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ISIS

(11 risultati)

Terapia junghiana per i rifugiati yazidi in Germania / Un trauma inimmaginabile

“Unimaginable trauma” è l’espressione in un articolo in prima pagina del New York Times (16/03/ 2018) che descrive la condizione psichica di 1200 donne yazide provenienti dall’Iraq e rifugiate in Canada, in seguito a quello che hanno vissuto – anche se, “vissuto” non è una parola adeguata per quello che hanno subito dopo essere cadute nelle mani – e nemmeno erano mani – dello “Stato Islamico”. Se manca la possibilità di immaginare, mancano le parole. Nel 2014 le testate dicevano: “Dopo la conquista del territorio popolato dagli yazidi, una minoranza religiosa preislamica nel Nord Iracheno, i maschi venivano uccisi, le donne e le bambine vendute come schiave…”. Intervistata dal settimanale Die Zeit nel 2016 una rappresentante delle donne yazide presso l’Onu aveva chiesto ai giornalisti: “Per favore, non chiamateci schiave del sesso”.    Non riusciamo quasi a pensare che questi uomini uccisi sulle piazze dei paesi erano i loro mariti, figli maschi, fratelli, cugini, zii, nonni e che queste donne violentate pubblicamente, deportate e rivendute più volte erano spesso bambine. Forse ogni immaginazione, anche la più insolita, audace o perversa nasce da una matrice psichica...

Le donne italiane dell’Isis / La radicalizzazione islamica post-moderna

Il volume I musulmani nelle società europee di cui presentiamo un'estratto (il saggio di Maria Bombardieri sul processo di radicalizzazione di donne residenti nel nostro Paese) raccoglie gli interventi di studiosi di sociologia dell’Islam dell’Università di Padova, tra i quali Enzo Pace, Renzo Guolo, Stefano Allievi, che possono essere sicuramente considerati i capostipiti italiani della sociologia della religione applicata all'Islam. Una sorta di "scuola", quella padovana, che al di là delle differenze che caratterizzano lo sguardo degli autori, è accomunata da un approccio disciplinare che supera le visioni tipiche di certi studi di matrice orientalistica. Essa ha infatti mescolato classici approcci sociologici con la scienza politica, la storia, l’antropologia e la psicologia, in una prospettiva che rende il suo sguardo sul mondo più affine all'omologa scuola francese che a quella anglosassone. La sociologia applicata al fenomeno Islam cerca di interpretare i fenomeni osservati focalizzandosi, weberianamente, sullo sguardo dell'attore. quello dei musulmani stessi, osservando i fatti sociali che questa prospettiva determina nelle società occidentali. Studiare la sociologia dell’...

Luoghi dove il sacro rompe i confini / Il sussurro degli dei

Where Gods Whisper è il titolo dell'ultimo libro della fotografa e giornalista polacca Monika Bulaj. Pubblicato dalle edizioni Contrasto con testo inglese e inserto in italiano, raccoglie immagini prese nel corso degli ultimi anni viaggiando lungo le terre di confine tra popoli, culture e religioni, dal Marocco all'Egitto, dall'Iran alla Siria, fino al Tibet, all'Afghanistan (a questo paese Bulaj aveva già dedicato un libro nel 2013, Nur: la luce nascosta dell'Afghanistan, definito dal Time uno dei migliori libri fotografici dell'anno). Fino a quello «specchio dell'Africa» che è l'isola di Haiti, dove il confine è l'intero Atlantico e i riti voodoo (grande spirito divino) fondono cristianesimo e antichissime religioni africane, celebrando la comunione tra vivi e morti, l'«incessante conversazione con gli antenati». Dove l'acqua diviene elemento centrale del culto, perché è attraverso l'acqua che finalmente tornano a casa, in Africa, i morti. Per le religioni animiste dell'Africa i morti non sono morti (come recita il titolo di una poesia del senegalese Birago Diop, alla quale si è spesso ispirato l'artista Bill Viola), non sono mai andati via, non sono sottoterra; il loro respiro...

Figure prossime e aliene / Foreign fighters

L'espressione foreign fighters è da qualche tempo piuttosto chiacchierata, evoca un fenomeno nuovo, si dice, e allarmante. Di per sé, tuttavia, niente di più antico dello straniero che allarma, specie se tiene le armi in pugno, clave, sciabole o kalashnikov. Esso non ha alcun legame, culturale o sentimentale, con noi, e può dunque risultare spietato come una belva anche verso i più inermi, donne o bambini per esempio. La presenza di combattenti stranieri ha dato luogo agli originali modelli del raid e dell'anabasi in terre lontane. Il primo con Giasone, che comandando il ristretto gruppo degli Argonauti sottrae il vello d'oro nella Colchide; il secondo con i guerrieri greci al servizio di Ciro, che cerca di spodestare il fratello maggiore dal trono di Persia. Entrambi i poemi epici – Argonautiche di Apollonio Rodio e Anabasi di Senofonte – sono modelli d'andata in un territorio nemico dalle forze preponderanti e di ritorno in patria; sono per altro verso profondamente differenti, perché il primo consta di un rapido colpo di mano compiuto da pochi, mentre il secondo trova la sua gloria con una lunghissima ritirata in armi.    Detto ciò, i foreign fighters di oggi che ci...

