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invidia

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Il peccato è il confronto / Invidia. Il metro di Caino

E come alli orbi non approda il sole, / così all’ombre quivi, ond’io parlo ora, / luce del ciel di sé largir non vole; / ch’a tutti un fil di ferro i cigli fora / e cuce sì, come a sparvier selvaggio / si fa però che queto non dimora. (Dante, Purg. XIII, 67-72)   Quando ero bambino, a catechismo, un prete mi ha raccontato la storia di Caino e Abele. Di quel racconto – e della sua autorevole interpretazione – mi sono a lungo accontentato. Per me, come per tanti cattolici, la Bibbia era affare della Chiesa.  Solo molti anni dopo ho avvertito la necessità di un “libero esame” del passo della Genesi. Ho scoperto così che, per rendere più comprensibile a noi piccini la morale della foschissima favola, il buon parroco aveva prudentemente “rivisto” il racconto. Nella sua rassicurante versione, Abele sacrificava a Dio gli agnelli più belli e grassi del suo gregge, mentre Caino gli offriva solo gli scarti del proprio raccolto: di qui la ragionevole benevolenza del Signore per il pio pastore, la sua giusta collera contro il fratello infido e sacrilego.  Il fatto è che, nella Genesi, della disparità tra i due sacrifici non si fa menzione. Niente fa pensare che un sacrificio...

Autoinvidia

a) Ad occhi aperti e concentrato, in stato di beatitudine, il bambino sta succhiando il latte dal seno materno. Con una mano tiene il seno come per sentirne la presenza. Aveva pianto nella seppur brevissima attesa e mostra rabbia, disappunto e ancora pianto quando la mamma lo allontana per un momento, per sistemarlo meglio in braccio. Riprende allora a succhiare con evidente aggressività, quasi mordendo, come ad esprimere un sentimento che, se potesse parlare, forse gli farebbe a dire alla madre: “Ma perché il seno ce l’hai tu e non ce l’ho io?”.   b) Muovendosi più e più volte in quel luogo gli era venuta in mente una soluzione per cambiare le cose. Si era perfino compiaciuto di come si stava muovendo proiettando su quel problema l’invenzione a cui stava pensando. Si sporgeva anche volentieri a immaginare come tutto sarebbe stato bello, dopo. A un certo punto però iniziò a tornargli indietro una domanda che diveniva sempre più insinuante: la soluzione che ho inventato è bella, ma sono io quello che può realizzarla davvero? Introiettò quella domanda, abbastanza rapidamente, e si trasformò in angoscia: no, non sono io ad avere le capacità di fare la cosa bella che ho pensato....