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Genius Loci

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L’eredità è un'opera del tempo / Puccini al lago

Alla fine avrei voluto fotografare i copertoni. Grande amante delle auto, Puccini. Stanno allineati sulle mensole ai margini del garage. Un’assurdità, si potrebbe dire: di tutte le cose magnifiche di cui la casa è piena, fotografare gli oggetti più dimessi, dei semplici resti di una passione, e non certo di quella per cui il Maestro è famoso. Davanti alla ricchezza della casa i copertoni raccontano una storia minore e la raccontano quasi involontariamente. È la storia di una passione di cui sono i testimoni muti. Ci stanno come resti immobili di un’epoca e di tutta una vita. Forse qualsiasi testimonianza ha a che fare con questo carattere di resto. Per elegante che sia una casa-museo è sempre inseparabile dal carattere di resto di cui sono saturi tutti gli oggetti, le immagini, gli spazi che permettono quella che abitualmente chiamiamo la ricostruzione di un’esistenza.  Ma anche i copertoni non li si può fotografare. Alla Villa Museo Puccini sulle rive del Lago di Massaciuccoli in provincia di Lucca, non si può fotografare niente, e questa scelta ha indubbiamente le sue ragioni. Chi cura il museo prova a limitare che delle immagini escano da qui, quasi per timore che possano...

Genius Loci. Le Mura veneziane di Bergamo / La vera storia di Gottardo Archi

Questo testo è tratto dal racconto di Davide Sapienza La vera storia di Gottardo Archi, che con La sposa di Attila di Alessandro Zaccuri inaugura la collana “Genius loci” dell’editore Bolis, dedicata a storie che raccontano luoghi, opere d’arte, borghi, piazze, boschi e ponti, facendo rivivere alcuni momenti legati a luoghi particolari della storia millenaria del nostro paese.   A caratterizzare la storia delle undici tele di Gottardo Archi c’è una serie di circostanze che il narratore classifica tra quelle straordinarie e per le quali l’imponderabile si erge a giudice. È anche una storia che lega un figlio a un padre, attraverso l’appartenenza a un comune territorio, geografico, culturale e sentimentale: le umili origini; un’ereditata sensibilità artistica; la predisposizione all’ascolto del linguaggio del territorio e del verbo silenzioso del suolo – ovvero la voce non da tutti percepita di un genius loci; lo snodo epocale di quel trentennio che sconvolse Bergamo come mai prima e dopo nella sua storia. Nato il 3 luglio del 1498 a Ponteranica, Vincenzo era stato così battezzato per onorare uno dei due santi ai quali è dedicata la magnifica chiesa dei Santi Vincenzo e...

Deledda ha un’isola tutta per sé / Grazia è partita

Arrivo a Nuoro in una fredda giornata di quell’interregno delle feste, che si estende tra il 25 dicembre e Capodanno, tra una nascita e un inizio. Via Grazia Deledda, casa natale di Grazia Deledda, Museo Deleddiano... Basterebbe solo questa ripetizione per informarci che una casa natale non è mai un museo qualsiasi. Essa rilancia, con tutta l’insistenza di cui è capace, la questione stessa della nascita. Cosa significa nascere? Cos’è natale in questa casa, aldilà della banale constatazione che là è nata una donna che mezzo secolo più tardi diverrà Premio Nobel per la Letteratura?   Mi pongo queste domande attraversando le stanze di una casa arredata in parte come nella migliore tradizione di un museo etnografico: la vita quotidiana nella Sardegna dell’interno di fine Ottocento, in una città che nell’anno di nascita di Grazia conta appena 6000 abitanti. Cucina e dispensa rispondono a questo criterio. Sono posti del Qui. Benché siano stanze ricreate di sana pianta, sono anche gli unici ambienti in cui, per uno strano paradosso, si viene investiti da impressioni olfattive. Qui la memoria, pur mentendo, ritrova il versante odoroso che propriamente le appartiene.    ...

Tre mostre / Genius Loci

Il Genius Loci, lo spirito del luogo, è un filo rosso che nell’arte novecentesca permette di raccontare panorami complessi, articolati, spesso sorprendenti. A Venezia, nel gelo di questo gennaio alla Brueghel, due mostre, a diverso titolo importanti, danno conto di due episodi delle arti nella città, nel corso del secolo breve. Al Museo Fortuny, che mantiene intatto il fascino di cornice d’eccezione per i mondi tra simbolismo e cosmopoli tra ‘800 e ‘900, secondo la felice intuizione di Daniela Ferretti, che negli ultimi anni ha creato importanti eventi intorno ai pittori ispirati da Richard Wagner, sulla Marchesa Casati, su Romaine Brooks e Henriette Fortuny, arriva una notevole esposizione dedicata a La Bottega Cadorin (accompagnato da un ricco catalogo, a cura della stessa Ferretti, pubblicato da Antiga Edizioni). Per questa occasione la padrona di casa cede la curatela a Jean Clair, estimatore di antica data di Guido Cadorin, a cui aveva dedicato uno scritto appassionato già nel 1988, rivisitando la paradossale vicenda dell’Hotel Ambasciatori a Roma, dove nelle sale da pranzo l’artista aveva ritratto in un magnifico affresco la high society di quel tempo, proseguendo l’attività...