Categorie

Elenco articoli con tag:

immagini

(7 risultati)

Ernesto Guevara 1967-2017 / Che “icona”

Che cosa trasforma un’immagine, per esempio un dipinto, in un’icona?  La Gioconda di Leonardo da Vinci è un’icona, la Primavera di Botticelli, il Cristo di Mantegna. Insomma, un dipinto, un’opera che per scelta e tradizione viene indicato come esempio alto di un’arte e come tale è poi universalmente riconosciuto come icona di quell’arte. Ma che succede con una fotografia? Il vocabolario Devoto Oli per quanto riguarda il terreno che ci interessa recita: nel linguaggio dei semiologi, messaggio affidato all'immagine. E poi aggiunge, come esempio: figura emblematica o altamente rappresentativa: Mick Jagger è l'icona del rock anni Sessanta. Insomma, anche un personaggio, collegato a un’immagine, che universalmente viene riconosciuto come un’icona del suo tempo nella sua vicenda personale e storica.   Nessuna fotografia nasce icona. Icona, un’immagine lo diventa. Per essere tale deve essere universalmente riconosciuta, e questo accade per le ragioni più disparate.  Io penso che sia proprio questo il punto: non si conosce un’icona, la si riconosce. La fotografia del miliziano di Robert Capa è diventata un’icona della guerra civile spagnola. La ragione sta ovviamente nel...

Goethe Institut Turin / Che cosa registra un’immagine?

Prosegue la riflessione attorno al tema delle immagini e della violenza al centro del dibattito svoltosi a Torino il 15/16 marzo. Come dobbiamo e vogliamo rapportarci a tutte queste immagini che pervadono e ossessionano la società occidentale? Che effetto ha il predominio dell’immagine sulla costruzione e tradizione del nostro canone culturale? È possibile formulare un’etica dell’immagine per il XXI secolo? Un testo di Riccardo Panattoni per contribuire a costruire un dibattito attorno al tema, urgente e fondamentale.     In un testo dedicato all’amico Walter Benjamin, Hannah Arendt afferma che la memoria sarebbe di per sé conservatrice, mentre il ricordo sarebbe distruttivo. Nel senso che la memoria sarebbe continuamente impegnata après coup a ritramare il senso di ciò che abbiamo vissuto, di quello che ci è capitato o in cui siamo precipitati, ristabilisce cronologie a cui attenersi per sapere collocare gli eventi nel loro sostrato di apprendimento. Al contrario, il ricordo in quanto tale sarebbe ciò che buca questa trama su cui la nostra identità cerca di strutturarsi, rimane un’esperienza pura, uno sguardo reale su di una contingenza assoluta. Questa discrepanza...

L'immagine racconto di Internet / La fotografia: una questione molto personale

Circa il 99% degli testi critici, dei saggi e delle recensioni sono declinati alla terza persona singolare, o al massimo, a una prima persona plurale tesa a spogliare l'articolo di individualismo. È una buona norma, che ci ricorda come ogni speculazione intellettuale debba volgersi al piano più generale e obiettivo delle idee. Ora che mi accingo a scrivere dello status della fotografia al giorno d'oggi debbo però necessariamente parlare in prima persona, proprio perché oramai la fotografia è diventata una questione molto personale. Quando rifletto sul senso dell'immagine nella contemporaneità non cerco ispirazione nelle opere dei grandi artisti, o nelle mostre più visitate del momento: guardo quello che faccio io stessa col mio cellulare. Guardo la gente per strada. Guardo le immagini che appaiono sulla mia bacheca su Facebook. Controllo Instagram. L'evidenza della loro mediamente bassa qualità visiva non ha alcuna reale importanza: sento che per capire cosa sta succedendo alla fotografia devo uscire dai musei ed entrare nei social network. Che cosa è successo?   Humans of New York.   Durante le puntate di Master of Photography, il reality sulla fotografia creato e...

L’avanguardia catalana e la scena politica / Agrupación Señor Serrano, l’arte di contraffarre le immagini

Quante insidie si nascondono dietro a un’immagine? Siamo in grado di individuarle e di difenderci? La questione, in una società che affida proprio all’immagine la maggior parte delle sue narrazioni, è cruciale e profondamente politica. Ed è questo il tema che l’ensemble catalano Agrupación Señor Serrano affronta da alcuni anni, con leggerezza solo apparente. Dunque non fidatevi troppo di Àlex Serrano e Pau Palacios (due dei fondatori) quando parlano con understatement della loro poetica, disinnescandola tra battute e sorrisi sornioni: in realtà il gruppo, premiato con il Leone d’Argento alla Biennale di Venezia 2015, opera con precisione chirurgica su alcuni dei più delicati nervi scoperti del contemporaneo. Il merito di averli riportati in territorio italiano va a Zona K di Milano: una piccola realtà che, pur muovendosi in un territorio sovraccarico di proposte come quello meneghino, mostra ormai da qualche anno una notevole personalità curatoriale e un lodevole coraggio nella programmazione. Questa volta in cartellone, tra fine novembre e inizio dicembre, è stato presentato un prezioso focus dedicato all’avanguardia catalana: non solo Agrupación Señor Serrano, ma anche uno dei...

