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Franco Basaglia

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Marco Cavallo e la luce a Parigi

Cammina Dario reggendo la testa di Marco Cavallo, cammina Charli, cammina Donatella, cammina Claudio, cammina Ferrari, cammina Pino, cammina Giulia, cammina Cinzia, cammina Vincenza, cammina l’Accademia della Follia verso il Grand Périphérique per far vedere a Marco il traffico di Parigi. Qui dove tante teste furono tagliate per fraternità e uguaglianza, qui sempre penso a quei fiori del male che sbocciano nella mente e che qualche volta un cavallo azzurro può trasformare in luce. Oggi, 25 settembre 2011, abbiamo portato al Festival du Futur Composé La luce di dentro. Viva Franco Basaglia - nato da un breve testo di Gianni Fenzi, regia e drammaturgia di Claudio Misculin con me, debutto nel 2009 al Teatro Sloveno di Trieste. Narra la nascita di Marco Cavallo nel 1973, in scena c’è Basaglia.   Mi viene in mente quando sono venuto per invito di Jacques Lang (1975) dopo undici giorni di teatro continuo del Gorilla Quadrumàno al Festival di Nancy da lui diretto - voleva un spettacolo nuovo per il Théâtre de Chaillot, ho ideato Comedie des Italiens con Gianni Celati. Siamo venuti a Parigi a parlarne con...

Barcellona: la Trieste di Magris

  Domenica pomeriggio, caldo afoso. Vado a bere un caffè al CCCB, museo di arte contemporanea di Barcellona. Mi aspetta un amico, Claudio Magris. È lì seduto ai tavolini del Caffè San Marco. Claudio, triestino doc, prende per mano i visitatori e li porta a fare una passeggiata per la sua città, Trieste. È un lungo giro quello della mostra, che abbraccia buona parte della vita novecentesca di una Trieste mitteleuropea, al confine tra Italia e Jugoslavia, crocevia di artisti, scienziati e pensatori dell’Europa che si andava formando prima e dopo le guerre mondiali. E che ancora oggi si propone come città di integrazione, di melting pot culturale.     All’ingresso soffia un vento forte e gli schermi mandano video di folate micidiali: sono cappelli che volano via, storie di destini che si incrociano sui corrimani. È naturalmente la bora, amore e odio dei triestini. Superata la prima, terribile prova, si passa per il Carso, montagna di rilassanti passeggiate domenicali tra le rocce di calcare, ma anche luogo di trincee della prima guerra mondiale. Trieste è, infatti, terra di...

Un messaggio chiamato cavallo

Tra il gennaio e il febbraio del 1973 nell’ambito dei grandi cambiamenti impostati da Franco Basaglia nel manicomio di Trieste – apertura e dissoluzione di quel Lager che era stato sin lì – nasce un laboratorio condotto da Giuliano Scabia con l’aiuto di varie persone, tra cui Vittorio Basaglia, pittore, scultore, fratello di Franco. Medici, infermieri, ricoverati si autodefinirono “artisti” e realizzarono in gruppo, nel laboratorio P del reparto abbandonato, un gigante di cartapesta ben presto diventato il simbolo dell’apertura del manicomio: Marco Cavallo. Venne gente da tutta Trieste, e anche da fuori, per dare una mano, discutere, dipingere, disegnare, fotografare, partecipare ai laboratori manuali e alla costruzione del cavallo azzurro.   A muovere tutto c’era uno degli artisti più importanti della seconda metà del Novecento, scrittore, teatrante, regista, poeta, poeta, illustratore, attore, e altro ancora: Giuliano Scabia. Portava a Trieste in quel momento una lunga esperienza compiuta con il teatro di strada, con studenti, attori, musicisti, ma anche nelle aule. Alla fine di questo esperimento...