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Gustave Le Bon

(7 risultati)

Oggi non sarà mai domani / Che ne è oggi del soggetto collettivo?

Il soggetto è collettivo   Il termine soggetto collettivo è riemerso, dopo anni di silenzio. Come si andasse a trovare un anziano signore, che ha avuto un lungo periodo di popolarità e, dopo la pensione, si fosse ritirato a vita privata entrando in casa di riposo.  In generale, quando diciamo: “soggetto”, parliamo di un individuo, come di un numero all’anagrafe, un nome proprio. Ma il soggetto, più che essere individuo, appartiene alla singolarità dell’evento. Dobbiamo pensare a un insieme - un corpus - che si disordina, esce dai confini propri, invade territori. Il soggetto è sempre collettivo perché non è identità, ma differenza. L’individuo è astrazione, il soggetto appartiene al concreto.   Per maggior chiarezza: il termine “individuo” si riferisce a un’identità chiusa, coerente, eguale a se stessa, una sorta di ripetizione indifferenziata, è un concetto razionale, cristallizzato; il soggetto si presenta sulla scena della vita come singolare, in quanto appartiene a un sostrato storico: il farsi e disfarsi della vita. Il soggetto collettivo è entità propria, sui generis, sistema che produce eventi: gesto, carezza, schiaffo sono soggetto collettivo, non...

Cultura, realtà sociale, media / Propaganda

Il termine «propaganda» indica una forma di comunicazione particolarmente intensa. Si riferisce cioè all’impiego sistematico di strumenti e tecniche di comunicazione che hanno lo scopo di influenzare pesantemente le opinioni e i comportamenti delle persone. Il primo uso di tale termine risale al XVI secolo, quando la Chiesa cattolica ha dato vita alla Congregatio de propaganda fide, che aveva l’obiettivo di promuovere la fede cattolica per contrastare la crescente diffusione della religione protestante. Ma probabilmente la presenza della propaganda è rintracciabile in tutti i tipi di società, perché ogni regime politico ha avuto la necessità di tentare di mantenere elevato il proprio consenso sviluppando delle specifiche attività di comunicazione. È stato però in occasione della prima guerra mondiale che vari Stati hanno sviluppato intensamente la loro attività propagandistica e ciò ha reso evidente cosa poteva essere ottenuto con tale attività. In seguito, sono apparsi dei regimi autoritari come il nazismo e il fascismo, che hanno ulteriormente evidenziato i notevoli risultati che si possono ottenere facendo della propaganda con i mezzi di comunicazione di massa.   ...

Il fascismo ha fatto anche cose buone / Anatomia di un luogo comune

"Il Fascismo ha fatto anche cose buone": un tabù storico sfatato. L’ammiccamento elettoralistico a un settore ben individuato dell’arco politico. Uno slogan provocatorio e quindi efficace, affidato al gioco mediatico dei rimbalzi da testata a testata, da profilo a profilo. Soprattutto, un concetto a cui è difficile replicare, anche quando si condivide poco o nulla di quella tradizione del pensiero. Perché? La domanda merita, forse, qualche considerazione d’ordine logico, prima che ideologico. Il più delle volte, infatti, risulta disagevole opporre, all’irriverente dichiarazione, un’argomentazione che non si risolva in una speculare elencazione dei torti del Regime: e già questo è un indizio, che ha qualcosa da dire. In termini più precisi, l’interrogativo che sorge è il seguente: per quale ragione non si riesce ad aggredire direttamente la tesi principale (“Il Fascismo ha fatto anche cose buone”)?    A ben guardare, per un motivo assai ovvio, che i detrattori dell’affermazione, per inconsapevolezza o per pudore, non osano pronunciare: che è proprio vero, il Fascismo ha fatto “anche” cose buone. Suona perfino ridondante citare, a titolo esemplificativo, la famigerata...