Il duca bianco nei musei di Italia / David Bowie: un’infinita iconografia

L’iconografia di David Bowie a pochi mesi dalla morte, si rivela di ricchezza sconfinata, nell’incrocio di iconografie e immaginari. Da gennaio giro per l’Italia, di fronte ai pubblici più diversi, per raccontare il mio libro Ziggy Stardust. La vera natura dei sogni (add), scritto lo scorso anno. Alla fine incontro storici dell’arte, del design e della moda, fans certo, ma anche studiosi e tutti mi danno un ulteriore dettaglio del quadro, un altro tassello del mosaico, estremamente complesso da ricostruire, che mi era sfuggito nel lavoro di ricerca. Non era mai accaduta prima una così fitta sequenza di mostre su una icona del rock in Italia e vale la pena di ripercorrere gli itinerari di questa vera e propria stagione bowiana in Italia. Ha inaugurato la piccola e agguerrita galleria ONO a Bologna, che in primo luogo ha realizzato la mostra dedicata al maestro Sukita, noto per aver creato l’immagine di Heroes, con il cantante in veste robotica su sfondo grigio. Questa esposizione è stata poi riproposta dalla Cassa di Risparmio di La Spezia con un bell’allestimento (inaugurazione il 30 aprile, la chiusura è il prossimo 19 giugno): il lavoro del maestro nipponico era iniziato a...

Una conversazione / Andy Warhol. Fare arte

Benjamin H.D. Buchloh: Per cominciare posso farle una domanda riguardo alla serie delle immagini pubblicitarie? Quali erano i criteri in base ai quali lei sceglieva una particolare immagine fra la gran copia di logo e marchi? È possibile descrivere il processo selettivo o tutto avveniva in modo casuale? Le immagini che lei ha scelto sono così significative che si possono considerare archetipi della storia pubblicitaria. Per chiunque sia cresciuto durante gli anni cinquanta, il cavallo della Mobil è un’icona.   Andy Warhol: Dunque, ho scelto il Mobil Horse, perché mi piacevano i ragazzi che lo collezionavano e lo disegnavano, cioè... non so... A Keith Haring il Mobil Horse piace molto... Forse pensavo a lui quando l’ho fatto. Quando l’ho scelto mi trovavo proprio in un parco-giochi... Anche le altre immagini sono quasi tutte prese dalla pubblicità degli anni cinquanta.   Fatta eccezione per l’immagine della Apple che, ovviamente, è degli anni ottanta.   Forse dovevo fare più immagini pubblicitarie degli anni ottanta e roba del genere...   Quindi la scelta delle immagini era piuttosto casuale?   Be’, ci sono talmente tante immagini fra cui scegliere e a me...

Fumetto e autobiografia / Intervista con Lorenzo Mattotti

Giunto alla sua quarta edizione, l'evento di tardo inverno del Festival del film di Locarno, curato dal Direttore Carlo Chatrian insieme a Daniela Persico e incentrato sul rapporto fra cinema e scrittura, è stato dedicato per questa edizione 2016 all'universo del graphic novel. Chiamati a raccogliere l'invito del festival sono stati Blutch e Lorenzo Mattotti, protagonisti assoluti del fumetto europeo, con una tre giorni ricca e multidisciplinare in cui i due artisti hanno potuto non solo parlare del proprio lavoro in intensissime masterlcass mattutine, ma hanno avuto la possibilità di scegliere alcuni film importanti per il loro percorso personale e professionale.    Blutch.    BLUTCH sconta purtroppo nel nostro paese un numero piuttosto esiguo di traduzioni. L'autore di “Per farla finita con il cinema” e “Il piccolo Christian” nella 3 giorni locarnese ha dato sfoggio di tutta la sua sterminata ed enciclopedica conoscenza del cinema, fatta di un culto quasi feticistico per gli attori, unito ad un approccio estremamente personale nel raccontare e rielaborare le peculiarità del linguaggio cinematografico. Dalla fissità monumentale dei volti di “The Wind “...