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Franco Battiato

(6 risultati)

Tommaso Labranca, vivere di istinti

«Mo guarda, è rimasto normale! È sempre normale!». Non mi sento legittimato a riferire chi e in quale occasione ha espresso questo giudizio su Tommaso Labranca (1962-2016), uno scrittore e studioso che rivendicava una normalità che però sembrava mostrarsi impossibilitata a essere incarnata da lui. Ma la persona e l’occasione, persino, davano senso a quel giudizio inverosimile, proprio in forza dell’eccezionalità e della normalità di Tommaso.   Tommaso Labranca è morto all’improvviso, di notte, da solo, il 29 agosto del 2016. Da un paio di giorni accusava malesseri che a lui erano parsi passeggeri e invece erano i sintomi di una severa crisi cardiocircolatoria. Molti conoscevano solo vagamente il suo nome; per altri è stato uno dei principali intellettuali italiani, a partire da metà degli anni Novanta, quando propose ad Alberto Castelvecchi (allora editore attentissimo alla cultura dei nati negli anni Sessanta) testi che poi andarono a formare un libro dal fantastico titolo di Andy Warhol era un coatto. Vivere e capire il trash (1994). L’anno successivo lo stesso editore pubblicò Estasi del pecoreccio. Perché non possiamo non dirci brianzoli (1995), che si chiudeva con una...

Nanda Vigo: l'intellettuale dello spazio

Mi piace pensare a Nanda Vigo come a una sofisticata intellettuale dello spazio, un’esploratrice che conosce il linguaggio dello spazio per eludere quello delle parole, della forma e del colore e addentrarsi soltanto in esso. Classe 1936, Nanda Vigo è stata al centro della ricerca artistica degli anni ‘60 e ‘70, ma sono convinta che sia rimasta sospesa in un giudizio parziale. L’essersi collocata nel punto di intersezione tra architettura e arte non le ha permesso di essere incasellata in un profilo riconoscibile, confinandola ai margini. Né architetto. Né artista. Un autore dunque non facilmente riconducibile a una disciplina ferma: architettura, arte, design. Come è noto, ciò che si muove è difficile da fotografare e infatti ho l’impressione che Nanda Vigo sia sempre venuta un po’ mossa.   Poi c’è un fatto che mi ha sempre colpito. Negli anni in un cui ha cominciato a operare Nanda Vigo, non c’era copertura mediatica per tutto ciò che non fosse inserito nel flusso della cultura ufficiale. La comunicazione avveniva parlando con le persone, vis á vis, appendendo...

(Non) vivere a Roma. Appello per l'Angelo Mai

Ancora una giornata di passione per gli abitanti delle occupazioni di via delle Acacie 56 e della ex-scuola Hertz di Roma. Alle 9 di ieri mattina sono state nuovamente sgomberate le decine e decine di persone che abitano questi due stabili occupati nella periferia della Capitale. La mattinata è stata ritmata dagli hashtag #NoSgomberi, #acaciecalling #siamotuttiassocazioneadelinquere e #chigovernalacittà e dalla chiamata a raccolta degli attivisti, simpatizzanti e amici di sempre.   Questa azione avviene a distanza di poco più di un mese dalla precedente che aveva sgomberato i due stabili e l’Angelo Mai Altrove Occupato, un prezioso centro culturale indipendente, legato al Comitato Popolare di lotta per la casa. Solo che allora l’intervento mediatore del Comune aveva permesso agli inquilini di rientrare la sera stessa dello sgombero e riprendere possesso delle proprie cose e delle proprie abitazioni. Onde evitare che queste persone andassero ad allungare ulteriormente l’elenco delle persone schiacciate dall’emergenza abitativa che affligge Roma. Ma la tregua ieri è finita e via di nuovo con la paura e i battiti del cuore a...

Giovanni Lindo Ferretti

Giovanni Lindo Ferretti appare e scompare dalla scena, viene avvistato sporadicamente mentre passa a cavallo attraverso il suo tempo. 
L'ho incrociato la prima volta nell'ottantacinque a Monza, dove con un entusiasmo sconsiderato organizzai un concerto all'ISA, l’Istituto Sperimentale d'Arte che frequentavo.   Quell'happening mescolava almeno cinque bande giovanili: skinheads, rockabilly, metallari e punk e new wavers. La miscela era esplosiva, gli head liner erano i CCCP. In molti subivano il fascino della loro iconografia, senza comprendere realmente la lettura critica e dissacratoria che il gruppo di Giovanni dava sia alla socialdemocrazia in cui era immerso nella realtà emiliana, sia a certe espressioni del punk. La loro forma di concerto teatrale, mitteleuropeo, krautrock orientato, era veramente una manifestazione concreta e reale dell'esclamazione "I'm so bored with the USA". 
Io ero Clashiano sino al midollo, affascinato da un'iconografia anglo-americana-caraibica, ma tutto il segno grafico architettonico russo dal costruttivismo in poi mi affascinava, e quel gruppo si chiamava CCCP e si orientava...

Elogio della scuola

A scola sta finennu recita una vecchia canzone di Franco Battiato. School is over inizia una poesia di William Carlos Williams, tradotta più di mezzo secolo fa da Vittorio Sereni. La scuola sta finendo. La scuola è finita.   Sembrerebbero due frasi banali. Semplici semplici. La designazione di due innocui stati di fatto. Adesso che siamo in giugno, l'anno scolastico volge al termine. Però entrambe le proposizioni permettono anche un'altra lettura: di tipo apocalittico. Paiono alludere alla fine della scuola in genere, alla morte della scuola come istituzione. Così come c'è, si dice, la morte dell'arte. O la morte della poesia. La morte della pittura. La fine del cinema. La scomparsa del libro a stampa. L'estinzione della critica letteraria. Della critica teatrale. Della critica d'arte. Della critica. Della recensione. Dei compact disc. Dell'Occidente e della brillantina Linetti eccetera. Tutti fenomeni che fanno il paio, per buttarla in geografia e mutamenti climatici, con l' agonia eterna di Venezia,  che è sempre lì lì per esser sommersa dalle acque.     Poi...

Oggetti d'infanzia | Misirizzi

L’infanzia, si sa, è un tempo magico, e raccontare l’infanzia vuol dire anche raccontarne gli oggetti che più l’hanno abitata. Non solo i giocattoli, ma gli oggetti più comuni e quelli più speciali, e magari anche quelli strani di cui ci vergognavamo un po’: tutti sono diventati parte di noi, ci hanno accompagnato nell’età adulta, dimenticati in un angolo della memoria.   A quel tempo di meraviglia, di scoperte e paure che è l’infanzia si può a volte tornare grazie a un oggetto qualsiasi, che però, sta qui la magia, era il nostro, e ci spiega chi eravamo, cosa desideravamo e cosa detestavamo, anche. E che forse ci diceva, allora, cose che avremmo poi capito solo molto più tardi, quando di quell’oggetto era rimasto solo un ricordo sfocato.   Per questo ricordare un oggetto d’infanzia vuol dire non solo tornare ad affacciarsi su quell’epoca di prodigi e spaventi, ma pensare a cosa siamo diventati, noi, tutti, ormai adulti, a chiederci com’era il mondo che immaginavamo e com’è ora, così grande e terribile.  ...