Narrativa contempoanea e mito / Gli dei della Grecia sono tra noi

Gli dei della Grecia sono ancora tra noi. Leggende, miti e tragedie ispirate alle epopee omeriche sono intrecciate alle nostre vite quotidiane, ritrovate nei nomi di prodotti e di alberghi, nelle facili interpretazioni da psicologia spicciola e tra le sfere celesti. Il pantheon greco ha forgiato la nostra mentalità. L’Iliade e l’Odissea sono alle origini della nostra letteratura, reinterpretate e riscritte a cominciare da Eschilo per arrivare a James Joyce. E anche se gli inquilini del Monte Olimpo hanno vissuto altalenanti fortune attraverso i secoli, messi in castigo soprattutto dall’Illuminismo, in questa stagione letteraria fanno di nuovo capolino, impastando di nuovo i loro archetipi e le loro trame nel nostro presente.   Sarà solo una singolare coincidenza, ma in questi mesi sono stati pubblicati tre romanzi che tornano a rileggere i miti della tragedia greca: La donna dai capelli rossi di Orhan Pamuk, ossessionato dalle tematiche del parricidio dell’Edipo Re; House of Names dell’irlandese Colm Toíbín, che riscrive nel linguaggio contemporaneo la trilogia dell’Orestea; e Home Fire di Kamila Shamsie, che propone una rilettura dell’Antigone ambientata tra la Londra dei...

Chi sono i terroristi suicidi? / Terrorismo permanente

Nel pomeriggio del 28 settembre Stephen Paddock si presenta alla reception del Mandalay Resort and Casino e si registra con la sua carta di credito. Sale al 32esimo piano aiutato dai facchini dell’albergo: dieci grosse valigie. Dentro ci sono tredici fucili mitragliatori e varie pistole automatiche. Ha con sé una mazza da demolizione. Resta nella stanza quattro giorni senza aprire le valigie. Nel frattempo va a giocare nei casinò di Las Vegas com’è solito fare. Il 1° ottobre c’è un concerto sotto la torre dove alloggia Paddock: Harvest Festival, concerto di musica country con 22.000 spettatori, tante famiglie con bambini. L’uomo rompe con la mazza i vetri accuratamente sigillati della sua stanza e punta i fucili sulla folla sottostante. Sono solo quattro minuti di raffiche con i mitragliatori: le armi automatiche poggiate su un treppiede hanno un dispositivo che accelera i colpi fino a 800 al minuto. Restano sul terreno 58 morti e più di 500 feriti. La polizia sale di corsa al piano chiamata dai vicini di stanza. Entrano le teste di cuoio nella sua stanza: Paddock si è suicidato. Nelle ore che seguono all’attentato FBI, CIA e servizi di sicurezza americani si domandano: Paddock...

Guerre mediatiche / Baudrillard e lo spirito del terrorismo

Il 6 marzo sarà il decimo anniversario dalla scomparsa di Jean Baudrillard. L’editore FrancoAngeli pubblicherà per questa occasione il volume Pornografia del terrorismo, raccolta dei principali saggi dedicati dal sociologo francese al terrorismo. Presentiamo in anteprima un estratto dalla prefazione di Vanni Codeluppi, che ha curato il volume.   Le società occidentali hanno costruito il loro successo nei secoli facendo costantemente agli individui delle promesse di benessere e felicità. Ciò le ha portate a tentare di eliminare ogni negatività e soprattutto la negatività più forte di tutte: la morte. Baudrillard ha accuratamente descritto questo fenomeno nel suo saggio probabilmente più significativo: Lo scambio simbolico e la morte. Nel quale però ha anche sostenuto che la morte, e con essa il negativo e il male, non può essere totalmente cancellata dalla società. Riemerge periodicamente affluendo negli interstizi e negli spazi liberi che le vengono lasciati. Perché si tratta di una dimensione ineliminabile dell’esistenza umana. Come il Male, che non può che essere portato a bilanciare la presenza del Bene. Le società occidentali però, come si è detto, tentano costantemente...