Intervista a Marco Tarchi

Si parla tanto di populismo ma poche volte ci si sofferma sull’esigenza di un approfondimento rigoroso del concetto e del fenomeno. Eppure l’Italia, specie se vista dall’estero, è un caso di studio molto interessante per chi voglia saperne di più su questo problema. Ho pensato perciò che fosse utile fare una sorta di inchiesta intervistando chi invece da anni studia questa realtà. L’occasione per iniziare è arrivata con la ripubblicazione de L’Italia populista. Dal qualunquismo a Beppe Grillo di Marco Tarchi (Il Mulino 2015). Tarchi è uno studioso che ha dedicato buona parte della sua vita a questo tema. Docente di Scienza della Politica all’Università di Firenze, teorico autonomo ed eterodosso della destra italiana, ha svolto importanti studi sulle trasformazioni dei regimi politici e sui partiti politici.       Professor Tarchi questo suo libro L’Italia Populista, appena uscito per Il Mulino, è l’edizione aggiornata di un suo lavoro del 2003 [L’Italia populista. Dal qualunquismo ai girotondi]. Già le ragioni dell’aggiornamento fanno...

Uomini che uccidono le donne

Il caso Pistorius arriva proprio al momento giusto, l’eccitazione aiuta a nascondere i dati ufficiali che dicono che in Italia sono in aumento gli omicidi di uomini verso le donne. Il fenomeno italiano, benché inferiore percentualmente ad altri paesi, è un dato che segna incremento. Omicidio, suicidio, violenza domestica sono fenomeni che ancora gli italiani non vogliono vedere. Si preferisce darne un’interpretazione psicologica: se era matto, allora si capisce. La follia rimane un fenomeno privato, che può accadere a chiunque, ma non a me, sempre all’altro.   Quanto ai clerici, come Julien Benda (1867-1956) amava chiamare gli intellettuali, nessuno si occupa più della follia sociale dai tempi in cui Gustave Le Bon (1841-1931) scrisse la Psicologia delle folle,  nel 1895, Sigmund Freud (1856-1939) Psicologia delle masse e analisi dell’Io, nel 1921, George Bataille (1897-1962) La parte maledetta, nel 1949, o David Riesman (1909-2002) La folla solitaria, nel 1950.   Queste riflessioni sembrano abbandonate in nome di una sorta di razionalismo neo-illuminista. Così il fenomeno maschile viene...

Se la folla è intelligente

La folla è stata la maledizione del Novecento. Nella sua versione di “massa cieca e irrazionale” è al centro di molte riflessioni negative, tra cui quella celeberrima di Elias Canetti. Ma già alla fine del secolo precedente, nel 1895, in Psicologia delle folle (Tea), Gustave Le Bon si mostrava preoccupato per l’ascesa delle masse all’interno delle democrazie occidentali e mostrava un palese terrore per la gente comune diventata protagonista della vita politica.   La folla, sosteneva, è molto di più della somma delle singole parti, è un superorganismo indipendente che ha identità e volontà proprie, così chi si trova al suo interno – l’individuo – si comporta in un modo imprevedibile. La folla è stupida, irrequieta, manipolabile, impulsiva, distruttiva; la follia collettiva la abita inesorabilmente. Quello che è accaduto nel Novecento ha dato, purtroppo, ragione a Le Bon.   È stato così per almeno cinquant’anni, poi di colpo qualcosa è cambiato. Se ne era accorto all’inizio degli anni Cinquanta Marshall McLuhan....

Puritani

Un gruppo è corpo di corpi, Gustave Le Bon (1841-1931) e Wilfred Bion (1897-1979) descrivono il gruppo come un soggetto indipendente, autonomo. Si creano fenomeni sovra-individuali.   Viene in mente quel gruppo di fedeli che appoggiarono la rivoluzione di Cromwell e, dopo la sconfitta, s’imbarcarono sulla Mayflower per raggiungere quei luoghi che ancora oggi chiamiamo New England. Portavano il dolce nome di Padri Pellegrini. Così li canta candidamente Paul Simon:     We come on the ship they call the Mayflower We come on the ship that sailed the moon We come in the age’s most uncertain hour and sing an American tune     Arrivammo con la nave, chiamata Mayflower Arrivammo sulla nave che attraversò la luna Arrivammo nell'era delle ore più incerte e cantammo un canto Americano   (Paul Simon, 1973)   Viene da piangere a sentirla. Invero i puritani mostrano, fin da subito, le ambiguità di una seconda immagine, meno rassicurante. Nel 1975 Sacvan Bercovitch pubblica The Puritan Origins of the American Self e indaga le vicende che...