Il tuo due per mille a doppiozero

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Il midollo del leone

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Tutti gli usi della parola a tutti / Rodari, Einaudi e i Lucumoni

Ha scritto Italo Calvino ricordando Gianni Rodari in occasione della sua morte (1980): “Poche esistenze furono illuminate da un umore più gaio e generoso e luminoso e costante della sua”. Temo che Rodari, di cui attendiamo a settembre il “Meridiano” curato amorevolmente da Daniela Marcheschi, non si sia mai potuto concedere il lusso di essere gaio, così come spesso i grandi umoristi soffrono di umori malinconici e depressivi (metto tra quelli che anche Gadda, che quando rileggo l’Adalgisa e o il Pasticciaccio mi strappa ancora delle risate; e lo stesso Primo Levi, che umorista era stato acutamente definitivo da Massimo Mila nel suo necrologio). No, tutto quello che ha ottenuto Rodari se lo è sudato palmo a palmo, lavorando come un metalmeccanico alla catena di montaggio delle parole, lottando contro il grigiore burocratico del suo stesso partito, contro le distrazioni del suo editore, Einaudi, che negli anni ’60, al culmine del potere culturale che si era conquistato sul campo, aveva troppe cose cui badare, troppi grandi autori da seguire, e dedicava una qualche attenzione ai libri per ragazzi principalmente per la passione del suo leggendario redattore capo, il mite, onnipresente...

La letteratura è indispensabile per affrontare la complessità? / La tenebra letteraria

Ho appreso i segreti dell’arte del parcheggio frequentando lunghi corsi di guida all’“école des hautes études” del traffico genovese dove o sai parcheggiare millimetricamente in retromarcia in salita o sei finito, puoi vendere la macchina. Mi colpiva ieri una giovane donna (questo naturalmente è irrilevante) che stava tentando di parcheggiare l’auto e credeva, ma con l’aria molto perplessa, che su quella direttrice sbagliata che aveva preso la macchina entrasse bella dritta nello spazio angusto che aveva a disposizione. Valle a spiegare che è una questione di traiettorie precise che si devono imboccare, che non puoi pretendere che la macchina entri se l’angolo di sterzata è troppo stretto. Non si parcheggia se non sai parcheggiare. Se si crede di avere sempre a disposizione la semplificazione degli spazi larghi, piani e liberi del centro commerciale, allora l’idea chiara di che cosa sia la realtà del vero parcheggio sfugge. È la suprema gara tra la semplificazione e la complessità. Noi abbiamo bisogno di complessità, di maneggiare le cose difficili, ma il sapere condiviso che teniamo in tasca dentro allo smartphone, l’informazione totale e gli infiniti services offerti dall’...