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Italia

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Come parlare di terremoto senza mostrare distruzione? / Sulle tracce della faglia

Come giustificare queste fotografie? Come parlare di terremoto senza mostrare rovine di paesi e distruzione? Come leggere questi luoghi di montagna – a loro modo unici, magici e incantevoli – responsabili dell'ultimo terremoto che ha colpito Arquata, Amatrice e le decine e decine di borghi di un confine geografico ristretto che raccoglie, in pochi chilometri in linea d'aria, ben quattro regioni del centro Italia (Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo)?   Cima del redentore, Pizzo del diavolo, lago di Pilato dalla vetta del Monte Vettore, ph Salvatore Piermarini. ph Salvatore Piermarini. Forca canapine 1978, ph Salvatore Piermarini.    Monte Vettore, Cresta del Redentore, Pizzo del Diavolo, Lago di Pilato, Pian Grande, Pian Piccolo, Pian Perduto, Inghiottitoio, Fosso del Mergani, Forca di Presta, Sasso Tagliato, Forca Canapine, Monte Sibilla, Grotta della Sibilla, Grotta delle Fate, Macchia Cavaliere… La toponomastica di questi luoghi segnala queste montagne come Sibilline, enigmatiche, evocatrici, misteriose, ambigue e fascinose, mitologiche, ancestrali, oracolari, profetiche e predittorie, appunto, di catastrofi e meraviglie.   Inghiottitoio, fosso del Mergani,...

Tra le nostre montagne / Di cosa ci interroga il terremoto

L'appuntamento tra le nostre montagne e il terremoto ha assunto, nel tempo strutturato in memoria, cadenza secolare, e s'avvicina. L'ultima volta fu il 1920. La scossa che da poco ha distrutto diversi paesi dell'Appennino centrale ha il suono della campanella per chi, in cuor suo, sa che sarà interrogato. Scriverne ha l'unica funzione di riequilibrare una quotidianità che nella saturazione di immagini, notizie, cronache, denunce e solenni promesse – MAI PIÙ – ha annullato la questione fondamentale: il terremoto è, tra tante cose, un modo eclatante di riposizionare l'uomo sulla soglia del mistero della vita nella sua dimensione di assoluto. Vi giova sapere che non a causa di un moto di stizza di qualche divinità ma in virtù della placca africana che spinge contro quella asiatica qualcuno morirà? In quel momento, in quel luogo, proprio lì, proprio lui? Coraggio, vivere è una faccenda un po' più complessa della sua riduzione a un sistema normativo assicurativo. Accettarne il rischio, imponderabile, è il primo dovere dell'uomo e, nel caso lo pervada l'ansia di libertà, il rischio cresce. L'opzione servile, rimettendo le proprie responsabilità, non lo diminuisce ma permette la...

Alle origini di mafia e camorra 1859-1878 / Francesco Benigno, La mala setta

Il titolo inganna un po' il lettore. Racconta di più di quello che ci si aspetterebbe sulla situazione italiana negli anni successivi all'Unità, anni complicati e incerti in cui si sono gettate le basi politiche e giuridiche dello stato e di meno di quello che il titolo promette su mafia e camorra. "Si tratta – ci dice l'autore – di una linea interpretativa coerente con la “tendenza culturalista” nella criminologia contemporanea per la quale da un lato la “questione criminale” deve necessariamente includere cosa la gente pensa sia il crimine, mentre dall'altro il suo studio non può essere affrontato indipendentemente dai processi culturali che la definiscono, tra cui, non ultimi, i costrutti analitici delle scienze sociali" (p. 373). Un'impostazione di questo genere ci porta alla presentazione dell'ampio campo di manipolazioni ideologiche, di opinioni e interpretazioni che non possono che rendere evanescente l'oggetto a cui ci si riferisce: esiste concretamente qualcosa di definito che si chiama mafia o che si chiama camorra, o la molteplicità delle letture rende incerto un qualsiasi approccio a fenomeni sociali e criminali a cui dare questi nomi? Questa domanda non vuole certo...

