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Francisco Franco

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La tomba di Franco / Scappare da Cuelgamuros

Era l'anno 1948 e due giovanissime nordamericane, neanche ventenni, Barbara Probst Solomon e Barbara Mailer, sorella di Norman Mailer (che aveva appena pubblicato Il nudo e il morto) aspettano in una macchina prestata dallo stesso scrittore nei pressi del Monastero dell'Escorial. Fuori c'è Paco Benet, il giovane antropologo fratello di Juan, l'autore fondativo che vent'anni dopo darà inizio alla nuova narrativa spagnola con Ritornerai a Región. Tutti e tre sono arrivati da Parigi, dove abitano e sono stati ingaggiati dalla antifranchista FUE (Federación Universitaria Escolar), organizzazione universitaria che era nata alla fine degli anni '20 contro la dittatura di Primo di Rivera e ora si stava riorganizzando, clandestina, a Madrid.   I tre giovani aspettano due studenti prigionieri a Cuelgamuros, il lager dove si costruisce un gigantesco monumento in onore ai caduti franchisti della Guerra Civile. Sono Manuel Lamana, di famiglia repubblicana esiliata e Nicolás Sánchez-Albornoz, figlio di colui che diventerà negli anni '60 Presidente della Repubblica spagnola in esilio. Tutti e due sono stati arrestati nel 1947, insieme ad altri compagni, nei pressi della facoltà di Lettere...

Franco / Valle de los Caidos

La visita a un luogo rilevante esige, a un certo punto, una sua teoria specifica. Il fatto di spostarsi per scoprire un sito si iscrive in un orizzonte ermeneutico che espone il viaggiatore a domande del tipo: “qual è il senso di una visita proprio a questo luogo?”, “dove ti porta – e in che modo – un viaggio di questo genere?”  Visitare posti “inconsueti” impone un atteggiamento critico, e ciò sia in una prospettiva individuale (“chi mi ha portato qui?”) che intersoggettiva (“per quale motivo vorrei proporre questa visita ad altri?”).  Tali considerazioni affiorano con prepotenza alla mente in un luogo molto particolare: la “Valle de los Caídos”, nella Sierra de Guadarrama. Innanzitutto: è utile andarci ora che la stampa, anche internazionale, parla della decisione di spostare i resti del Generalissimo Franco dal complesso della “Valle dei Caduti” a Madrid? La parola “luogo”, in questo caso, non rende onore alla complessità dell’oggetto in questione, visto che la “Valle de los Caídos” è tutt’altro che una realtà neutra riassumibile in un unico concetto (come “luogo”, “sito”, “monumento”).    La “Valle dei Caduti” (combattenti morti durante la guerra...

Si vota il referendum indipendentista / Catalogna: dove è finito Mirò?

Era da tempo che volevo andare alla mostra permanente di Miró inaugurata a Madrid il passato dicembre. Sapendo che si trattava di una cessione degli eredi per almeno cinque anni non mi ero affrettata a visitarla. Ma in questi giorni ho sentito una specie di urgenza, la necessità di avvicinare qualcuno che mi aiutasse a capire i fatti della Catalogna.      Joan Miró è stato uno dei referenti più autorevoli della cultura e del pensiero catalano e punto di riferimento dell’antifranchismo già dagli anni della Guerra Civile fino alla morte nel 1983. Basta ricordare la sua opera – oggi perduta – per il padiglione della Repubblica Spagnola del 1937 a Parigi per il quale Picasso ha dipinto il Guernica.   Oppure il disegno del francobollo anche del 1937 come richiesta di un contributo per aiutare la Spagna repubblicana, poi diventato l’emblematico manifesto Aidez l’Espagne.   Miró è rientrato in Spagna negli anni ’40 malgrado il regime di Franco. È stato un esempio di esilio interno, lasciato stare dal franchismo benché lo identificasse con i vinti repubblicani, permettendogli di vivere ritirato a Maiorca, dove l’artista ha realizzato il sogno del “grande...

Quel pomeriggio sulla Rambla / Barcelona. Combate de Relatos

Come in tutti i luoghi nei quali si è appena consumata una tragedia, sugli accadimenti di Barcellona in questi giorni, si è prodotta una quantità estrema di racconti. Vivendo qui da quasi 10 anni si ha la sensazione – leggendoli – che pochi di essi tengano conto obbiettivamente del campo nel quale i fatti si sono svolti: la Catalunya. Quando si atterra a Barcellona, si atterra in Catalunya. Quando si sbarca a Barcellona, si sbarca in Catalunya. Quando si colpisce Barcellona si colpisce Catalunya. Una gran parte delle persone che stanno leggendo queste frasi, starà anche probabilmente rovesciando gli occhi al cielo, così come li rovesciavamo noi veneti negli anni '90, nell'ascoltare certi racconti che iniziavano a divulgare i leghisti. Spesso dall'Italia si procede a calcolare la seguente uguaglianza: Catalani = Leghisti. Non è possibile scollare il racconto dei fatti accaduti nei giorni scorsi dal luogo nel quale sono intercorsi: la città di Barcellona, in Catalunya. Così come risulta complicato raccontare la Catalunya vivendo in Spagna, raccontarla stando in un altro Paese (per esempio l'Italia) produrrà per forza un racconto evidentemente imparziale.   È complicato, sì....

