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indipendenza

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Falso, manipolazione e propaganda / Catalunya, Catalunya, Catalunya, Catalunya

Sul problema del nazionalismo catalano si può sempre ritornare. Rimandiamo il dibattito all’Ottocento? Oppure riprendiamo il discorso dal momento della Transición e dell’inizio della democrazia dopo la morte di Franco? O ancora meglio, ne parliamo dal momento in cui si è rotto l’equilibrio che dominava dall’instaurazione della Comunitat autònoma de Catalunya, e gli anni del regno di Pujol in compagnia della famiglia, nel senso che ben conoscono le banche in Svizzera e Andorra, le società offshore, e soprattutto, i tribunali.  Fernando Savater, nel suo ultimo libro, Contra el separatismo (Ariel, Barcellona, 2017), ricorda un aneddoto che era successo al filosofo catalano Josep Ferrater Mora, che era professore negli Stati Uniti, e chiamato da Pujol per interessarsi sull’opinione che avevano gli yankee sulla Catalogna aveva risposto che ignoravano tutto su quella regione, a cominciare dalla sua esistenza. Preoccupato, Pujol gli disse che bisognava rimediare, fare qualcosa al riguardo, per far conoscere agli americani la presenza nel mondo della Catalogna. Al che Ferrater, prendendola con senso dello humour, disse: “Forse un terremoto potrebbe servire...”.     E così...

Il nuovo volume della collana Riga / Primo Levi e Israele

Conoscere il rapporto tra Primo Levi e lo Stato di Israele a prescindere dall’esperienza tragica e pregnante di Auschwitz è impossibile. Quella che Levi stesso ha definito come l’esperienza della sua vita ha modificato certamente l’opinione dello scrittore, senza tuttavia modificarne la sua natura di uomo mite, pacato e riflessivo. È interessante allora analizzare l’evoluzione di tale rapporto alla luce del suo essere un ebreo della Diaspora, sopravvissuto ai campi di concentramento e in virtù degli eventi storici che hanno segnato gli anni Sessanta, Settanta e Ottanta del Novecento.   A partire da tre racconti in particolare del Sistema Periodico: Argon, Zinco e Oro Levi mette in evidenza i primi momenti in cui la componente ebraica ha fatto capolino nella sua vita, designandolo come qualcosa di più rispetto a un italiano, borghese, di professione chimico.  Determinante sarà poi il periodo vissuto nel campo di concentramento di Auschwitz senza il quale non sarebbe emersa in maniera determinante la coscienza divisa che Levi avrebbe finalmente attribuito non solo a se stesso, ma anche alla moderna identità ebraica nella Diaspora come tale. Durante la sua permanenza...