Un popolo di cicale

L’aeroplano ronza sull’aeroporto di Bari Palese in attesa di atterrare. Un fortissimo temporale si è abbattuto sulla città e sotto di noi scorrono il Tavoliere, i campi gialli, le distese di ulivi. Dopo una mezz’ora scendiamo e prendo a nolo una vetturetta. In città mi aspetta Antongiulio Mancino, critico cinematografico, detective dei segreti dell’Italia repubblicana, ma soprattutto amico. Sono le 14 passate quando entriamo all’Hostaria del Gambero, classico ristorante sul porto. “Devi assaggiare gli spaghetti al nero di seppia!” Pur diffidando delle osterie con la h davanti, non mi lascio pregare. Dopo qualche antipasto (gamberi crudi e cotti, polipo, insalata di mare), arrivano gli spaghetti che, mescolati davanti a noi, diventano neri.   Sono buonissimi, ma cerchiamo di non appesantirci troppo perché dobbiamo raggiungere Ostuni per “La notte dei poeti”, neonata manifestazione che dovrebbe promuovere la poesia con forme di fruizione nuove. Il tempo resta incerto. Passiamo a prendere Giulia Dell’Aquila, una valente italianista, e, schivati i pettegolezzi universitari, parliamo del più o del meno, dell’estate che non arriva e delle ciliegie che non maturano. A Ostuni si è in...

Cose sepolte vive / L'Italia raccontata da Caporale

Tre anni di peregrinazioni, appuntati su un taccuino, si sono trasformati in un libro. Un "bottino" di storie sussurrate, evanescenti, non abbastanza accattivanti per comparire sulla pagina di un giornale, Il fatto quotidiano, di cui Antonello Caporale, l'autore di Acqua da tutte le parti (Ponte alle grazie 2016), è caporedattore.  Come un Ulisse contemporaneo e motorizzato Caporale ha compiuto “il periplo dell'Italia avendo cura di dare le spalle al mare”, un movimento circolare di scoperta, mosso dal desiderio di ricercare un rimedio ai mali del Bel paese, rintracciandone le origini. Percorrendo le tracce delle buone e cattive pratiche che caratterizzano l'italianità, Caporale cerca di trovare anche una cura per la nostalgia di un'età dell'oro non troppo lontana, termine che condivide la sua etimologia con nostos, viaggio in greco, proprio come insegna l'Odissea. Certo, al ritorno, a casa nulla è cambiato, ma la consapevolezza del passato e del presente potrebbe valere come competenza atta a ristabilire il compimento del destino nel suo farsi, con lo scopo di sensibilizzare una schiera di lettori su ciò che l'agenda mediatica ha espunto per insufficiente clamore.  ...

Torino 1943-1945 / Carlo Greppi, Uomini in grigio

24 ottobre 1945: la Corte straordinaria d’assise di Torino condanna a dieci anni di detenzione il quasi cinquantenne Antonio M., originario di Paternò. Una sentenza che, come molte altre, è annullata un anno dopo dagli effetti dell’amnistia Togliatti. Prima della Liberazione Antonio M. è stato un brigadiere dell’Upi, l’Ufficio politico investigativo della Guardia nazionale repubblicana, autista e – forse – addetto alla persona del maggiore Gastone Serloreti, anima nera della caserma di via Asti, sinistro simbolo della violenza del fascismo repubblicano a Torino. Dopo l’8 settembre 1943, Antonio M., appartenente alla Milizia, ha disertato, si è dato malato ma, arrestato, al principio del 1944 ha accettato di servire la Repubblica sociale nella Gnr. Durante il dibattimento gli specifici capi d’accusa a suo carico – avere arrestato due partigiani, Carlo Pizzorno, poi fucilato, e Pierino Cerrato, deportato a Dachau e sopravvissuto – si rivelano fragili. Per contro si accerta che, senza volere compensi, ha dato aiuto ad alcuni suoi coinquilini perseguitati, in un caso addirittura nascondendo uno di essi, ebreo, in casa propria. Eppure, Antonio M. ha continuato fino alla fine a prestare...

