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Il genere è questione dibattuta / Maschile e femminile

Oggi il genere è questione dibattuta. Basta sfiorarla e si rischia di urtare sensibilità. Qui si spera di non farlo, tenendosi a un’osservazione di futile linguistica della lingua. Non di quell’importante linguistica, al giorno d’oggi così fiorente, che si occupa di serie questioni morali e sociali e cui la lingua fa da pretesto. È appena il caso si dica infatti che sotto il nome di genere va anche una banale categoria grammaticale. Come tale, il genere è uno dei valori coi quali le lingue giocano a istituire differenze, che è il loro modo d’essere e di funzionare.    Se ci si pensa un attimo, la cosa non è irragionevole. Monotonia, uniformità, assenza di variazione sono il contrario di ciò che fa efficace l’espressione e la conseguente comunicazione. Un segnale sempre eguale a se stesso? Chi si metterebbe a produrlo? Chi vorrebbe ascoltarlo?   Bene. Si venga allora al punto. C’è il caso, poniamo, di “Il leone è fuggito”. Di che genere è “fuggito”? Del genere che è uso chiamar maschile. Concorda con “il leone”, che è maschile. Tollerando appena che gli si ricordi una simile ovvietà, “Embè?” starà commentando chi legge “questo stupido dove vuole arrivare?”  È...

C'è un limite alla metafora? / “...ci sta (tutto)”

“Provi un po' se il bagaglio ci sta”: in tempi di voli a buon mercato (o “loucost”, come forse oggi è più trasparente), non è raro sentirsi apostrofare in tal modo da un Cerbero. E alle parole, il Cerbero accompagna di norma un gesto. Il gesto indica il noto strumento di tortura per valigie che staziona minaccioso accanto a ogni varco (o “gheit”) e ha funzione comparabile con una di quelle del mitico letto di Procuste. Dopo aver praticato le violenze necessarie sul proprio “troli”, “Guardi, ci sta tutto” è, talvolta, la ghignante risposta. Talaltra, è invece lo scorno, con imprecazioni qui non riferibili. Le violenze non hanno sortito il loro effetto. Il bagaglio è irriducibile e “non ci sta”. Forse anche nel senso che non collabora, non è gentile, non si presta. Ma qui non è questione di questo secondo “starci” o “non starci”, di natura morale. Ci importa il primo: il locativo.   Ecco, allora: contenuto e contenitore, come illustra l'esempio. Un'espressione che abbia, come lacerto, la sequenza "...ci sta (tutto)" insiste in modo trasparente sopra un'area del significato materialmente locativa. Meglio, insisteva. Oggi, con “ci sta (tutto)” qualcosa è infatti cambiato. Il modo...