La religio mortis di Cesare Pavese

Nel breve articolo del 1964, intitolato Cesare Pavese, il mito e la scienza del mito,[1]Jesi collocò il poeta piemontese con il romanziere Thomas Mann e Károly Kerényi, sotto il vessillo di quella religio mortis nichilista che avrebbe influenzato tutti gli intellettuali post-romantici di scuola tedesca.In queste teorie mitiche si presupponeva l’esistenza autonoma del “mito che afferra” come alterità demonica radicale all’Uomo; del mito veniva caratterizzata negativamente e paradossalmente la sostanza (“qualcosa e insieme nulla”) rinunciando implicitamente alla possibilità di una storicizzazione; infine si teorizzava, la necessità della subordinazione dialettica a questa alterità negativa. Erano queste le tre fondamenta teoriche che definivano nichilisticamente il pensiero dei tre mitologi al di là delle posizioni e delle auto-esegesi ufficialmente (e genericamente) umaniste. Queste ultime, piuttosto, sarebbero state solo il tentativo estremo di mistificare la fascinazione mitica: una “mascheratura”, appunto, di quei “pensieri segreti” della cultura borghese tedesca ed europea. Se le osservazioni di Jesi possono essere estremamente utili ad illuminare i “pensieri segreti”...

Madrid. Il Generalissimo e la Coca Cola

Cosa ci aspetta? Quanti passi indietro ancora? Forse potrebbe rispondere Eugenio Merino, che appena qualche settima fa, nell’ultima edizione di ARCO, la Fiera internazionale di arte contemporanea di Madrid, ha mostrato la sua ultima opera, Always Franco, una scultura in resina che riproduce il dittatore chiuso in un distributore di Coca Cola.   Se ci domandiamo come mai ha fatto tanto scalpore, forse dovremmo fermarci a riflettere sul perché, malgrado si stiano rimuovendo ancora dalle piazze spagnole le statue di Franco e i simboli franchisti, l’artista si sia chiesto se la scomparsa di quanto ha rappresentato la figura del generalísimo è reale. Forse “Franco è un fantasma congelato e non se ne va”, come afferma Pedro Temboury, autore di un documentario ancora in preparazione al momento della creazione dell’opera.     Franco, del resto, è altrettanto presente in un’altra scultura, esposta al Matadero, questa volta attraverso i rottami della sua nave “Azor”. È opera di Fernando Sánchez Castillo, che si autodefinisce “archeologo del franchismo...

Madrid. Le elezioni del 20 novembre e il futuro

Ricordando un’installazione del 2008, l’artista catalano Antoni Muntadas rifletteva sulla paura come esperienza condivisa in momenti di conflitto, l’unica che accomuna i due lati di una frontiera problematica dove l’alterità si nutre di un senso d’incomprensione e di esclusione, nell’impossibile comunicazione.   La paura è anche il tema del recentissimo libro La economía del miedo (Editorial Galaxia Gutenberg) di Joaquín Estefanía, personaggio chiave della nostra Transizione democratica degli anni Settanta, che propone un’analisi dei meccanismi attraverso i quali il timore dei cittadini per la disoccupazione e per la povertà contribuisce a rafforzare il dominio dei mercati. A questo proposito egli riporta una citazione del sociologo francese Michel Wieviorka: “In un contesto di crisi gli attori sociali sono stanchi e le difficoltà di sopravvivere provocano situazioni difficili che abbattono il morale. La violenza e la conflittualità sono più frequenti quando ci sono ricchezza e risorse. Ma quando comincia la crisi, la gente non capisce bene cosa succede e...

Madrid, 15-M

  La Puerta del Sol è una piccola piazza, una piazza manchega, da capoluogo di provincia, che ha sempre respinto ogni tentativo di farla diventare uno spazio alberato di grande respiro, da città capitale. La pioggia e il caldo secco di Castiglia cadono a piombo su Puerta del Sol. Gli autobus, la metropolitana, il nuovo accesso ai treni regionali, la zona commerciale più popolare di Madrid, il contrasto con le persone che quotidianamente vi rimangono ferme per ore, come statue, a chiedere l’elemosina, o per starsene a dormire ricoperte da cartoni, tutto la rende, malgrado la sua storicità, uno dei nonluoghi di Marc Augé.   Comunque sia, da ragazzini il primo appuntamento fuori dal proprio quartiere lo si prende sempre a Puerta del Sol: il punto da cui partire per un cinema della vicina Gran Vía, o per comprare il primo paio di scarpe senza la presenza di mamma o papà. “Ci vediamo all’angolo della Mallorquina”, la vecchia pasticcieria. Lo abbiamo fatto tutti a Madrid, poco prima si scoprire, negli anni della lotta, quando era ormai vicina la morte di Franco, che la polizia franchista ci...