Una sfida straordinaria per il futuro del pianeta / Sostenibilità

1. Da Marx allo sviluppo sostenibile   “Perché dovrebbe importarmene delle generazioni future? Cosa hanno fatto per me?” Questa famosa frase di Groucho Marx, attore di grande successo della prima metà del secolo scorso, noto per il suo senso dell’umorismo sarcastico, sintetizza in modo assolutamente mirabile il tema della sostenibilità e ci interroga profondamente come persone e come membri della comunità umana. Infatti, abbiamo ormai un’evidenza scientifica consolidata sul fatto che il modello di sviluppo che abbiamo seguito nel corso degli ultimi due secoli, ma soprattutto a partire dal secondo dopoguerra, sia insostenibile sul piano non solo ambientale, ma anche economico e sociale. Anzi, tutte le analisi ci segnalano che alcuni fenomeni fortemente destabilizzanti (si pensi al cambiamento climatico, alle migrazioni o all’aumento delle disuguaglianze) stanno verificandosi con una velocità superiore a quella prevista solo alcuni anni fa. Ciò vuol dire che il problema che abbiamo di fronte non riguarda solo le generazioni future, ma anche la nostra generazione, il che risolve alla radice l’obiezione di Marx (Groucho).   In effetti, già nel 1972, con il Rapporto I limiti...

Schivando i "cancheri" della modernità / In viaggio con Ceronetti

Qualche pagina per ambientarsi e, come in un tuffo, arrivano incontro al lettore i tardi anni ‘80 e i ‘90. Un tuffo e una passeggiata soprattutto italiana, ma non solo, dove gli accadimenti, i progetti, gli affanni, le speranze , le paure, gli amori, i pensieri dell'autore (Guido Ceronetti, Per le Strade della Vergine, Adelphi 2016) sfiorano, contaminano, impregnano quegli anni e da questi sono contaminati. In realtà, è un'impressione che ha poca durata. E questo nonostante la scelta di quegli anni sia, per un diario di vita, motivo d'interesse. Gli anni 80 sono stati il decennio della modernità futile, distacco dagli anni di piombo, cesura finale dalle code del Novecento più denso e cupo, quello del terrorismo prima, e a ritroso quello dello "stupro antropologico" provocato della società dei consumi, della perdita della cultura contadina fino all'immane buco nero della seconda guerra mondiale.     Dunque questo il periodo apparentemente al centro dei diari di Ceronetti, viandante per le strade d'Italia e d'Europa. Viene da chiedersi quanto ci sia stato del caso o della scelta. Si potrebbe propendere per la seconda ipotesi, proprio perché gli anni ‘80 sono stati...

L’impatto delle Serie Tv sulle nostre vite / L'età della finzione

Ho appena finito di vedere la seconda serie di Fargo, prodotta dai fratelli Coen. L'ho macinata in tre giorni, a tappe notturne, drogato dal desiderio di sapere “cosa sarebbe successo dopo”. Ne sono rimasto orfano per qualche giorno, un po' come la botta di astinenza da Breaking Bad nei giorni successivi alla sua fine. Mi sono gingillato con i remix della figura di Heisenberg fatti circolare dai fan sui social network per ammorbidire l'assenza.  Credo di aver raccontato un'esperienza comune a molti dei lettori. Viviamo immersi negli intrecci delle storie di vita di personaggi fittizi, che abitano il nostro quotidiano e le nostre conversazioni.   Mi sono chiesto quanto tempo passiamo insieme ai contenuti televisivi, siano essi trasmessi in diretta dal televisore di casa, o recuperati su You Tube o Netflix on demand.  Fate lo sforzo di rimanere qui, mentre attraversate le seguenti statistiche:   Negli Stati Uniti le persone passano in media, ogni giorno, 282 minuti (4 ore e 42 minuti) in compagnia di un televisore acceso. È il paese col più alto tasso di consumo televisivo al mondo. L'Italia può dire, finalmente, di primeggiare almeno in una classifica mondiale:...