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Giorgio Mastrorocco

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14 agosto 2018 / Genova, il ponte del Demonio

“Era un gran lavoro, c’era da montare un ponte sospeso, e io ho sempre pensato che i ponti è il più bel lavoro che sia: perché si è sicuri che non ne viene del male a nessuno, anzi del bene, perché sui ponti passano le strade e senza le strade saremmo ancora come i selvaggi; insomma perché i ponti sono come l’incontrario delle frontiere e le frontiere è dove nascono le guerre”. Primo Levi, La chiave a stella, 1978   Giusto quattro anni fa presentai con Giorgio Mastrorocco al Festival di Venezia La zuppa del demonio. Il film era il rimontaggio di spezzoni di documentari industriali prodotti dal 1910 al 1974, provenienti dall’Archivio Cinema e Impresa di Ivrea, e si presentava col sottotitolo: “Un film sull’idea di progresso nel Novecento”. Era un film-Frankenstein, un film “vivo” assemblato con pezzi di film “morti”. E come ogni mostro, produceva e produce anche oggi un effetto doppio e contradditorio. La prima reazione è l’orrore, fin dalla sequenza iniziale, in cui si vede la nascita dell’ILVA di Taranto: le immagini e il commento (di Dino Buzzati!...) celebrano la tabula rasa compiuta sugli olivi secolari che simboleggiano il passato, l’arretratezza, l’immobilità del...

Appartenenza / Caporetto cent'anni dopo

La prima volta che siamo arrivati a Caporetto per i sopralluoghi fu due estati fa. Era già stata una sorpresa, per me, scoprire che non stava più nemmeno in Italia, quel luogo così proverbiale per noi. Si trova in Slovenia adesso, e si chiama Kobarid. È un piccolo borgo, tipicamente attraversato da una via principale che si allarga su una piazzetta che a sua volta si biforca in due strade. Una porta a Tolmino, fuori dal paese. L’altra al Museo della Guerra e al Sacrario.   Mi aspettavo un luogo cupo, pieno di segni e di riferimenti al Grande Evento. Niente di simile. La giornata, radiosa, illumina un paese tranquillo e immemore. L’unico segno “bellico”: un mucchio di sacchi di sabbia e un finto mortaio che servono da decorazione al dehors di una birreria. Per il resto, nulla di eroico o retorico. Anzi. Insieme ai ristoranti e ai caffè, solo vetrine di agenzie che organizzano trekking, escursioni in bici o discese di rafting lungo l’Isonzo le cui acque, qui, sono meravigliosamente verdi e brillanti. In giro circolano cicloamatori con le loro surreali maglie iridescenti; e turisti che si godono il sole in braghette e canottiera. Penso che sia una delusione, la mediocrità...

La Zuppa del Demonio

Il mare color dell’oro, poi gli ulivi, quindi le ruspe che abbattono alberi centenari. La voce fuori campo spiega che questo luogo, intatto dai tempi della Magna Grecia, sta per essere finalmente sconvolto per costruire la grande acciaieria: la cattedrale moderna. Il passato – compare un carro agricolo con grandi ruote, bellissimo – è solo sonno, abbandono, rassegnazione, miseria. Il futuro è invece l’acciaio che viene fuso nella grande cattedrale di ferro eretta al posto degli uliveti. Lì, nel calderone, bolle la zuppa del Demonio. La mangeremo per diventare moderni.   Si apre così l’ultimo film di Davide Ferrario, La Zuppa del Demonio (prodotto da Rossofuoco e Rai Cinema), un documentario costruito attraverso il montaggio di film industriali provenienti dell’Archivio del Cinema Nazionale d’Impresa d’Ivrea. A questo antefatto segue una breve meditazione: parla il regista, la sua voce, anche lui fuori campo, come lo speaker iniziale. Siamo in un’ex fabbrica, vuota. Al posto dei capannoni, dice, ora ci sono centri culturali, musei, supermarket. Terminata è l’epoca dell’...

Inequality for all

The Guardian ha pubblicato un articolo dove si parla in termini entusiastici di un documentario presentato al Sundance Film Festival. Si tratta di Inequality for All di Robert Kornbluth. È un film indipendente che ha come tema l’economia degli ultimi 60 anni e come star l’economista Robert Reich. La tesi di Reich è semplice e radicale (e, verrebbe da dire, largamente condivisibile): la finanza ha distrutto l’economia di produzione, concentrando la ricchezza in mano a pochissimi ed erodendo in maniera sempre più drammatica la condizione della classe media.   Non ho ancora visto il film, ma mi colpisce molto l’enfasi di Carole Cadwalladr, la giornalista, nell’argomentare che sembra impossibile che il cinema si occupi di un argomento del genere riuscendo a produrre un film non solo chiaro e comprensibile, ma anche carico di emozione. Naturalmente, io penso invece che se c’è una forma di comunicazione (di arte) che può parlare di ogni cosa in modo semplice ed emozionale è proprio il cinema. Sarà che io stesso sto lavorando con Giorgio Mastrorocco a un film di montaggio incentrato sull...

