un canone, fino alla Letteratura italiana (1982-2000) curata da Alberto Asor Rosa per la medesima casa editrice.     Come si evince dal titolo stesso, e in linea con una recente ondata di studi nelle discipline umanistiche, l'Atlante si ripropone di sostituire alla tradizionale storia letteraria una geografia della...

Niccolò Machiavelli / Il principe

Accantonando gli usi politici che delle pagine del Segretario fiorentino sono stati fatti nel corso dei secoli (giusti e sbagliati, per dirla con Calvino: da Gramsci ai corsi per manager, dai teorici della ragion di stato alla Biblioteca dell'utopia di Silvio Berlusconi editore), di questo ultimo capitolo del Principe stupisce lo slancio appassionato. Dopo pagine venate di pessimismo della ragione – indotto oltretutto da un contesto politico a dir poco turbolento – Machiavelli, auspicando il riscatto dell'Italia, nell' exhortatio cede, se non all'ottimismo, all'incitamento vibrante. Valgano allora le parole di un celebre passo della Storia della letteratura italiana di Francesco De Sanctis: "Siamo dunque alteri del nostro Machiavelli. Gloria a lui, quando crolla alcuna parte dell'antico edificio. E gloria a lui, quando si fabbrica alcuna parte del nuovo. In questo momento che scrivo, le campane suonano a distesa, e annunziano l'entrata degl'italiani a Roma. Il potere temporale crolla. E si grida il viva all'unità d'Italia. Sia gloria al Machiavelli".   XXVI   EXHORTATIO AD CAPESSENDAM...

I neoborbonici a “Piazza Garibaldi”

Ermanno Rea ha l’età di mio padre e per il lettore impaziente aggiungo che mi ritrovo a navigare con una certa sorpresa verso i sessanta. Credo che il suo ultimo La fabbrica dell’obbedienza sia stato piuttosto sottovalutato: ci si è soffermati sulla diagnosi dell’origine controriformistica dell’inciviltà degli italiani, peraltro condivisibile, trascurando il coraggio ammirevole mostrato nel tracciare le coordinate di una possibile via d’uscita, e nel darle un nome. E quando scrivo di coraggio, intendo quello proprio degli eretici, come proverò a spiegare. C’è un innegabile furore nella costruzione argomentativa di Rea ed io a quel furore intendo rendere omaggio. Per quanto sappia che l’intransigenza oggi non paga e che, come in tanti ci ricordano, la complessità dei giorni nostri non sopporta semplificazioni.   Gli eroi del libero pensiero meridionale sono, per Rea, Giordano Bruno, Tommaso Campanella e l’Università napoletana postunitaria, quella di Francesco De Sanctis e, soprattutto, di Bertrando Spaventa. Alla storia meravigliosa di quel “cantiere napoletano di...

Avellino / Paesi e città

Dire Avellino non è dire il nome di una città, ma quello di un posto, di una variante di luogo. Il nome Avellino non evoca nessun mondo, nessuna dimensione psichica, come accade per le vere città che hanno delle vere caratteristiche. Proprio questo però è il suo aspetto interessante, essere una città neutra, una città incolore e trasparente. Ad Avellino individuo almeno tre caratteri mediocri, che però lo sono a un tal grado da divenire sublimi e metafisici, da farne un paradigma dell’ordinarietà: il grigiore, gli slarghi e i politici. Ha poi un aspetto che costituisce in qualche modo un varco, uno sfiatatoio visivo e spirituale: le montagne in fondo alle strade. Il grigiore è dovuto non tanto all’uso di una particolare pietra – ché questa una volta era il tufo e ora, naturalmente, il laterizio forato – ma al fatto che gli intonaci non si rinnovano, e diventano tutti del tipico colore civico sbaffato e sbavato dallo scolo dell’acqua piovana, qui abbondantissima. Ne risulta il tipico effetto per cui il celestino, il rosaceo o il giallastro si risolvono tutti nel grigio. La...