Palmira / Una guerra di segni

Il sito archeologico di Palmira, l’antica Tadmor siriana, viene inaugurato ufficialmente dai francesi nel 1929. Nella storia millenaria di questa straordinaria città-oasi, ricchissima tappa di lunghe carovane fra il Mediterraneo e l’Oriente, si contano sette diverse fasi: cinque di sviluppo, due di decadenza. Moltissime culture e religioni – greca, romana, cristiana, mussulmana – sono state accolte in questo centro civile e commerciale, che si è costantemente caratterizzato per il politeismo felice e l’inclusione etnica, il desiderio di dialogo e la volontà d’unione: in nome degli dèi, ivi compreso il denaro. Dal 1930 le cose cambiano: Palmira sembra avere il passato nel suo futuro, esce dalla storia per diventare, appunto, bene culturale, patrimonio dell’umanità, fino a diventare, nel 1980, brand Unesco.    Manar Hammad.   Sembra una museificazione definitiva, un ineluttabile passaggio alle ragnatele, ma le cronache sono pronte farsi storia a loro volta. Ed ecco due nuove, inaspettate fasi, da includere nella riflessione dello studioso e negli scavi dell’archeologo. Dal 1930 al 2013, parallelamente al lavoro di riemersione dei reperti e dei monumenti nella città...

Autosacrificio: il cambio di paradigma / Il martirio nell’Islam

Majd Ibrahim, giovane studente siriano fuggito in Europa, ha detto a Scott Anderson nel reportage pubblicato su “La Repubblica”, che “lo stato islamico non è soltanto un’organizzazione, è un’idea”. Da dove nasce questa “idea”? Meir Hatina, studioso israeliano, prova a rispondere a questo interrogativo in un libro, Il martirio nell’Islam moderno (ObarraO). Dal febbraio a oggi si contano 90 attacchi suicidi realizzati da ragazzi minorenni, compreso l’ultimo sventato in questi giorni. Benché la pratica del suicidio sia stata condannata per secoli nella cultura islamica, non c’è alcun dubbio che essa sia diventata da due decenni una vera e propria icona culturale. La parola “martire” significa testimone. Nella cultura cristiana lo sono gli apostoli testimoni delle parole e delle azioni di Cristo, e a maggior ragione i credenti uccisi per la loro fede durante le persecuzioni dei primi secoli. Un significato puramente religioso, che non si applica alle lotte politiche o etniche. Solo con la Riforma protestante il termine ha assunto un significato più ampio riferendosi a tutti “coloro che morivano o venivano torturati per motivi religiosi e politici”. Come mostra il cristianesimo, il...

Strategie fatali / Le tre fasi del terrorismo

Il terrorismo non può fare a meno dei media. Questi, infatti, gli offrono un fondamentale spazio di visibilità sociale. Osservando il rapporto che si è storicamente sviluppato in Occidente tra terrorismo e media, si possono distinguere tre diverse fasi. E ciascuna di esse è strettamente legata alle caratteristiche di uno specifico medium.    La prima fase è quella del gesto singolo. Dell’atto ideato e portato a termine da un individuo che in molti casi era anche anarchico e dunque, in quanto tale, non legato a una vera organizzazione. In un’epoca in cui esistevano solamente i quotidiani, la notizia dell’evento arrivava a una parte limitata della popolazione: quella alfabetizzata. Arrivava però all’élite che contava e dunque riusciva comunque a essere efficace. Al punto che un attentato di un singolo ha potuto trascinare l’intera Europa verso la prima Guerra mondiale.    La seconda fase è quella in cui l’attentato era percepito come frutto di un complotto, cioè di una strategia concepita e realizzata da un’efficiente organizzazione, politica, religiosa o comunque mossa da un’unica ideologia. Ne sono un esempio le azioni portate a termine alle Olimpiadi di Monaco...

Regni dimenticati / Religioni minacciate del Medio Oriente

Pochi avranno sentito parlare degli yazidi prima di leggere sui giornali che le milizie dello Stato islamico entrate a Mosul, l'antica Ninive, nel nord dell'Iraq, avevano massacrato cinquecento yazidi, compresi vecchi, donne e bambini, forse seppellendoli vivi, e rapito più di trecento donne yazide per schiavizzarle come "spose" dei soldati del califfato, bruciandone vive in una gabbia alcune che si erano rifiutate di accettare le nozze. Degli yazidi e di altre sei religioni dimenticate dagli Occidentali e minacciate di scomparire dall'integralismo islamico di oggi, parla Gerard Russel nel saggio Regni dimenticati pubblicato recentemente dalla casa editrice Adelphi.   Come chiarisce il sottotitolo, si tratta di un viaggio nelle religioni minacciate del Medio Oriente. L'autore, un ex diplomatico anglo americano, ha trascorso quattordici anni viaggiando e lavorando in diversi Paesi del Medio Oriente, come Egitto, Israele, Arabia Saudita, Iraq, Libano, Afghanistan e Persia. Grande appassionato ed esperto del mondo antico mediorientale – ha studiato lingue e filosofie antiche a Oxford – Russell conosce perfettamente l'arabo e il farsi, cosa che gli ha permesso di entrare in...