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Isadora Duncan

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Museo Fortuny, il più blasonato dei Musei Civici / Il rumore del genio, Mariano Fortuny

C’è un gran brusio quando Mariano Fortuny vede quella luce tagliare il pavimento, ma forse non lo percepisce assorto com’è in quel che gli salta agli occhi. È il 1899, lui ha 28 anni, e già l’incanto per Parigi e per Venezia lo ha preso. La pittura che ha praticato per anni sul solco paterno e appreso a bottega e dai familiari non riempie la sua insaziabile voglia di nuovo, e la vita di società che gli si prospetta non è per lui un tempo speso bene. Piuttosto è la Ville Lumière a incatenare il suo pensiero con l’elettricità e Venezia a legarlo per sempre con i suoi riflessi di luce.    Palazzo Fortuny ph. Anna Toscano   La luce entra dal tetto del suo studio all’ultimo piano di palazzo Pesaro degli Orfei e colpisce il pavimento, un momento epifanico, la rivelazione nel pensiero della ricerca. Il pensiero fa rumore? Poco più in là il palazzo di famiglia sul Canal Grande con madre e sorella e il chiacchiericcio salottiero della società intellettuale europea; molto più in là lo studio parigino e il rumore del realizzare brevetti con gli operai. E sotto, al primo e secondo piano di palazzo Pesaro degli Orfei, segni di un fasto passato ora occupato da piccole stanze...

Essere giusti con Teresa

Nel Regno Unito, tre secoli dopo, sarebbe stato un caso d’isteria, oggetto di studio di Robert Fowler (1828-1886) o di qualche altro medico vittoriano. La marrana d’Avola, fondatrice delle Carmelitane scalze, si disloca presso un altro spazio/tempo. Isadora Duncan ante litteram. Entrambe, a piedi nudi, hanno scritto La mia vita. Riconosciuta dal più necessario tra i Papi del secolo scorso, Giovanni - che distingueva la mistica da comitato d’affari da quella autentica - Dottoressa della Chiesa.   Essere giusti con Teresa, cioè ricordare le condizioni in cui la marrana di Gesù predica, pratica, scrive; condizioni d’interdizione, imposte dalla ragion tomista, che le impedisce di parlare e le impone di scrivere, momento per momento, la sua vita in modo da poterla tenere sotto controllo. Intercettare, nei limiti della pura ragione dogmatica, l’estasi; ridurla a forma accettabile, assoggettarla, renderla docile, trasformarla in preghiera, silenzio, meditazione passiva.   Mi vida, Libro de la vida, non è l’opera più importante. Tuttavia nel Libro Teresa produce un genere discorsivo nuovo: la...