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Graziella Chiarcossi

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Pasolini, La lunga strada

“Sono felice. Era tanto che non potevo dirlo: e cos’è che mi dà questo intimo, preciso senso di gioia, di leggerezza? Niente. O quasi. Un silenzio meraviglioso è intorno a me: la camera del mio albergo, in cui mi trovo da cinque minuti, dà su un grosso monte, verde verde, qualche casa modesta e normale”. Così scrive su carta intestata dell’Albergo Savoia di Casamicciola Terme, a Ischia, Pier Paolo Pasolini nel luglio del 1959. Partito da Ventimiglia, sta esplorando le coste e le spiagge italiane scendendo fino in Sicilia per poi risalire a Trieste. Si tratta di una serie di articoli, tre in tutto, che il settimanale Successo dell’editore Palazzi, diretto da Arturo Tofanelli, gli ha commissionato.   L’idea è del fotografo Paolo di Paolo e Tofanelli ha pensato subito a Pasolini quale compagno di viaggio. Nel mese di maggio ha pubblicato Una vita violenta, suo secondo romanzo dopo la scandaloso Ragazzi di vita; il riscontro di critica e di pubblico è positivo, come racconta Nico Naldini in Pasolini, una vita, biografia del poeta riedita da poco in forma accresciuta (Tamellini Edizioni). Si tratta di uno dei primi reportage sull’Italia del boom, che scopre le vacanze e si stende...

Arbasino parla di Pasolini

Lui c’era. Lo incontrava, gli parlava, in un novero di anni non poi tanto breve. Pasolini era una presenza usuale nelle tavolate dell’epoca, quelle in trattorie e pizzerie romane, che Alberto Arbasino descrive nel suo libro, capolavoro della sua post-maturità, Ritratti italiani (Adelphi). Con Moravia, la Morante, gli altri amici romani, si discuteva, si litigava, ci si divertiva parecchio, racconta. Nelle venticinque pagine che Alberto Arbasino dedica al più famoso intellettuale italiano della seconda metà del XX secolo, uno dei più lunghi ritratti, si comincia con un’intervista del 1963, in precedenza pubblicata in Sessanta posizioni, libro uscito nel 1971.   Lì c’è una frase che esprime la situazione di Pasolini all’epoca, frase che suona anni Settanta e non Sessanta, come è datata nei Meridiani, dove è riportata: “L’Italia è un corpo stupendo, ma dovunque lo tocchi o lo guardi, vedi, attorcigliate, le spire viscide e nere di un serpente, l’altra Italia. Come si può fare l’amore con un corpo avvolto da un serpente? Così comincia la castit...