La scuola come rete di giochi linguistici e iniziatici

Un recente scambio su queste pagine a proposito delle ‘tesine’ di maturità, sorto dall’intervento di Giorgio Mastrorocco, mi ha suggerito le riflessioni che seguono. Uno dei problemi della nostra scuola, evidenziato dagli argomenti scelti dai candidati, è il confrontarsi con contenuti stereotipati (all’interno di un canone da ridiscutere), in fin dei conti quasi sempre deludenti per chi li valuta e per gli studenti che ad essi si dedicano, spesso senza adeguate motivazione e strumentazione.   Il filosofo Ludwig Wittgenstein, nella fase matura della sua riflessione, dopo un periodo di insegnamento come maestro di scuola elementare e di lunga osservazione dei bambini, era giunto a formulare una teoria del linguaggio come utensile legato all’uso all’interno di un contesto: in tal senso ci muoviamo in una costellazione digiochi linguistici, sistemi chiusi e autoreferenziali all’interno dei quali, diverse forme di vita istituiscono e scambiano significati secondo regole e codici tendenzialmente predeterminati.   L’insegnamento praticato a scuola non è diverso. Quello che facciamo è insegnare...

Piazza Garibaldi: minoranze, teste calde

Esce – per il momento a Milano (Cinema Mexico) e a Roma (Nuovo Cinema Aquila) – il nuovo documentario di Davide Ferrario, Piazza Garibaldi, che alla presentazione alla Mostra del Cinema di Venezia ha ricevuto una standing ovation di nove minuti. Il film, nato da un’idea di Marco Belpoliti, è scritto da Ferrario e Giorgio Mastrorocco.   “Piazza Garibaldi”, dice il regista, “è un toponimo che si incontra in qualsiasi città italiana. È la metafora della nazione e della sua storia”.   Il viaggio è pieno di sorprese, incontri, riflessioni: un grande road movie attraverso la storia e la geografia del paese, cercando di rispondere a una domanda assillante: perché noi italiani non riusciamo più a immaginarci un futuro?   Piazza Garibaldi si avvale della partecipazione speciale di Marco Paolini, Luciana Littizzetto, Filippo Timi e Salvatore Cantalupo.     A convincermi del tutto dell’insostituibilità di giovani e teste calde nei grandi rivolgimenti della storia nazionale, mi soccorre la lettura recente di un bellissimo saggio di Giorgio...

Il sabato del villaggio / Rientro tra le parole

Dopo un’estate trascorsa a Camminare (magari alla maniera di Richard Aschcroft come ci fa notare Silvia Mazzucchelli), Doppiozero riparte da Mantova, in occasione del Festivaletteratura, con Sciarà. Un gioco sulle parole dei dialetti, quelle intraducibili e dai significati multipli, a cui sono chiamati a partecipare tutti i lettori.  Sono oltre 350 le parole segnalate su cui oggi alle 17.00 presso il Chiostro del Museo Diocesano di Mantova si terrà l’incontro Pubblica lettura degli Sciarà con Stefano Bartezzaghi, Marco Belpoliti e Raffaella De Santis.     E di viaggio nel tempo e nella storia d’Italia racconta Piazza Garibaldi di Davide Ferrario che accolto a Venezia da ampi consensi e da oltre sei minuti di applausi tenta di ricucire i frammenti di un’idenità sparsa nel tempo e nei luoghi. Giorgio Mastrorocco, autore con Ferrario del film, ci racconta l’avventura di un viaggio in un paese, l’Italia, dall’orizzonte incerto. «Costruire una narrazione frammentaria è forse l’unico modo, per l’autore, di poter parlare della propria vita» ci spiega Anna Stefi...

Il sabato del villaggio / Fango

Da sempre con l’avvento dell’estate tutto sembra rallentare, la gente va in vacanza, i bambini sono a casa da scuola e i giornali dedicano almeno una pagina ai giochi enigmistici. Tutto diventa piano piano più silenzioso, intimo, si esce di più la sera e si incontrano gli amici liberi da occupazioni lavorative. Da sempre d’estate si prova a non far caso a quello che capiterà a settembre, con il rientro in città e l’avvento dell’autunno. Ebbene, qualcosa si è inceppato, come se la frenetica corsa di questi ultimi anni, seppure senza fiato e gambe, si fosse tramutata in un’inesorabile caduta in un precipizio di cui non vediamo ancora il fondo. Si vorrebbe smettere di precipitare, ma al momento l’unica soluzione sembra essere quella di schiantarsi quanto prima. E non deve essere un caso che le decine di scandali di questi ultimi tempi, dal mondo della politica all’ultimo che coinvolge il più grande gruppo editoriale del mondo, abbiano principalmente un carattere autoreferenziale: l’informazione che imbroglia l’informazione, la politica che inganna la politica. Come se la cosa...